Abitare in altezza – Archweb

La torre residenziale rappresenta una delle tipologie architettoniche che meglio raccontano le trasformazioni della città moderna e contemporanea. Nata dalla necessità di concentrare un numero elevato di abitazioni su una superficie relativamente contenuta, nel corso del tempo ha progressivamente superato la semplice logica della densificazione, diventando un organismo edilizio complesso nel quale struttura, distribuzione, involucro, impianti e spazi collettivi devono essere progettati come parti di un unico sistema.

L’evoluzione delle tecnologie costruttive ha inoltre ampliato considerevolmente le possibilità progettuali. Alla torre compatta e ripetitiva del Novecento si sono affiancati edifici caratterizzati da piante variabili, volumi articolati, terrazze, logge, giardini pensili e spazi comuni distribuiti anche ai livelli superiori.

Abitare in altezza significa quindi confrontarsi con una condizione particolare: sovrapporre verticalmente abitazioni e servizi mantenendo qualità dello spazio domestico, illuminazione naturale, rapporto con l’esterno e una corretta relazione dell’edificio con la città.

Dalle prime esperienze del Novecento alla città verticale

La diffusione degli edifici alti è strettamente legata allo sviluppo della città industriale. Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, l’impiego dell’acciaio, del cemento armato e soprattutto dell’ascensore rese possibile superare i limiti costruttivi degli edifici tradizionali.

Se il grattacielo nacque inizialmente soprattutto come edificio commerciale e per uffici, l’idea della costruzione verticale venne presto applicata anche alla residenza. Il Movimento Moderno individuò nell’edificio alto uno degli strumenti attraverso i quali aumentare la densità abitativa liberando, almeno teoricamente, maggiori superfici a livello del terreno.

Nel secondo dopoguerra la torre divenne così uno degli elementi ricorrenti dei nuovi quartieri residenziali. Il modello prevedeva frequentemente piani ripetuti organizzati attorno a un nucleo centrale contenente scale, ascensori e impianti, con gli appartamenti distribuiti lungo il perimetro.

Parallelamente iniziarono però sperimentazioni molto diverse. Progetti come Habitat 67 di Moshe Safdie misero in discussione la semplice sovrapposizione di piani identici, sperimentando moduli prefabbricati aggregati tridimensionalmente e abitazioni dotate di terrazze e spazi esterni privati. Il complesso fu realizzato attraverso 354 moduli prefabbricati in calcestruzzo e rappresentò uno dei tentativi più significativi di trasferire alcune qualità della casa individuale all’interno di un insediamento ad alta densità.

La pianta come elemento generatore della torre

Uno degli aspetti più interessanti della progettazione di una torre residenziale riguarda la configurazione della pianta.

La necessità di concentrare distribuzione verticale, impianti e strutture determina generalmente la presenza di un nucleo centrale attorno al quale vengono organizzate le abitazioni. Da questo principio possono derivare configurazioni molto differenti: piante quadrate o rettangolari, circolari, ellittiche, triangolari, poligonali oppure composte da più corpi aggregati.

La geometria non rappresenta soltanto una scelta formale. La profondità del corpo di fabbrica, la posizione del nucleo e il rapporto tra superficie interna e sviluppo della facciata influenzano direttamente l’organizzazione degli appartamenti, l’illuminazione naturale, le visuali, la ventilazione e la possibilità di realizzare logge e terrazze.

Nelle torri contemporanee il piano tipo tende inoltre a diventare meno rigido. Variazioni dimensionali, rotazioni, arretramenti e modifiche progressive del perimetro consentono di differenziare gli alloggi e contemporaneamente modificare l’immagine complessiva dell’edificio.

Schema progettuale con variante tra i piani. Dwg disponibile qui ►

Struttura e altezza: un rapporto sempre più complesso

L’aumento dell’altezza modifica profondamente il comportamento strutturale dell’edificio. Oltre ai carichi verticali assumono infatti crescente importanza le azioni orizzontali prodotte principalmente dal vento e, nelle aree interessate, dal sisma.

Il nucleo centrale in cemento armato costituisce una delle soluzioni più diffuse perché permette di concentrare in un unico elemento strutturale anche scale, ascensori e cavedi impiantistici. A questo possono essere associati pilastri perimetrali, telai, pareti strutturali o sistemi più complessi.

