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Quanto pesa, nel progetto di un’opera in calcestruzzo, la necessità di doverla riparare tra venti o trent’anni? La risposta coinvolge sicurezza, disponibilità dell’infrastruttura, costi di gestione e consumo di materiali. È su questo orizzonte che diventa utile valutare insieme resistenza meccanica, durabilità e impatto ambientale.
DMAT sviluppa tecnologie per calcestruzzi e malte basate su filler e miscele proprietarie, con l’obiettivo di migliorare il comportamento nel tempo e contenere l’impronta carbonica. Per il progettista, l’interesse è capire quali prestazioni siano documentate, in quali condizioni possano essere utilizzate e come tradurle nelle scelte di progetto.
Questa pagina raccoglie gli approfondimenti DMAT pubblicati su INGENIO, organizzati per esigenza tecnica: controllo della carbonatazione, gestione delle microfessure, ripristino dell’esistente, prefabbricazione e pavimentazioni.
DMAT e lo sviluppo di materiali per opere più durevoli
DMAT è una realtà italo-americana che porta la ricerca sui materiali cementizi nel mondo delle costruzioni. Il suo percorso tecnologico, raccontato su INGENIO, parte dallo studio del calcestruzzo romano e vede tra i fondatori il professor Admir Masic del Massachusetts Institute of Technology (MIT).
L’azienda sviluppa soluzioni per calcestruzzo prefabbricato, calcestruzzo preconfezionato e malte da ripristino, con un obiettivo concreto: mettere a punto formulazioni adatte alle diverse applicazioni e integrabili nei processi produttivi esistenti. Per produttori e progettisti, il confronto parte quindi dalle esigenze del progetto: quali prestazioni ottenere, come definire il mix design e in quali condizioni il materiale dovrà lavorare.
A questo percorso si affiancano le attività di prova e caratterizzazione descritte nella sezione DMAT Lab del sito aziendale, che coinvolgono IMM SA per le verifiche meccaniche e di durabilità, ed ENCO e ICMQ per il percorso relativo alla marcatura CE del filler. Per chi deve scegliere e impiegare questi materiali, è essenziale distinguere ciò che la documentazione attesta sul singolo componente dalle prestazioni della miscela e dai requisiti del manufatto finale, verificandone la pertinenza rispetto all’applicazione prevista.
Approfondisci: Durabilità e sostenibilità dei calcestruzzi e delle malte DMAT
Autoriparazione delle microfessure e prestazioni da verificare
La capacità autoriparante è uno degli elementi distintivi della tecnologia DMAT. Il processo illustrato dall’azienda si attiva in presenza di acqua; gli approfondimenti applicativi descrivono la formazione di prodotti minerali che contribuiscono a sigillare le microfessure. Per le formulazioni documentate sono riportate chiusure di fessure fino a 0,5 mm, nelle condizioni delle prove e delle applicazioni considerate.
Per inserire questa caratteristica nel progetto occorre chiarire quale beneficio venga misurato: chiusura visibile della fessura, riduzione del passaggio d’acqua oppure recupero di una specifica prestazione.
Il confronto tecnico con il produttore dovrebbe quindi partire da ampiezza e stabilità delle fessure, disponibilità d’acqua, tempi di attivazione e protocollo sperimentale. L’autoriparazione va valutata insieme alle scelte che governano la fessurazione e alla qualità dell’esecuzione.
Per conoscere il percorso di ricerca: Tecnologia e prove descritte da DMAT Lab
Carbonatazione e vita di servizio del calcestruzzo armato
La carbonatazione è un tema decisivo quando il progetto mette in relazione protezione delle armature e utilizzo di cementi a ridotto contenuto di clinker. In questo approfondimento si analizzano miscele con cemento CEM V/A e filler DMAT 2.3-1 attraverso prove accelerate e modellazione probabilistica.
A parità di dosaggio di cemento, nei confronti riportati il coefficiente di carbonatazione diminuisce di circa il 20% e il 30%, secondo la miscela.
