Opere provvisionali per il restauro: il cantiere del Campanile di Giotto | Articoli


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Tutelare le superfici storiche del Campanile di Giotto, limitando le interferenze del ponteggio con il monumento: è da questa esigenza che nasce la soluzione progettuale proposta da Layher per gli interventi di restauro. Quattro torri collegate tra loro, nessuna nuova perforazione delle murature e piani di lavoro adattabili alle diverse fasi del cantiere. Attraverso questo reportage tecnico, INGENIO racconta le scelte progettuali adottate, dalle soluzioni di stabilizzazione del ponteggio alla ripartizione dei carichi e alla valutazione delle azioni del vento, fino alle sfide logistiche di Piazza del Duomo. Il racconto si estende alle indagini diagnostiche, allo stato di conservazione del monumento e agli interventi di restauro previsti.


Restaurare il Campanile di Giotto: un cantiere monumentale tra conservazione, sicurezza e ingegneria

Il 26 ottobre 2026, INGENIO ha visitato il cantiere di restauro del Campanile di Giotto, a Firenze, in occasione di una visita tecnica organizzata da Layher, azienda specializzata nella produzione di sistemi di ponteggio, in collaborazione con l’Opera di Santa Maria del Fiore, committente dell’intervento, e Tecno System Appalti, impresa affidataria dell’appalto.

Il sopralluogo ha permesso di osservare da vicino un’opera provvisionale che va ben oltre la funzione di semplice sistema di accesso alle superfici da restaurare.

In un contesto monumentale come quello di Piazza del Duomo, infatti, la progettazione delle opere provvisionali assume un ruolo centrale nella strategia di conservazione del bene. La sfida consiste nel garantire agli operatori condizioni di lavoro sicure e l’accesso a superfici articolate e difficilmente raggiungibili, limitando al contempo le interferenze con la struttura storica, l’impatto visivo sul monumento e le limitazioni alla fruibilità degli spazi pubblici.

Sono esigenze che, nel caso del Campanile di Giotto, hanno orientato le scelte progettuali verso una soluzione diversa dal tradizionale ponteggio continuo di facciata.

La realizzazione del ponteggio ha richiesto poco più di quattro mesi di lavoro. Completata nell’ottobre 2026, la struttura costituisce l’infrastruttura temporanea necessaria per l’esecuzione di un articolato programma di restauro, la cui durata è stimata in circa cinque anni.

Fasi di montaggio del ponteggio multidirezionale Layher Allround sul Campanile di Giotto. (Foto: Fabio Muzzi – Courtesy Opera di Santa Maria del Fiore)

L’intervento di restauro, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Firenze e le province di Prato e Pistoia, prevede un investimento di oltre 7 milioni di euro, interamente finanziato dall’Opera di Santa Maria del Fiore.

Per la prima volta, il Campanile di Giotto sarà interessato da un restauro complessivo, esteso sia alle superfici esterne sia agli ambienti interni. In passato, infatti, sono stati eseguiti numerosi interventi, documentati a partire dal 1939, ma sempre circoscritti a specifiche porzioni del monumento.

La necessità di un intervento organico, ormai non più rinviabile, è legata alle condizioni di degrado dei rivestimenti lapidei esterni, costituiti da marmo bianco, verde di Prato e rosso di Cintoia. Le criticità risultano particolarmente evidenti negli elementi aggettanti della terrazza sommitale e negli apparati decorativi, rendendo indispensabili interventi di messa in sicurezza e conservazione del monumento.

La progettazione del cantiere ha quindi dovuto rispondere a esigenze particolarmente complesse, conciliando la tutela delle strutture storiche, la sicurezza delle lavorazioni e l’accessibilità alle superfici, senza compromettere la percezione architettonica del Campanile.