Accanto alle strutture interamente in cemento armato o acciaio si sono progressivamente diffusi sistemi compositi nei quali materiali differenti collaborano alla risposta strutturale. Il CTBUH comprende oggi tra le tipologie strutturali degli edifici alti sistemi in acciaio, cemento armato, prefabbricato, legno, strutture miste e sistemi compositi.

Anche il legno ingegnerizzato è entrato nella ricerca sugli edifici multipiano, soprattutto attraverso sistemi in legno lamellare e pannelli strutturali, spesso combinati con nuclei o componenti in calcestruzzo. La sperimentazione sulle torri in legno e sui sistemi ibridi mostra come il tema dell’altezza non sia più necessariamente associato a un unico materiale strutturale.

L’involucro: dalla facciata continua alla pelle ambientale

La facciata della torre contemporanea non svolge più soltanto una funzione di chiusura e rappresentazione. È un sistema tecnologico chiamato a regolare il rapporto tra ambiente interno ed esterno.

Vetro ad alte prestazioni, facciate ventilate, schermature solari, pannelli prefabbricati, sistemi a doppia pelle e componenti mobili permettono di controllare radiazione solare, dispersioni termiche, illuminazione naturale e ventilazione.

La grande superficie dell’involucro rende infatti particolarmente importante il rapporto tra parti trasparenti e opache. Una facciata completamente vetrata non rappresenta necessariamente la soluzione più efficiente: orientamento, condizioni climatiche e destinazione degli ambienti richiedono un progetto specifico delle aperture e delle protezioni solari.

Anche balconi e logge possono diventare componenti attive dell’involucro, creando zone intermedie tra interno ed esterno e contribuendo alla protezione delle superfici vetrate.

Il ritorno dello spazio esterno privato

Uno dei cambiamenti più evidenti della torre residenziale contemporanea riguarda proprio il rapporto tra appartamento e spazio aperto.

La torre del Novecento era spesso caratterizzata da un involucro relativamente uniforme, all’interno del quale veniva ripetuto il piano tipo. Molti progetti recenti cercano invece di restituire agli alloggi una maggiore individualità attraverso balconi profondi, logge, terrazze e veri e propri giardini pensili.

La sezione dell’edificio assume così un’importanza crescente. Arretramenti e variazioni della sagoma permettono di utilizzare la copertura del livello inferiore come spazio esterno dell’abitazione soprastante, trasformando progressivamente il profilo della torre.

Si tratta, in parte, dello sviluppo di ricerche già presenti nelle sperimentazioni del secondo Novecento: portare in quota alcune qualità tradizionalmente associate alla casa con giardino, conciliandole con la densità dell’abitare collettivo.

Distribuzione verticale e organizzazione degli impianti

In un edificio alto, una parte significativa del progetto è occupata da elementi che non appartengono direttamente alle abitazioni.

Scale, ascensori, montacarichi, cavedi tecnici, condotte, locali impiantistici e sistemi antincendio devono attraversare verticalmente l’intero edificio. Il nucleo diventa quindi una vera infrastruttura interna attorno alla quale si organizza il piano residenziale.

Con l’aumentare dell’altezza cresce anche la complessità degli ascensori e della gestione degli impianti. Nei grandi edifici possono essere previste suddivisioni per zone, livelli tecnici intermedi e sistemi differenziati di distribuzione dell’acqua, dell’energia e della climatizzazione.

La progettazione della torre diventa così un esercizio di equilibrio tra superficie utile destinata alle abitazioni e spazio necessario al funzionamento complessivo dell’edificio.

Dall’appartamento alla comunità verticale

Un altro tema centrale riguarda gli spazi condivisi.

L’abitare in altezza può infatti produrre una forte separazione tra abitazione privata e spazio urbano. Per questo numerosi progetti contemporanei introducono ambienti collettivi distribuiti lungo lo sviluppo verticale dell’edificio: terrazze comuni, giardini pensili, aree per il lavoro, palestre, sale comuni e spazi ricreativi.

La torre tende in questo modo ad assumere alcune caratteristiche di un piccolo sistema urbano verticale. Il piano terra mantiene un ruolo fondamentale nel rapporto con la città, mentre altri luoghi di relazione possono essere collocati a quote differenti. Anche la ricerca sugli edifici alti considera oggi spazi comuni, sky garden e rapporto tra edificio e piano urbano come componenti rilevanti della progettazione.

