È possibile realizzare un edificio senza riscaldamento? In condizioni specifiche, il calore del sole e gli apporti interni possono mantenere gli ambienti confortevoli senza un sistema di riscaldamento attivo, purché la soluzione rispetti le norme applicabili.
Occorre però ridurre le dispersioni e verificare che il calore disponibile sia sufficiente anche durante i periodi più freddi e poco soleggiati. In caso contrario, sarà necessario un sistema di integrazione, dimensionato sul fabbisogno residuo.
Tra le soluzioni progettuali per realizzare un edificio senza riscaldamento vi sono i principi dell’architettura passiva, che combina criteri come orientamento, isolamento, tenuta all’aria, accumulo del calore solare e controllo della ventilazione.
Edificio senza riscaldamento: che cosa significa
L’assenza di un impianto tradizionale non implica automaticamente l’assenza di riscaldamento attivo. Un’abitazione senza radiatori può essere riscaldata attraverso un sistema radiante a pavimento o a soffitto; una casa senza gas può utilizzare una pompa di calore elettrica o un generatore a biomassa. In tutti questi casi, un impianto fornisce calore agli ambienti.
Anche lo standard volontario Passivhaus prevede la possibilità di un fabbisogno residuo, da soddisfare con sistemi opportunamente dimensionati. Un edificio certificato non è quindi automaticamente privo di riscaldamento.
Il riscaldamento passivo sfrutta invece gli apporti solari e il calore prodotto all’interno da persone e apparecchiature, limitando le dispersioni attraverso l’involucro e il ricambio d’aria. Forma dell’edificio, materiali e distribuzione degli spazi concorrono a conservare e utilizzare questo calore, riducendo la necessità di un contributo attivo.
Occorre infine distinguere il riscaldamento degli ambienti dalla produzione di acqua calda sanitaria (ACS). Anche quando il progetto consente di fare a meno del riscaldamento attivo, resta da soddisfare il fabbisogno di acqua calda per docce, lavabi e altri usi domestici. Gli apporti che mantengono confortevoli gli ambienti non garantiscono acqua alla temperatura necessaria: la produzione di ACS richiede quindi una soluzione dedicata, da definire nel progetto impiantistico.
Per valutare come realizzare un edificio senza riscaldamento, si possono seguire quattro passaggi progettuali, da sviluppare insieme:
- adattare forma e orientamento al clima del luogo;
- limitare le dispersioni attraverso l’involucro;
- captare e accumulare il calore solare;
- garantire il ricambio d’aria contenendo le perdite di calore.
Casa senza riscaldamento: le verifiche normative
Progettare un edificio senza riscaldamento attivo richiede di dimostrare sia le prestazioni energetiche sia il rispetto dei requisiti di salubrità e abitabilità. Le verifiche dipendono dal tipo di intervento, dalla destinazione d’uso e dalle disposizioni territoriali applicabili.
Il riferimento normativo anche per edifici senza impianto di riscaldamento è il DM 26 giugno 2015 sui requisiti minimi, aggiornato dal DM 28 ottobre 2025.
La relazione tecnica ex Legge 10, prevista dal D.Lgs. 192/2005, documenta i calcoli e il rispetto delle prescrizioni sul contenimento dei consumi energetici.
Occorre inoltre verificare gli obblighi di integrazione delle fonti rinnovabili previsti dal D.Lgs. 199/2021, come modificato dal D.Lgs. 5/2026.
L’assenza di un impianto di riscaldamento non consente, da sola, di considerare assolti gli adempimenti normativi. Rinunciare al riscaldamento attivo non esclude automaticamente gli obblighi relativi agli altri fabbisogni, come la produzione di acqua calda sanitaria, e alla produzione di energia elettrica.
Sul piano igienico-sanitario, l’articolo 4 del DM 5 luglio 1975 richiede impianti di riscaldamento “ove le condizioni climatiche lo richiedano”. L’elevata efficienza dell’involucro non costituisce quindi un’esenzione automatica: la soluzione deve rispettare anche i requisiti applicabili alle temperature interne e al ricambio d’aria.
Il quadro va infine completato con le norme regionali e i regolamenti edilizi e igienico-sanitari locali, verificandone il testo vigente e l’applicabilità al progetto.
