Appalti e Intelligenza Artificiale: perché l’algoritmo non può sostituire la cultura di cantiere

L’ingresso dell’intelligenza artificiale generativa nella redazione delle offerte tecniche sta trasformando la preparazione delle gare d’appalto, sollevando interrogativi complessi sulla tenuta operativa dei cantieri pubblici. Se da un lato i software garantiscono relazioni formali dettagliate e visivamente impeccabili, dall’altro emerge il rischio concreto di separare la perfezione documentale dalla reale capacità esecutiva dell’impresa sul campo.

Per comprendere come contemperare l’innovazione tecnologica con la tutela del patrimonio di competenze e maestranze del settore, abbiamo intervistato Roberto Corbo, presidente di Corbo Group. Nell’analisi che segue, Corbo esamina le insidie nel contesto del Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023), propone l’aggiornamento dei criteri OEPV e traccia una linea netta tra l’integrazione digitale virtuosa e il rischio di impoverimento del know-how aziendale.

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Roberto Corbo, presidente di Corbo Group

Offerte tecniche e gare d’appalto: il rischio di una distanza tra carta e cantiere

Mauro Ferrarini: Presidente Corbo, affrontiamo prima di tutto un tema centrale per il futuro dei lavori pubblici. Il nuovo Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023) mette al centro il “Principio del risultato” (Art. 1). In che modo l’abuso di offerte tecniche redatte da intelligenze artificiali rischia di tradire questo principio nella fase esecutiva del cantiere?

Roberto Corbo: Il primo rischio è lasciarsi impressionare dalla perfezione apparente di un’offerta tecnica. L’intelligenza artificiale è in grado di produrre relazioni estremamente dettagliate, complete sotto ogni aspetto, che possono generare grandi aspettative. Ma dietro quella proposta chi c’è realmente? Quando si passa dalla carta al cantiere, a realizzare le opere sono le persone, con le loro competenze, la manualità, l’esperienza e la capacità di affrontare gli imprevisti. Non è un’intelligenza artificiale a entrare in cantiere e a eseguire i lavori. Il pericolo è creare una frattura tra un mondo virtuale, nel quale tutto appare perfetto, e quello reale, fatto di problemi concreti, responsabilità e soluzioni operative. Il principio del risultato impone di guardare proprio a questo secondo aspetto: non basta presentare un progetto impeccabile, bisogna dimostrare di essere in grado di realizzarlo.

Mauro Ferrarini: Lei ha sottolineato che la forma di una proposta non può superare il valore della sostanza e dell’esperienza costruttiva. Concretamente, quali criteri di valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa (OEPV) le stazioni appaltanti dovrebbero aggiornare o valorizzare per “blindare” le gare da relazioni puramente algoritmiche?

Roberto Corbo: Non parlerei di gare da blindare, perché dobbiamo garantire sempre la massima trasparenza e la più ampia partecipazione possibile. Credo però che sia necessario valorizzare maggiormente la storia e l’affidabilità delle imprese. Un primo intervento potrebbe riguardare la partecipazione dei consorzi alle gare al di sotto di determinate soglie economiche. Parliamo di soggetti che, in alcuni casi, non eseguono direttamente i lavori, ma mettono i propri requisiti a disposizione di imprese che potrebbero non possedere un’esperienza e una struttura adeguate. È un meccanismo sul quale ritengo opportuno aprire una riflessione.

L’altro elemento è introdurre criteri premianti legati ai risultati conseguiti: lavori completati nei tempi previsti, continuità aziendale, affidabilità dimostrata negli anni e capacità di mantenere gli impegni. Immaginiamo un’impresa attiva dal 1950, che ha attraversato decenni di trasformazioni economiche, è rimasta sul mercato e ha sempre rispettato i propri obblighi. Questo patrimonio di esperienza deve avere un valore riconoscibile, non possiamo mettere sullo stesso piano chi ha costruito nel tempo una reputazione e chi si presenta sul mercato senza una storia alle spalle, magari puntando esclusivamente ad aggiudicarsi il maggior numero possibile di commesse. La concorrenza deve rimanere aperta, ma deve premiare anche la capacità dimostrata di portare a termine i lavori.

