Digital transformation e AI, Galluzzi (Rockwell): “L’esecuzione è il presente, ora servono fatti concreti per le ambizioni” » CAD3D.it


L’83% delle aziende manifatturiere italiane considera oggi la trasformazione digitale una necessità operativa. Il dato emerge dall’11ª edizione del rapporto “State of Smart Manufacturing” di Rockwell Automation, realizzato con Sapio Research su un campione di 1.560 decision maker in 16 Paesi. La media globale si attesta al 90%. Il margine, seppur contenuto, segnala una distanza che non è più di strategia ma di esecuzione. L’industria mondiale ha smesso di sperimentare. La fase attuale, definita “execution era”, impone il passaggio dalla teoria alla messa a terra di progetti misurabili.

Dalla roadmap ai KPI: il nuovo paradigma dell’industria italiana

Luca Galluzzi, Country Director di Rockwell Automation per l’Italia dallo scorso marzo 2026, chiarisce il cambio di passo. Non siamo più nella fase di adozione. La priorità non è definire strategie o roadmap teoriche, ma implementare soluzioni reali con KPI oggettivamente misurabili. Il 68% delle aziende italiane indica la crescita e l’espansione della capacità produttiva come driver principale degli investimenti tecnologici, in aumento rispetto al 63% dell’edizione precedente.

Scalabilità non significa moltiplicare i progetti. Galluzzi precisa che l’obiettivo è far funzionare le tecnologie su tutta la linea produttiva, integrando dati, persone e workflow operativi. Emerge una specificità italiana: un approccio pragmatico che tende a saltare le sperimentazioni isolate per andare direttamente verso l’integrazione e la standardizzazione. Un vantaggio competitivo in un mercato che richiede di portare rapidamente la tecnologia a regime.

Il divario più evidente riguarda l’intelligenza artificiale. Quasi tutte le aziende italiane utilizzano o pianificano di utilizzare l’AI, in linea con la media europea. Ma solo il 31% ha effettuato investimenti concreti, tre punti sotto la media continentale. Il vero gap non è l’interesse, ma la capacità di portare queste soluzioni su scala nei processi produttivi. A complicare il quadro c’è la gestione dei dati: in Italia solo il 39% di quelli raccolti viene utilizzato efficacemente, un valore inferiore alla media mondiale ed europea. La convergenza IT/OT resta per molte realtà un cantiere aperto.

Cybersecurity e fattore umano: i veri colli di bottiglia

La resilienza operativa è un altro fronte critico. Il 39% delle aziende italiane dichiara di aver subito almeno un attacco informatico nell’ultimo anno. Il 94% investe o pianifica investimenti in cybersecurity, in crescita rispetto all’87% dello scorso anno. Galluzzi sottolinea che la cybersecurity non è più un costo tecnico separato, ma il fondamento abilitante per le operazioni connesse e la leva principale per garantire la continuità del business.

Fabrizio Scovenna, Sales Director OEM per l’area EMEA e predecessore di Galluzzi, sposta il ragionamento dalla conformità normativa alla continuità operativa. Il Cyber Resilience Act impone standard, ma la vera sfida per i costruttori di macchine è garantire la sicurezza operativa costante nel tempo, proteggendo le macchine in un panorama digitale in evoluzione.

Il fattore umano resta l’ostacolo più complesso. Il 47% delle aziende italiane indica il change management come principale barriera al progresso, il valore più alto a livello globale. Galluzzi osserva che l’innovazione corre più veloce del tempo fisiologico necessario all’uomo per metabolizzarla. Il reskilling non è solo formazione, ma una sfida vitale per non rendere le competenze obsolete in tempi brevissimi.

Il Customer Experience Center di Bologna come hub per l’esecuzione

Rockwell Automation ha inaugurato quest’anno a Bologna un Customer Experience Center dedicato agli OEM italiani ed europei. Scovenna spiega che lo spazio è pensato per testare e validare le idee dei clienti, eliminando l’incertezza che frena il passaggio dalla strategia all’esecuzione pratica sulla macchina. Il centro diventa anche un presidio per la gestione della carenza di competenze, con investimenti nel dialogo con le università per superare il divario tra teoria e pratica.

Come afferma Blake Moret, Chairman e CEO di Rockwell Automation, le aziende che capiranno come la tecnologia amplifica le capacità umane definiranno il prossimo decennio di performance industriale. Per l’industria italiana, che il rapporto colloca leggermente sotto la media globale su quasi tutti gli indicatori di execution, la distanza da recuperare è misurabile. E quindi colmabile.

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