«La qualità di un restauro monumentale dipende intrinsecamente dalla qualità della cantierizzazione, la quale deve garantire non solo la sicurezza fisica del bene, ma anche il decoro visivo dell’intero complesso monumentale. Il progetto di cantierizzazione elaborato per il Campanile di Giotto si fonda su una visione multidisciplinare che integra l’ingegneria strutturale con le più avanzate tecnologie di monitoraggio e sicurezza. Progettare un cantiere significa, in primo luogo, creare “una stazione diagnostica permanente”, un luogo privilegiato di osservazione dove la distanza tra restauratore e superficie lapidea viene annullata permettendo una verifica puntuale delle mappature di degrado e una calibrazione precisa delle metodologie di intervento.»
Samuele Caciagli, responsabile Ufficio Tecnico dell’Opera e dei Lavori.

Il Campanile di Giotto: storia e caratteristiche architettoniche

Capolavoro dell’architettura gotica italiana, il Campanile di Giotto è la torre campanaria della Cattedrale di Santa Maria del Fiore, a Firenze. Con i suoi 89,20 metri di altezza, è il terzo edificio più alto della città, dopo la Cupola del Brunelleschi e la Torre di Palazzo Vecchio.

La torre presenta una pianta quadrata di circa 15 metri per lato e si sviluppa su sei piani progressivamente alleggeriti, con murature che raggiungono i 3,30 metri di spessore. La struttura muraria si distingue per l’elevata qualità costruttiva: un nucleo interno accuratamente apparecchiato collega il paramento in pietraforte, realizzato con conci squadrati e giunti estremamente sottili, al paramento esterno rivestito in marmo. Alla solidità della costruzione contribuisce anche l’impiego di una malta di calce particolarmente tenace.

Le fondazioni, di circa 15,17 metri per lato, raggiungono una profondità di 7,50 metri, alla stessa quota di quelle della Cattedrale, fino al livello della cosiddetta «buona ghiaia».

Le superfici esterne sono rivestite di marmi bianchi, rossi e verdi, lavorati con motivi geometrici e floreali. I livelli inferiori sono impreziositi da un ricco apparato scultoreo, realizzato tra il XIV e il XV secolo, i cui originali sono oggi conservati nel Museo dell’Opera del Duomo.

All’interno, una scala di 414 gradini
conduce alla terrazza panoramica sommitale, attraversando tre logge sovrapposte caratterizzate da ampie aperture verso la città.

La costruzione ebbe inizio nel 1334 su progetto di Giotto e proseguì, dopo la sua morte, sotto la direzione di Andrea Pisano, per essere completata nel 1359 da Francesco Talenti.

Il cantiere di restauro del Campanile di Giotto visto da Piazza San Giovanni. La configurazione del ponteggio Layher Allround consente di mantenere prevalentemente visibili le facciate del monumento. (Foto: Dalila Cuoghi – INGENIO)

Un ponteggio di 84 metri che non nasconde il Campanile

La prima particolarità del cantiere è evidente già osservando il Campanile da Piazza del Duomo: a differenza di quanto avviene in molti interventi di restauro monumentale, la torre non è completamente avvolta da un ponteggio continuo di facciata.

La soluzione progettuale adottata prevede quattro torri portanti realizzate con il sistema multidirezionale Layher Allround, disposte in prossimità degli spigoli del monumento e collegate mediante elementi strutturali di irrigidimento e controventamento, così da garantire un comportamento d’insieme del sistema.

Questa configurazione permette di mantenere prevalentemente libere tre facciate del Campanile, concentrando sul quarto lato, quello settentrionale rivolto verso la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, il ponteggio di servizio e il sistema di collegamento verticale.

La scelta risponde a una duplice esigenza: ottimizzare l’impiego dei materiali e limitare l’occupazione degli spazi, preservando al contempo la visibilità del Campanile e il suo rapporto visivo con la piazza e il contesto monumentale circostante.

La configurazione consente inoltre di mantenere libere le aperture panoramiche, salvaguardando la vista sulla città e permettendo ai visitatori di continuare ad accedere al Campanile anche durante lo svolgimento dei lavori di restauro.