Gli studi richiamati indicano un possibile aumento della vita di servizio fino a circa il doppio rispetto alle miscele di riferimento, nelle condizioni considerate. Le stime dipendono dalla formulazione e dalle ipotesi del modello, tra cui copriferro e condizioni ambientali, e non costituiscono una garanzia trasferibile a qualsiasi struttura.
Per una nuova opera, il punto di partenza resta definire esposizione e obiettivo di durabilità, quindi verificare quali dati della miscela siano pertinenti e quali controlli esecutivi rendano credibili le ipotesi adottate.
Approfondisci: Filler DMAT e carbonatazione nei calcestruzzi CEM V/A
Malte da ripristino per intervenire sul calcestruzzo esistente
Nel recupero dell’esistente, la scelta del materiale segue la diagnosi del degrado e la definizione dell’intervento. Resistenza, aderenza, compatibilità con il supporto e condizioni applicative concorrono al risultato.
La malta tissotropica autoriparante DMAT descritta su INGENIO è un premiscelato cementizio monocomponente con fibre di polipropilene a funzione antiritiro, presentato come classe R4 secondo EN 1504-3. Il contributo riporta applicazione manuale o a spruzzo e spessori di 10–50 mm per strato.
Tra i dati pubblicati figurano resistenza a compressione superiore a 45 MPa a 28 giorni, aderenza superiore a 2 MPa e modulo elastico di circa 22 GPa. Sono elementi da mettere in relazione con il supporto e con la funzione della riparazione, utilizzando la documentazione aggiornata del prodotto per le prescrizioni operative.
La capacità autoriparante aggiunge una prestazione utile alla valutazione della durabilità del ripristino. Preparazione del fondo, trattamento delle armature ove necessario, posa e maturazione restano parti integranti del sistema di intervento.
Approfondisci: Caratteristiche della malta tissotropica autoriparante DMAT R4
Infrastrutture in Svizzera e casi di ripristino conservativo
I casi applicativi consentono di leggere il materiale all’interno di una sequenza di cantiere, dalla preparazione del supporto ai controlli finali.
Un primo contributo descrive il risanamento di un muro lungo la N13 verso San Bernardino, nell’ambito di un’iniziativa promossa dall’Ufficio federale delle strade svizzero e sviluppata con il coinvolgimento di DMAT e IMM SA. L’intervento ha previsto l’asportazione dello strato superficiale ammalorato mediante idrodemolizione e l’applicazione di una malta colabile sviluppata ad hoc per quel cantiere (classe R3).
Un secondo articolo riguarda i muri d’ala del sottopasso Ghiffa sulla A13/N13, interessati da reazione alcali-aggregati. Il contributo approfondisce l’applicazione della malta tissotropica autoriparante R4, confrontando la posa manuale e a spruzzo e analizzando i risultati dei controlli di adesione.
Conservare un manufatto può quindi richiedere rimozioni localizzate e un ripristino progettato. La possibilità di evitare demolizione e ricostruzione integrali deve essere valutata rispetto alla condizione effettiva dell’opera; l’impiego della malta non dimostra da solo l’arresto del meccanismo di degrado.
Esplora i casi su INGENIO:
Il risanamento del muro sulla N13 a San Bernardino.
Malta autoriparante e ripristino dei muri del sottopasso Ghiffa.
Prefabbricazione e barriere stradali con tecnologia DMAT
Nella prefabbricazione la prestazione del materiale deve essere compatibile anche con i tempi del ciclo produttivo. La collaborazione tra DMAT e Crezza affronta questo tema attraverso una miscela per barriere stradali di classe C40/50.
Si riporta, rispetto al controllo, una riduzione del contenuto di CEM I del 19% e del coefficiente di carbonatazione di circa il 36%, mantenendo la classe di resistenza prevista. Sono inoltre descritte prove di autoriparazione e una sperimentazione sulle linee produttive.
Il caso permette di approfondire il rapporto tra resistenze alle brevi stagionature, durabilità e industrializzazione. Nella lettura progettuale, le prestazioni della miscela vanno tenute distinte dalle prestazioni all’urto e dalla qualificazione del dispositivo di ritenuta completo.
