Progettare l’angolo dell’edificio

Progettare l’angolo dell’edificio significa confrontarsi con un problema che attraversa l’intera storia dell’architettura. Già nei templi greci, il cosiddetto conflitto angolare dell’ordine dorico poneva una questione di proporzioni e allineamenti tra colonne, triglifi e conclusione del fregio. La soluzione richiedeva modifiche alla disposizione degli elementi, coinvolgendo la composizione dell’intero prospetto.

Nel corso dei secoli, il disegno dell’angolo ha continuato a rappresentare un tema architettonico, nel quale si incontrano la geometria dell’edificio, l’organizzazione degli spazi interni e il rapporto con la città.

Nel Novecento, la ricerca moderna introduce nuove possibilità di articolazione del volume, modificando profondamente il trattamento degli spigoli. In Italia, uno degli esempi più significativi di questa trasformazione è il Novocomum, opera fondamentale nell’affermazione del razionalismo.

Il Novocomum e lo scatto costruttivista

Realizzato a Como tra il 1927 e il 1929, il Novocomum di Giuseppe Terragni segna un passaggio importante nell’affermazione dell’architettura moderna italiana. La sua innovativa composizione presenta uno scatto costruttivista, particolarmente evidente nella soluzione degli angoli, dove il parallelepipedo viene scavato per accogliere i due corpi cilindrici vetrati, sovrastati dall’aggetto ortogonale dell’ultimo piano.

L’operazione presenta una forte affinità con il Circolo operaio Zuev di Il’ja Golosov, costruito a Mosca negli stessi anni. Il confronto tra le due opere è stato approfondito dagli storici d’architettura, come Antonino Saggio, che ne hanno analizzato le analogie e le differenti soluzioni compositive. Nel progetto di Golosov il cilindro contiene il collegamento verticale, mentre nel Novocomum la soluzione d’angolo appartiene all’articolazione del fronte residenziale. Il riferimento al costruttivismo sovietico è quindi riconoscibile sul piano figurativo, pur nella diversità funzionale dei due edifici.

Un ulteriore aspetto, altrettanto significativo, riguarda il rapporto del Novocomum con i suoi intorni, soprattutto con l’edificio adiacente di Giacomo Caranchini, realizzato tra il 1925 e il 1926.

Terragni interviene su un isolato parzialmente costruito, riprendendo la disposizione planimetrica e le quote dei piani dell’edificio preesistente. L’intenzione di completare il complesso rimane leggibile nell’impostazione generale, mentre il linguaggio architettonico cambia radicalmente.

Le due facciate presentano una forte assonanza compositiva che meriterebbe uno studio più approfondito. Caranchini utilizza angoli arrotondati e superfici convesse che gonfiano il volume verso l’esterno. Terragni sviluppa un procedimento inverso, sottraendo materia al parallelepipedo e inserendo le superfici cilindriche all’interno del filo di facciata.

Particolarmente significativo è il punto di raccordo tra i due fabbricati. Qui, l’arretramento dell’angolo del Novocomum introduce un vuoto che può essere interpretato come una soglia architettonica, nonché il passaggio temporale tra i due linguaggi architettonici. Le geometrie sembrano riflettersi come in uno specchio.

In origine Terragni aveva rispettato anche l’altezza di cinque piani dell’edificio di Caranchini. Il successivo sopralzo di due livelli, eseguito nel secondo dopoguerra, ha modificato l’equilibrio altimetrico del complesso. Rimane tuttavia evidente il confronto tra le due composizioni, che attribuisce all’angolo un ruolo fondamentale nella lettura dell’opera.


Da questo confronto emergono due questioni che accompagnano il progetto dell’angolo. La prima riguarda il rapporto dell’edificio con lo spazio urbano, la seconda la relazione tra configurazione esterna e composizione interna. Sono aspetti strettamente connessi, che possono tuttavia essere osservati separatamente attraverso alcune architetture distanti per epoca, luogo e linguaggio.

La lettura procede quindi per salti, attraverso esempi discontinui ma significativi, nei quali il trattamento dell’angolo assume un preciso valore progettuale.

L’angolo e lo spazio pubblico

Nell’Autoparco Centrale della Pubblica Sicurezza di Roma, progettato da Gaetano Vinaccia e inaugurato nel 1930, la soluzione degli angoli risponde a una precisa gerarchia del sistema urbano.

Autoparco Centrale della Pubblica Sicurezza, Vinacci, Roma © Archweb.com

Autoparco Centrale della Pubblica Sicurezza, Gaetano Vinaccia. Soluzioni monumentali a torre.
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Il complesso occupa un intero isolato nel quartiere Trionfale, ma Vinaccia concentra le due torri monumentali sul fronte di via Trionfale, attribuendo a questa strada un ruolo prevalente nella composizione.