Opportunità e rischi per le imprese

Mauro Ferrarini: Il Codice incentiva fortemente la digitalizzazione del ciclo di vita dei contratti e l’uso del BIM. Come si concilia la sua richiesta di prudenza verso l’IA con la necessaria transizione digitale che le imprese di costruzione strutturate sono chiamate ad affrontare? Dove traccia il confine tra innovazione virtuosa e “scorciatoia pericolosa”?

Roberto Corbo: Non sono contrario all’intelligenza artificiale, tutt’altro. Credo che rappresenti una straordinaria opportunità per le imprese, soprattutto nell’organizzazione del lavoro, nella gestione dei processi, nella programmazione e nell’individuazione preventiva delle criticità. Può aiutarci ad analizzare dati, migliorare le previsioni, ottimizzare tempi e risorse. La transizione digitale è necessaria e le aziende devono investire in questa direzione.

Il confine, però, è molto chiaro: l’AI deve essere uno strumento a supporto delle competenze umane, non un sistema chiamato a sostituirle integralmente. Un’impresa di costruzioni non è fatta soltanto di documenti, elaborazioni e procedure, ma di professionisti, tecnici, maestranze e persone che ogni giorno assumono decisioni e responsabilità. La tecnologia può renderli più efficienti, ma non può sostituire l’esperienza acquisita sul campo. L’innovazione è virtuosa quando rafforza un’organizzazione già competente; diventa una scorciatoia pericolosa quando viene utilizzata per mascherare competenze che non esistono.

Mauro Ferrarini: C’è però un altro punto di vista: per molte piccole e medie imprese (PMI), storicamente svantaggiate nei reparti di tender management rispetto ai grandi gruppi, l’IA generativa rappresenta uno strumento di democratizzazione. Non crede che limitarne l’uso nei criteri di gara possa, di fatto, penalizzare la concorrenza e proteggere solo i player già consolidati?

Roberto Corbo: Io vedo anche il rischio opposto. Un’impresa strutturata dispone di ingegneri, architetti, professionisti e competenze interne che possono utilizzare l’intelligenza artificiale per migliorare il proprio lavoro. Anche noi, come azienda, stiamo investendo nella formazione dei dipendenti proprio per integrare questi strumenti nei processi aziendali. Il nostro obiettivo è valorizzare le persone, non sostituirle.

Temo invece che siano proprio le imprese più piccole e meno strutturate a essere maggiormente esposte a un utilizzo superficiale della tecnologia. Oggi tutti parlano di intelligenza artificiale, così come in passato tutti parlavano di Superbonus o PNRR. E attorno a ogni nuova opportunità si sviluppa inevitabilmente un mercato di soluzioni miracolose. Ci sono soggetti che promettono agli imprenditori di poter fare a meno di dipendenti, tecnici o personale amministrativo grazie a un programma informatico. È un messaggio molto pericoloso, soprattutto per chi non possiede gli strumenti necessari a valutarlo. Credo che la vera democratizzazione non consista nel sostituire le competenze con un algoritmo, ma nel mettere anche le piccole imprese nelle condizioni di utilizzare queste tecnologie in maniera consapevole.

La sfida di conciliare semplificazione e affidabilità

Mauro Ferrarini: Mettiamoci nei panni di un RUP (Responsabile Unico del Progetto) che deve valutare decine di offerte: distinguere una relazione redatta da un’IA da una scritta da un pool di ingegneri senior è ormai quasi impossibile per le commissioni di gara. La sua proposta di dare più peso alla “solidità organizzativa” non rischia di appesantire la burocrazia e i requisiti di accesso, in contrasto con la semplificazione voluta dal legislatore?

Roberto Corbo: Questo è uno dei grandi dilemmi del nostro Paese: troppo spesso finiamo per costruire regole che, anziché aiutarci, rischiano di complicare ulteriormente il lavoro delle imprese. Oggi servono procedure trasparenti e controlli efficaci, ma allo stesso tempo dobbiamo garantire la massima rapidità nelle decisioni e nell’esecuzione degli interventi. Valorizzare la solidità di un’impresa non deve significare introdurre nuovi ostacoli burocratici.

L’intelligenza artificiale, del resto, può essere un valido supporto proprio nella gestione delle procedure, nella programmazione e nella preventivazione. Dobbiamo dunque utilizzare la tecnologia per semplificare e accelerare, mantenendo però al centro la responsabilità e la competenza delle persone. La velocità è fondamentale, ma non può andare a discapito della qualità e dell’affidabilità di chi realizza le opere.

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