1. Come progettare una casa senza impianto di riscaldamento: clima e forma dell’edifico
La progettazione comincia dall’analisi del sito: temperature, disponibilità di sole invernale, ombre, esposizione ai venti e andamento delle condizioni esterne. Un terreno soleggiato e un lotto schermato dagli edifici vicini offrono possibilità diverse, anche nello stesso territorio comunale.
In un’area geografica come quella dell’Italia, l’esposizione verso sud può favorire gli apporti invernali, ma l’orientamento da solo non è sufficiente, deve essere valutato insieme al contesto e alla distribuzione degli ambienti.
Una forma compatta riduce, a parità di volume, la superficie attraverso cui il calore può disperdersi. Nelle nuove costruzioni queste decisioni possono orientare il progetto fin dall’inizio. Nel recupero occorre lavorare con geometrie, aperture e vincoli esistenti; le strategie passive restano utili, ma il risultato dipende anche dai margini di trasformazione disponibili.
La distribuzione interna deve accompagnare il bilancio termico, ovvero un soggiorno soleggiato non garantisce le stesse condizioni in una camera esposta a nord. Porte chiuse e locali su livelli diversi modificano gli scambi tra ambienti. La verifica deve quindi riguardare anche le singole stanze, senza assumere che il calore si distribuisca uniformemente.
Un esempio del rapporto tra forma e prestazioni è 2226 a Lustenau, in Austria, progettato da Baumschlager Eberle Architekten , un edificio per uffici che rinuncia a riscaldamento, raffrescamento e ventilazione meccanica. L’involucro massivo (76 cm) contribuisce a stabilizzare le temperature, mentre il calore di persone, illuminazione e apparecchiature viene valorizzato per il comfort invernale. Il ricambio avviene attraverso aperture nelle finestre, comandate da sensori in funzione della temperatura e della concentrazione di CO₂.

2. Come funziona una casa passiva: involucro che limita le dispersioni
Per ridurre il bisogno di riscaldamento, occorre contenere le perdite di calore attraverso pareti, copertura, pavimenti e serramenti. Ogni elemento richiede scelte specifiche, da coordinare nei punti di raccordo per rendere continua la protezione termica dell’edificio.
Nelle pareti esterne, la prestazione dipende dalla stratigrafia, cioè dalla composizione e dalla disposizione dei diversi strati. Lo spessore e la conducibilità termica dell’isolante concorrono a determinare la resistenza al passaggio del calore: a parità di spessore, un materiale con conducibilità più bassa offre una maggiore resistenza termica. La verifica deve però riguardare l’intera parete, considerando anche struttura, giunti e fissaggi.
Per la copertura, l’isolamento deve proseguire senza interruzioni nei raccordi con le pareti e attorno a lucernari e attraversamenti impiantistici. Nei pavimenti verso il terreno o ambienti non riscaldati, occorre limitare le dispersioni verso il basso, curando anche il collegamento con le murature perimetrali.
Le prestazioni dei serramenti dipendono dal vetro, dal telaio e dalla loro combinazione. La posa deve assicurare il raccordo termico e la tenuta all’aria tra finestra e parete: anche un serramento molto isolante può risultare poco efficace se installato con giunti discontinui o non correttamente sigillati.
Nei collegamenti tra questi elementi possono formarsi ponti termici, zone in cui il calore si disperde più facilmente. Attacchi dei balconi, pilastri, imbotti e raccordi tra pareti e solai devono quindi essere studiati per ridurre le perdite e prevenire temperature superficiali interne favorevoli alla formazione di condensa e muffe.
Completa il progetto la tenuta all’aria dell’involucro, che limita le infiltrazioni attraverso fessure e giunti. Va coordinata con un sistema di ventilazione capace di garantire il ricambio necessario, senza affidarlo agli spifferi.
Nei climi caldi, la scelta della stratigrafia deve considerare anche il comportamento estivo dell’intero involucro.
La Maison Bessancourt di Karawitz, nella regione parigina, è descritta dai progettisti come un’abitazione senza impianto di riscaldamento. Combina un fronte nord prevalentemente chiuso, vetrate a sud e un involucro molto isolato per sfruttare il calore del sole e degli occupanti, con una ventilazione a recupero di calore per il rinnovo dell’aria.


