Società Generale di lavori di pubblica utilità, semplicemente abbreviata nella sigla Sogene. È questo il nome con cui è passato alla storia un ente che ha contribuito al volto di uno dei quartieri più iconici di Roma, l’EUR. L’opera più ambiziosa è forse quella legata, proprio su incarico della Sogene, alla figura dell’architetto Luigi Moretti.
È quest’ultimo che realizza nel 1962 due edifici gemelli destinati alla sede della compagnia petrolifera Esso e della società stessa. I fabbricati ubicati all’ingresso dell’EUR, in posizione ortogonale alla via Cristoforo Colombo, sembrano riproporre la “porta” al quartiere immaginata nel 1937 da Marcello Piacentini nel definire la planimetria dell’E42. È una delle tante storie architettoniche in parte dimenticate ma che fa sempre piacere rispolverare per capire come l’architettura si è evoluta nel nostro paese nel corso dei decenni.
C’è un momento ben preciso da cui far partire questo capitolo. È il 7 dicembre del 1966 quando la Società Generale Immobiliare si rivolge al Comune di Roma per richiedere il certificato di abitabilità di un edificio realizzato quattro anni prima.
Nel 1962 l’architetto Luigi Moretti viene incaricato di realizzare due edifici gemelli, uno destinato alla sede della società stessa e l’altro alla sede della Esso, multinazionale petrolifera. Moretti aveva raggiunto la notorietà già in giovane età, grazie ai concorsi di progettazione edilizia e urbanistica indetti durante il regime fascista, in particolare per la Piazza Imperiale dell’E42, oggi Piazzale Guglielmo Marconi.
Oggi le due strutture fanno ancora bella mostra di loro, ma non ci sono più le due bandiere delle compagnie che vi avevano insidiato la sede ufficiale (Sogene ed Esso): gli edifici ospitano attualmente due istituti di credito importanti come la Banca Nazionale del Lavoro (Bnl, gruppo Bnp Paribas) e Unicredit. L’impatto visivo e architettonico è però lo stesso che Moretti voleva ottenere più di mezzo secolo fa.
Non sono pochi coloro che hanno interpretato il progetto dei palazzi gemelli come una sorta di rivisitazione e omaggio della “porta” al quartiere. Ma quanto c’è di vero?

Luigi Moretti, architetto del ventennio
A partire dal 1957 Moretti era diventato uno dei principali consulenti esterni della Sogene. Il suo contributo all’E42 era stato tra i più interessanti e propositivi. Trent’anni dopo la sua ascesa, l’architetto romano è molto più maturo rispetto all’epoca fascista, con una impostazione stilistica ben precisa per i due edifici gemelli. Le scelte dei due sono presto dette.
Nei piani fuori terra i due blocchi progettati da Moretti sono segnati da fasce orizzontali. Si punta sul vuoto dei pilotis (i sostegni di cemento armato dell’edificio) che si trovano al piano terra, la divisione tra il terzo ed il quarto piano, sottolineata anche dall’interruzione del brise-soleil (frangisole) utilizzato per il rivestimento esterno, e la fascia dell’ultimo piano che sormonta la costruzione, bianca e priva di aperture.
Per quel che riguarda, poi, la struttura di elevazione dei piani fuori terra, essa è in acciaio, organizzata su un modulo quadrato (un metro e mezzo per un metro e mezzo); i piani interrati destinati ai locali tecnici hanno una struttura in cemento armato.
Materiali e dettagli costruttivi
C’è molta dovizia di particolari e attenzione ai dettagli anche per quel che riguarda la scelta dei materiali degli edifici. A cominciare dagli infissi esterni della nuova sede della Esso. In questo caso Moretti si affida all’alluminio anodizzato, al cristallo, al vetro temperato e placcato. Ma anche all’acciaio zincato per la staffa e all’acciaio verniciato per la lamiera.