Il problema non è quindi soltanto portare molte abitazioni in altezza, ma creare condizioni che permettano di mantenere una dimensione collettiva dell’abitare.

La torre e il suolo urbano

Per quanto possa svilupparsi verticalmente, una torre viene percepita e utilizzata innanzitutto nel punto in cui incontra la città.

Il basamento, gli accessi, gli spazi aperti e le eventuali funzioni pubbliche o commerciali determinano la qualità di questa relazione. Una torre isolata all’interno di uno spazio residuale produce condizioni urbane molto diverse rispetto a un edificio integrato in un sistema di piazze, percorsi pedonali, servizi e trasporto pubblico.

La densità verticale deve quindi essere valutata insieme alla qualità dello spazio a terra. La riflessione contemporanea sugli edifici alti lega sempre più frequentemente densità, mobilità, spazio pubblico e mix funzionale, considerando la torre come parte di un sistema urbano più ampio e non come oggetto architettonico autonomo.

Prefabbricazione, modularità e costruzione industrializzata

La ripetizione degli elementi rende la torre particolarmente adatta all’impiego di sistemi industrializzati.

Facciate prefabbricate, bagni assemblati fuori opera, componenti impiantistici modulari e strutture realizzate attraverso elementi prodotti in stabilimento possono ridurre le lavorazioni in quota e rendere maggiormente controllabili tempi e qualità della costruzione.

La modularità, tuttavia, non implica necessariamente uniformità. Tecnologie digitali, produzione automatizzata e sistemi parametrici permettono oggi di realizzare famiglie di componenti differenti mantenendo una logica produttiva comune.

La torre contemporanea può quindi combinare standardizzazione costruttiva e variazione architettonica, superando almeno in parte la rigida serialità che caratterizzava molti edifici residenziali del secondo dopoguerra.

Efficienza energetica e sostenibilità

La sostenibilità rappresenta una delle questioni più complesse legate agli edifici alti.

La concentrazione delle abitazioni può contribuire a limitare il consumo di suolo e può favorire modelli urbani più compatti, soprattutto quando l’edificio è inserito in aree servite dal trasporto pubblico. Allo stesso tempo, costruire e gestire una torre richiede strutture, impianti, ascensori e sistemi tecnologici particolarmente complessi.

Non è quindi l’altezza in sé a rendere sostenibile un edificio.

Orientamento, forma, involucro, durabilità dei materiali, gestione dell’acqua, produzione energetica, ventilazione, illuminazione naturale e manutenzione devono essere valutati insieme. La progettazione ambientale degli edifici alti comprende infatti aspetti che vanno dalla forma e dall’orientamento alla facciata, dalla ventilazione alla luce naturale, fino ai sistemi energetici e al trasporto verticale.

A questi elementi si aggiunge oggi la valutazione dell’energia incorporata nei materiali e delle emissioni associate all’intero ciclo di vita dell’edificio.

Una tipologia in continua trasformazione

La torre residenziale contemporanea è dunque molto diversa dal semplice edificio costituito dalla ripetizione verticale di un piano tipo.

Le innovazioni strutturali consentono maggiore libertà geometrica; gli involucri diventano sistemi ambientali complessi; terrazze e giardini introducono nuovi rapporti tra interno ed esterno; prefabbricazione e tecnologie digitali modificano i processi costruttivi; gli spazi collettivi cercano di trasferire in quota alcune delle relazioni normalmente presenti nello spazio urbano.

Parallelamente rimangono aperte questioni importanti: il rapporto con il contesto, la qualità dello spazio pubblico, i costi di costruzione e manutenzione, il consumo energetico, l’accessibilità economica degli alloggi e la capacità di creare reali condizioni di comunità.

La ricerca contemporanea sembra quindi spostare progressivamente l’attenzione dall’altezza come valore in sé alla qualità dell’abitare in altezza.

La torre può essere compatta o articolata, monofunzionale o ibrida, costruita in cemento armato, acciaio, legno o attraverso sistemi compositi. Ciò che rimane costante è la necessità di mettere in relazione tre scale differenti: quella dell’abitazione, quella dell’edificio e quella della città.

È proprio nell’equilibrio tra queste tre dimensioni che si gioca oggi l’evoluzione della torre residenziale.