La torre cilindrica, all’incrocio con via Tommaso Campanella, costituisce un riferimento prospettico per le strade che convergono in questa parte del quartiere. All’estremità opposta, verso via Bernardino Telesio, il progetto introduce una torre a sviluppo quadrangolare, con volumi sovrapposti e partiture di gusto déco.

Sugli altri angoli dell’isolato, invece, la composizione mantiene maggiore continuità con i corpi edilizi. La differenza tra queste soluzioni sottolinea la gerarchia delle strade e delle prospettive urbane, mostrando come il disegno dell’angolo possa assumere un preciso ruolo nella costruzione dello spazio pubblico.

Un’altra interpretazione del rapporto tra angolo e città si osserva nel Museum für Moderne Kunst di Francoforte, progettato da Hans Hollein e inaugurato nel 1991.

Il museo occupa un lotto triangolare nel centro della città. La geometria del terreno determina la sagoma dell’edificio e condiziona l’organizzazione degli ambienti espositivi.

Museum für Moderne Kunst, Hans Hollein. soluzioni d’angolo tra volumi aggettanti, porticati e geometrie triangolari. Vedi la nostra galleria fotografica ►

Al piano stradale, porticati e arretramenti accompagnano il passaggio tra il volume costruito e lo spazio pubblico, mentre la composizione dei prospetti recepisce gli allineamenti e le altezze dell’edilizia circostante.

La particolare conformazione del lotto entra direttamente nel processo compositivo, fino a influire sulla geometria delle sale interne. L’angolo diventa quindi un punto nel quale si sovrappongono condizioni urbane e organizzazione architettonica.

L’angolo e la composizione interna

La palazzina “La Nave”, progettata da Ugo Luccichenti in via Fratelli Ruspoli a Roma tra il 1949 e il 1950, mostra come la composizione dell’angolo possa derivare dalla separazione tra il perimetro del lotto e quello degli ambienti interni.

Palazzina “La Nave”, Ugo Luccichenti, Roma. Balconi aggettanti e vetrate arretrate definiscono l’angolo a prua dell’edificio. Vedi la nostra galleria ►

Il lotto termina con un angolo molto acuto. Le solette dei balconi avanzano fino a disegnarne la punta, mentre le pareti vetrate degli appartamenti arretrano, lasciando libero uno spazio esterno coperto.

Questo svuotamento è fondamentale per la figura dell’edificio. Se le pareti degli ambienti raggiungessero il vertice, l’angolo assumerebbe la consistenza di un volume pieno, indebolendo la metafora nautica del progetto. L’arretramento delle chiusure consente invece ai balconi di mantenere un profilo autonomo, accentuando la forma della prua.

Anche il trattamento dei parapetti contribuisce all’effetto. La parte piena si riduce fino allo spessore della soletta, mentre la protezione trasparente in metallo e vetro lascia percepire la continuità del piano orizzontale. La punta acquista così uno spessore visivo minimo, accentuando la leggerezza della composizione e l’immagine della vela.

Lo svuotamento dell’angolo diventa quindi una condizione necessaria per realizzare l’idea figurativa di Luccichenti. La configurazione degli spazi esterni permette di ottenere un’espressione architettonica che un volume completamente chiuso non avrebbe potuto raggiungere.

Altre soluzioni interessanti si trovano nelle palazzine romane di Venturino Ventura, nelle quali la ricerca sull’angolo coinvolge soprattutto la geometria dei balconi e la loro relazione con gli ambienti abitati.

Architetto Venturino Ventura - Palazzina Via-Montanelli angolo Via Nicotera

Nella palazzina tra via Montanelli e via Nicotera, realizzata nel 1960, il lotto triangolare genera tre fronti rettilinei, conclusi da grandi balconi circolari completamente aggettanti. Le solette in cemento armato a vista, dalla configurazione a fungo, introducono elementi curvilinei che interrompono la geometria dei prospetti. La presenza delle fioriere e della vegetazione accentua il carattere autonomo di questi spazi esterni.

Arch. Venturino Ventura - Palazzina in Via Bruxelles angolo Via Salaria

Nella palazzina di via Bruxelles, all’angolo con via Salaria, realizzata nel 1968, Ventura sviluppa invece una successione di balconi ondulati che conferisce alla facciata un andamento plastico. L’angolo comprende terrazze sovrapposte e grandi superfici vetrate. Un’apertura praticata nelle solette consentiva inoltre il passaggio di un cipresso preesistente, successivamente rimosso.


In copertina: Novocomum, Giuseppe Terragni, Como, 1928-1929. Fotografia © Marta Guercio

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