Rispetto a una configurazione tradizionale, la soluzione adottata consente una riduzione dell’ingombro a terra fino al 75% e una riduzione del peso della struttura di circa il 32%.

Il risultato non deriva dalla realizzazione di componenti speciali, ma dall’impiego di elementi modulari standard, combinati secondo una configurazione specificamente progettata per il monumento.

È proprio questo uno degli aspetti più interessanti del progetto: la possibilità di ottenere una geometria strutturale complessa attraverso un sistema industrializzato, riconfigurabile e riutilizzabile.

«In un intervento di questo tipo, la struttura provvisionale deve essere al servizio del restauro senza diventare protagonista. La sfida è stata individuare una soluzione che garantisse sicurezza e piena operatività ai restauratori, riducendo al minimo l’impatto visivo e fisico del cantiere. Abbiamo lavorato con l’Opera Santa Maria del Fiore e con TSA per mantenere libere le finestre e le aperture non interessate direttamente dagli interventi, così da consentire ai visitatori di continuare a fruire degli spazi e delle visuali dal monumento, con la minore interferenza possibile.»
Daniele Berlanda, direttore generale di Layher Italia.

Il montaggio del ponteggio del Campanile di Giotto raccontato in time-lapse

Opere provvisionali: il sistema multidirezionale Layher Allround

L’opera provvisionale è realizzata con il sistema Layher Allround LW, caratterizzato da collegamenti multidirezionali a rosetta e cuneo.

Il nodo di connessione consente di collegare correnti e diagonali ai montanti secondo differenti direzioni, offrendo un’elevata flessibilità nella definizione delle geometrie. Questa caratteristica assume particolare importanza quando il ponteggio deve adattarsi a un manufatto storico, dove aggetti, cornici, aperture e variazioni della superficie impediscono di adottare una configurazione uniforme.

Il sistema utilizza componenti in acciaio ad alta resistenza, concepiti per contenere il peso degli elementi senza rinunciare alle prestazioni strutturali richieste.

La modularità consente inoltre di realizzare, utilizzando componenti appartenenti allo stesso sistema, non soltanto i piani di lavoro, ma anche collegamenti, scale, piattaforme e aree temporanee di deposito.

Durante la visita è stato evidenziato come gli stessi elementi possano essere impiegati per configurazioni con differenti capacità di carico, in funzione delle esigenze operative e delle verifiche progettuali.

Il valore della soluzione non risiede quindi soltanto nella versatilità del singolo componente, ma nella possibilità di progettare un sistema integrato di strutture provvisionali, adattabile alle diverse fasi del cantiere.

Dettaglio del nodo di connessione a rosetta e cuneo del sistema multidirezionale Layher Allround, che consente il collegamento di correnti e diagonali ai montanti del ponteggio. (Foto: Francesco Degli Innocenti – Courtesy Layher)

La sfida strutturale: stabilizzare il ponteggio senza nuove perforazioni nelle murature

Uno degli aspetti tecnicamente più rilevanti riguarda il rapporto tra il ponteggio e la struttura storica. Nel restauro di un edificio monumentale, la stabilizzazione delle opere provvisionali rappresenta una questione particolarmente delicata: occorre garantire la sicurezza dell’impalcatura evitando interventi invasivi sulle murature.

Nel caso del Campanile di Giotto, il progetto ha privilegiato una configurazione strutturale che limita fortemente le interferenze con il manufatto. Le torri verticali sono collegate mediante elementi di irrigidimento e controventamento che, limitando gli spostamenti e le deformazioni, contribuiscono alla stabilità complessiva del ponteggio.

A questo scopo, sono state previste costolonature di irrigidimento disposte a intervalli regolari di 10 metri, insieme a collegamenti tra le diverse facciate, sfruttando anche l’elevata capacità portante degli elementi strutturali impiegati.