Approfondisci: Barriere prefabbricate DMAT e Crezza tra produzione e durabilità
Pavimentazioni in calcestruzzo e gestione delle fessure
Nelle pavimentazioni industriali e logistiche, le manutenzioni possono incidere sulla continuità delle attività. La collaborazione tra Medipav e DMAT porta l’attenzione sul comportamento del materiale dopo la formazione delle fessure e sulla possibilità di limitarne le conseguenze nel tempo.
L’articolo dedicato descrive l’autosigillatura di fessure fino a 0,5 mm, con tempi indicativi da alcune settimane a due mesi secondo le condizioni al contorno. Per il progettista, il dato è uno spunto per valutare le condizioni reali di esercizio e le prestazioni documentate per la soluzione proposta.
La valutazione deve comprendere anche carichi, supporto, geometria delle lastre, giunti, ritiro e maturazione: la scelta di una miscela autoriparante è una componente del progetto della pavimentazione.
Approfondisci: Pavimentazioni e controllo delle fessure con Medipav e DMAT
Sostenibilità e manutenzione lungo il ciclo di vita
Il beneficio ambientale di una soluzione va letto su due livelli: l’impatto della produzione del materiale e quello associato all’impiego nell’opera, comprese manutenzioni e sostituzioni. Una maggiore durata può ridurre la frequenza degli interventi, ma il vantaggio va valutato con ipotesi esplicite.
Per confrontare alternative DMAT e soluzioni di riferimento è utile richiedere dati ambientali relativi alla formulazione effettiva, chiarendo unità di confronto, fasi del ciclo di vita incluse, prestazioni equivalenti e scenario manutentivo. Le percentuali riferite a miscele diverse non sono automaticamente confrontabili.
Il legame tra degrado, scelta dei materiali e impatto nel tempo è anche al centro del contributo dedicato all’appuntamento tecnico di Belluno del maggio 2026, disponibile nell’archivio INGENIO.
Per ampliare il quadro: Durabilità e ciclo di vita delle opere nei temi dell’incontro di Belluno
Le informazioni da portare nel confronto di progetto
Per valutare una soluzione DMAT, il confronto tra progettista, produttore e impresa può essere organizzato intorno a cinque richieste:
- Identificare la formulazione e il campo d’impiego, con scheda tecnica e documentazione prestazionale aggiornata.
- Collegare le prove di durabilità all’esposizione prevista e alla miscela realmente fornita.
- Precisare condizioni, tempi e prestazione misurata nelle prove di autoriparazione.
- Definire prescrizioni esecutive, maturazione e controlli in produzione o in cantiere.
- Confrontare dati ambientali e scenari di manutenzione su basi omogenee.
Questa impostazione permette di trasformare i risultati di ricerca e i casi applicativi in domande verificabili, utili per selezionare il materiale e costruire le specifiche dell’intervento.
Stai progettando un’opera nuova o un ripristino del calcestruzzo? Esplora gli approfondimenti INGENIO e contatta DMAT per valutare la soluzione e la documentazione tecnica pertinenti al tuo intervento.
FAQ TECNICHE: CALCESTRUZZO AUTORIPARANTE DMAT: PRESTAZIONI E LIMITI PER IL PROGETTO
Dove si possono approfondire le applicazioni DMAT?
Il sito aziendale distingue prefabbricazione, preconfezionato e malte da ripristino. I contributi INGENIO raccolti in questa pagina sviluppano questi ambiti attraverso prove e casi di impiego.
Una fessura che si richiude ha recuperato la capacità strutturale?
La sola chiusura non basta a dimostrarlo. Occorre distinguere sigillatura, comportamento rispetto al passaggio d’acqua e prestazione meccanica, richiedendo evidenze pertinenti al risultato atteso.
Una malta autoriparante permette sempre di evitare la demolizione?
La scelta dipende dalla diagnosi e dalle verifiche dell’opera. I casi descritti mostrano interventi conservativi che comprendono la rimozione localizzata del materiale ammalorato.
Quali documenti servono per valutare la sostenibilità?
Dati ambientali e analisi riferiti al prodotto o alla miscela effettivi, con confini e riferimento di confronto dichiarati. Per il ciclo di vita dell’opera vanno esplicitate anche le ipotesi di durata e manutenzione.