3. Riscaldamento solare passivo: sfruttare il sole e accumulare il calore
Il riscaldamento solare passivo sfrutta elementi architettonici che captano l’energia del sole, la accumulano e la cedono agli ambienti senza ricorrere a impianti.
Le superfici vetrate rivolte a sud favoriscono l’ingresso della radiazione invernale, che riscalda direttamente pavimenti e pareti. Anche una serra solare, addossata all’edificio e progettata per questo scopo, può raccogliere calore e trasferirlo agli spazi adiacenti attraverso aperture che consentono la circolazione naturale dell’aria.
Per rendere disponibile il calore anche quando il sole non raggiunge più le vetrate, serve una massa termica capace di accumularlo. Pavimenti, pareti e solai in calcestruzzo, pietra, laterizio pieno o terra cruda possono assorbire energia durante l’esposizione e restituirla gradualmente quando la temperatura interna diminuisce. Il loro contributo dipende dallo spessore, dalla superficie esposta e dalla posizione rispetto agli apporti solari: un pavimento direttamente raggiunto dal sole, per esempio, può partecipare all’accumulo, mentre un rivestimento isolante ne riduce lo scambio con l’ambiente.
Questo principio è alla base della parete Trombe-Michel, costituita da un muro massivo con superficie esterna scura, generalmente esposto a sud, e da una vetrata antistante separata da un’intercapedine d’aria. La parete assorbe la radiazione solare e trasferisce lentamente il calore verso l’interno. Nelle versioni dotate di bocchette, contribuisce al riscaldamento anche la circolazione naturale dell’aria tra intercapedine e ambiente, da interrompere quando potrebbe sottrarre calore agli spazi interni. Per approfondire il funzionamento si rimanda al focus sui dispositivi bioclimatici passivi.
La captazione invernale deve essere accompagnata dal controllo solare estivo: sporti, frangisole e schermature esterne vanno dimensionati per limitare l’irraggiamento nei mesi caldi, evitando che gli elementi progettati per raccogliere calore diventino causa di surriscaldamento.
Un esempio di controllo degli apporti solari è Welcome to the Jungle House, realizzata da CplusC a Sydney nel 2019. La pelle vetrata apribile è arretrata rispetto alla facciata esterna in muratura: tra le due si sviluppa uno spazio intermedio con vasche piantumate, che partecipa alla regolazione termica e mette in relazione gli ambienti con il verde.


4. Architettura passiva: ricambiare l’aria conservando il calore
In un edificio senza riscaldamento, la necessità di conservare il calore deve conciliarsi con la qualità dell’aria interna. La tenuta all’aria limita le infiltrazioni incontrollate, ma gli ambienti devono comunque essere ventilati per allontanare inquinanti, odori e umidità. La permeabilità al vapore delle pareti non svolge questa funzione e non sostituisce il ricambio d’aria.
La ventilazione naturale sfrutta il vento e le differenze di temperatura per muovere l’aria attraverso aperture opportunamente posizionate. Finestre su facciate contrapposte favoriscono la ventilazione trasversale; aperture a quote diverse possono sfruttare l’effetto camino, con l’aria calda che sale ed esce dall’alto, richiamando aria dall’esterno attraverso quelle inferiori. Queste strategie sono approfondite nella guida sul raffrescamento passivo.
In inverno, però, il ricambio introduce aria fredda e disperde parte del calore accumulato. Inoltre, la ventilazione naturale dipende dalle condizioni meteorologiche e dalla gestione delle aperture, che può essere limitata da rumore, sicurezza e inquinamento esterno. Il progetto deve quindi verificare se questa soluzione riesca a garantire un rinnovo adeguato senza compromettere il comfort.
Quando occorre controllare le portate e contenere le perdite, si può ricorrere alla ventilazione meccanica controllata (VMC) con recupero di calore. Il sistema estrae l’aria viziata e immette aria esterna: nello scambiatore, parte del calore dell’aria in uscita viene trasferita a quella in ingresso, riducendo l’energia persa con il ricambio.
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