Particolare attenzione è stata dedicata ai punti di interazione con il Campanile, risolti attraverso specifici sistemi di contrasto, anche in corrispondenza delle buche pontaie storiche. Durante il sopralluogo è stato spiegato che questi dispositivi lavorano mediante contrasto e attrito, evitando la realizzazione di nuove perforazioni per l’inserimento di ancoraggi tradizionali.

Si tratta di una scelta particolarmente significativa dal punto di vista conservativo, poiché consente di limitare le interferenze con le murature storiche, rispondendo al contempo alle esigenze di stabilità e sicurezza dell’opera provvisionale.

Vista dal basso del ponteggio Layher Allround lungo la facciata del Campanile di Giotto rivolta verso il Duomo, con i collegamenti tra le strutture provvisionali. (Foto: Francesco Degli Innocenti – Courtesy Layher)

La ripartizione dei carichi e le verifiche del terreno

La progettazione dell’opera provvisionale ha richiesto particolare attenzione anche alle condizioni di appoggio. Un ponteggio di queste dimensioni trasferisce al suolo carichi considerevoli, che devono essere compatibili con le caratteristiche del terreno e delle strutture eventualmente presenti nel sottosuolo.

Prima del montaggio sono state quindi effettuate indagini geologiche e geofisiche
finalizzate a verificare le condizioni del piano di appoggio, la capacità portante e l’eventuale presenza di vuoti. I carichi concentrati trasmessi dai montanti vengono ripartiti mediante specifici sistemi di distribuzione, dimensionati in funzione delle condizioni riscontrate.

Durante la visita è stato inoltre sottolineato il ruolo delle azioni orizzontali, in particolare del vento. Per un’opera provvisionale di notevole altezza, la verifica nei confronti delle azioni del vento assume infatti un’importanza determinante, anche in relazione alla configurazione dei controventamenti e alla distribuzione delle sollecitazioni tra le diverse torri.

La progettazione deve considerare non soltanto la configurazione finale, ma anche le condizioni transitorie che si verificano durante il montaggio, le modifiche dei piani di lavoro e lo smontaggio.

Dettaglio della base di appoggio di uno dei montanti portanti del ponteggio Layher Allround, con gli elementi di ripartizione dei carichi sulla struttura sottostante. (Foto: Dalila Cuoghi – INGENIO)

Dalla modellazione digitale al montaggio: il ruolo dello Scaffolding Information Modeling

La complessità geometrica e strutturale dell’intervento ha richiesto un’attenta progettazione preliminare. Layher ha contribuito allo sviluppo dell’opera provvisionale attraverso strumenti di modellazione digitale (LayPLAN CAD), utilizzati per definire la configurazione del ponteggio, verificare le interferenze e pianificare le fasi operative.

Durante il sopralluogo è stato illustrato il ricorso allo Scaffolding Information Modeling (SIM), una metodologia di progettazione e gestione digitale dei ponteggi che applica alle opere provvisionali i principi del Building Information Modeling (BIM). Attraverso un modello tridimensionale, il SIM consente di rappresentare la geometria del ponteggio e di associarvi informazioni tecniche relative ai singoli componenti, alle loro caratteristiche e alle modalità di assemblaggio.

Nel caso del Campanile di Giotto, la modellazione del ponteggio è stata sviluppata a partire dai dati acquisiti attraverso rilievi laser scanner e fotogrammetrici del monumento.

La disponibilità di un modello digitale ha consentito di studiare preventivamente la disposizione dei montanti, i collegamenti strutturali e i punti di avvicinamento alle superfici monumentali, necessari per garantire ai restauratori l’accessibilità alle diverse aree di intervento.

Questo aspetto assume particolare rilevanza nella definizione della distanza tra i piani di lavoro e le superfici del monumento, che nel caso del Campanile è di soli 20 cm: uno spazio da valutare attentamente per conciliare le esigenze operative dei restauratori con le prescrizioni di sicurezza.

La modellazione digitale ha quindi supportato la definizione delle geometrie e la verifica delle interferenze, riducendo la necessità di adattamenti improvvisati durante il montaggio.