Passando ad esaminare il pilastro dell’atrio e il piano terra, la sagoma del pavimento è realizzata in travertino proprio in corrispondenza del pilastro. I rivestimenti sono in lamiera protetta e smalto bianco. Si scelse poi un fondo smaltato di colore rosso pompeiano e una struttura portante verticale in ferro. La pavimentazione è in lastre di travertino.
Un discorso a parte lo merita il logo della compagnia Esso, con i caratteri a scatolati metallici. La soluzione iniziale doveva essere a profili in bronzo, ma ben presto Moretti si orientò verso una soluzione più commerciale, quella dell’alluminio anodizzato.
Altro cambiamento di rotta è quello che si rende necessario per quel che riguarda l’infittimento dei montanti. L’architetto scarta questa ipotesi dopo aver letto con estrema attenzione i preventivi delle ditte. Di conseguenza la direzione tecnica dell’Immobiliare non può che riconoscere che la spesa necessaria sarebbe stata superiore rispetto a quella prevista inizialmente.

Le facciate
Il procedimento utilizzato per realizzare la facciata dell’edificio è noto come “Duranodic”, una tecnologia sviluppata e brevettata dall’azienda americana Alcoa. Il sistema prevede l’impiego di profilati e lamiere in lega di alluminio anodizzato color bronzo, abbinati a vetri colorati “solar bronze”. Sono inoltre presenti pannelli sandwich costituiti da un’anima di poliuretano espanso, inserita tra una lastra di vetro smaltato e una lamiera di alluminio. La composizione, nel suo insieme, appare singolare.
«l’organismo risulta giocato con masse segnate da forti lacerazioni, quasi fosse soggetto a dislocazioni tettoniche. Il tutto è reso, però, in modo misurato, attraverso un’attenta taratura degli slittamenti: l’interesse di Moretti non è più quello di attirare l’attenzione dell’osservatore mettendo in mostra plateali arditezze strutturali (in una versione di studio che aveva preceduto il progetto di massima gli aggetti dei corpi erano arrivati a toccare i 6,5 metri), semmai quello di suscitare un impalpabile disagio visivo attraverso lo sfruttamento delle aberrazioni ottiche (si guardi la strana inflessione che subiscono gli spigoli degli edifici, se visti con forte scorcio)»
Il progetto dell’Esposizione Universale romana si è evoluto e modernizzato nel corso del tempo. Questi due edifici dell’Immobiliare e della Esso testimoniano perfettamente come il ricordo della planimetria dell’E42 sia ancora vivo.
I romani di oggi, forse, non si accorgeranno nemmeno del passaggio in macchina o a piedi tra i due palazzi lungo la via Cristoforo Colombo. Le attuali sedi della BNL e di Unicredit rappresentano ancora oggi quella “porta d’ingresso” all’EUR immaginata da Marcello Piacentini durante il periodo fascista.
Le sedi della Esso e della Società Generale Immobiliare non mancarono di suscitare polemiche e contrasti, ma ottennero anche premi importanti. La società non mantenne a lungo la sede a Piazza Agricoltura. Sul finire degli anni Ottanta si può già dire che non ci fosse più, come testimoniato perfettamente dagli articoli della stampa dell’epoca. Una fine ingloriosa. Eppure queste stesse costruzioni furono elogiate e premiate.
Ad esempio, il premio regionale IN/ARCH 1966 per il Lazio fu assegnato proprio alle due sedi. Si trattava di un riconoscimento prestigioso, che fino al 1992 premiò i migliori architetti. Il premio era destinato a coloro che “hanno compiuto un lavoro di sintesi e di risoluzione finale di tutte le componenti di forza nella componente ultima, cioè nell’opera d’arte”. A ricevere il premio fu Giovanni Quadarella, architetto siciliano che svolse numerose attività progettuali all’interno dello studio di Moretti (in particolare ricoprì l’incarico di capogruppo). Un progetto, in definitiva, che ha finito per dividere e che “racconta” ancora a distanza di anni, una fase molto fertile dell’architettura italiana.