In questo senso, la digitalizzazione non rappresenta soltanto uno strumento di rappresentazione tridimensionale, ma un supporto alla progettazione esecutiva e all’organizzazione del cantiere.

Vista dall’alto delle operazioni di montaggio del ponteggio del Campanile di Giotto. L’immagine evidenzia lo sviluppo verticale dell’opera provvisionale e la configurazione degli elementi modulari Layher in corrispondenza delle facciate monumentali. (Foto: Fabio Muzzi – Courtesy Opera di Santa Maria del Fiore)

Un restauro dall’alto verso il basso: il ponteggio si trasforma durante i lavori

L’intervento di restauro è stato organizzato secondo una progressione dall’alto verso il basso, con l’allestimento e la successiva riconfigurazione dei piani di lavoro in funzione delle aree interessate dagli interventi.

La struttura provvisionale non rimarrà quindi invariata per tutta la durata del cantiere. I piani di lavoro saranno progressivamente adattati alle esigenze delle diverse fasi, mantenendo l’accessibilità alle superfici interessate e limitando l’occupazione delle facciate non ancora coinvolte.

Questa organizzazione consente di contenere l’impatto visivo del cantiere, preservando per quanto possibile la visibilità delle aperture del Campanile, e di ottimizzare la successione delle lavorazioni. Procedere dall’alto verso il basso permette inoltre di ridurre il rischio che polveri, residui e materiali prodotti durante gli interventi alle quote superiori interessino superfici già restaurate.

La progressiva riconfigurazione dei piani di lavoro richiede tuttavia un’attenta progettazione delle diverse configurazioni strutturali del ponteggio, poiché la distribuzione dei carichi e le condizioni di stabilità devono essere verificate anche durante le trasformazioni dell’opera provvisionale.

Il ponteggio diventa così una struttura dinamica dal punto di vista organizzativo, capace di adattarsi all’evoluzione del restauro.

Il ponteggio Layher Allround di 84 metri installato per il restauro del Campanile di Giotto, visto da Piazza del Capitolo. La configurazione dell’opera provvisionale consente di mantenere prevalentemente visibili le facciate del monumento. (Foto: Francesco Degli Innocenti – Courtesy Layher)

Sicurezza e organizzazione del cantiere di restauro

La sicurezza costituisce uno degli elementi centrali dell’organizzazione del cantiere. L’altezza del monumento, la presenza di lavorazioni specialistiche e la necessità di mantenere attivi i percorsi turistici all’interno del campanile richiedono una gestione particolarmente rigorosa degli accessi e delle interferenze.

Il progetto del ponteggio ha tenuto conto anche delle esigenze di accessibilità e sicurezza degli operatori, prevedendo percorsi dedicati, sistemi di sollevamento verticale per il trasporto di persone e materiali e una scala a rampe in alluminio fino a quota 76 m, utilizzabile anche come via di esodo in caso di emergenza.

Protezioni collettive e sistemi di controllo degli accessi

La sicurezza delle lavorazioni in quota è garantita dall’impiego di parapetti integrati, tavole fermapiede e reti anticaduta (tipo YS classe A2), a cui si aggiungono mantovane di protezione contro la caduta di materiali dall’alto. In corrispondenza degli elevatori sono inoltre previste reti anticesoiamento per la protezione degli operatori durante le operazioni di movimentazione verticale.

Per prevenire gli accessi non autorizzati, il cantiere è inoltre dotato di un sistema antintrusione integrato con videosorveglianza a circuito chiuso (TVCC) e sensori volumetrici, finalizzato al controllo del perimetro.

L’ingresso nelle aree operative è regolamentato attraverso sistemi elettronici e procedure di autorizzazione, accompagnate dalla verifica della documentazione di sicurezza.

Piani di lavoro del ponteggio multidirezionale Layher Allround in prossimità degli elementi architettonici e decorativi del Campanile di Giotto, con sistemi di protezione per le lavorazioni in quota. (Foto: Francesco Degli Innocenti – Courtesy Layher)

Il Piano di Sicurezza e Coordinamento come strumento dinamico

Un aspetto significativo dell’organizzazione riguarda la gestione del Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC), concepito non come un documento statico, ma come uno strumento da aggiornare in funzione dell’evoluzione delle lavorazioni e delle condizioni operative.

L’attuazione delle misure di sicurezza viene verificata attraverso sopralluoghi settimanali e, nelle fasi più delicate, anche giornalieri. Gli esiti delle verifiche consentono di individuare eventuali necessità di aggiornamento del PSC, in funzione dell’evoluzione delle lavorazioni e delle condizioni operative.

La presenza di personale qualificato, tra cui addetti antincendio, addetti al primo soccorso e preposti designati, si affianca a un sistema di gestione documentale centralizzato, con spazi dedicati alla consultazione dei piani operativi.

Questo approccio consente di mantenere un controllo costante sulle condizioni di lavoro e di coordinare le misure di prevenzione e protezione adottate dalle diverse imprese coinvolte.

Gestione delle emergenze: il coordinamento con i Vigili del Fuoco

Un elemento significativo riguarda la collaborazione avviata dall’Opera di Santa Maria del Fiore con i Vigili del Fuoco. Il confronto è stato finalizzato alla definizione di procedure di emergenza e recupero degli infortunati in contesti monumentali complessi, caratterizzati da spazi confinati, percorsi articolati e difficoltà di accesso.

La conoscenza preventiva dei luoghi e delle caratteristiche delle strutture permette di pianificare le modalità di intervento e di migliorare il coordinamento tra le squadre operative.

In un cantiere di restauro monumentale, infatti, la gestione della sicurezza non può limitarsi alla predisposizione dei dispositivi di protezione. Deve comprendere anche l’organizzazione dei soccorsi, la formazione degli operatori e la verifica delle condizioni di accessibilità alle diverse aree.

Criticità nell’installazione del ponteggio durante i mesi estivi

L’installazione del ponteggio, affidata a TSA, ha richiesto un’attenta pianificazione delle attività anche in funzione delle condizioni meteorologiche, con particolare riferimento alle elevate temperature registrate durante i mesi estivi.

Il caldo ha reso necessaria una rimodulazione degli orari di lavoro, nel rispetto delle ordinanze regionali, e una diversa organizzazione delle operazioni di montaggio sulle facciate. La conformazione del Campanile e il differente irraggiamento solare delle superfici hanno consentito di programmare le attività privilegiando, nelle diverse fasce orarie, le zone maggiormente ombreggiate, riducendo così l’esposizione degli operatori al calore.

Un ulteriore elemento da considerare riguarda l’eventuale installazione di coperture provvisorie, che possono modificare le superfici esposte al vento e, di conseguenza, le sollecitazioni trasmesse alla struttura del ponteggio. La loro presenza richiede pertanto specifiche valutazioni in fase di progettazione.

L’esperienza del cantiere evidenzia come la sicurezza durante il montaggio di un ponteggio di questa complessità dipenda anche dalla capacità di adattare l’organizzazione delle lavorazioni alle condizioni climatiche e operative, attraverso una pianificazione costantemente aggiornata.

La logistica di cantiere nel centro storico di Firenze

La movimentazione dei materiali necessari alla realizzazione di un ponteggio di queste dimensioni, nel cuore del centro storico di Firenze, ha rappresentato una sfida logistica e organizzativa di particolare complessità. Il montaggio ha richiesto la gestione di circa 35.000 componenti, in un contesto caratterizzato da spazi operativi limitati, intensa affluenza turistica e vincoli legati alla fruizione del complesso monumentale.

Per rispondere a queste esigenze, è stata adottata una programmazione puntuale delle forniture, organizzando il trasporto e la distribuzione dei componenti in funzione delle attività previste nelle singole giornate, così da limitare l’accumulo di materiali in piazza.

L’impiego di elementi modulari standard del sistema Layher ha agevolato questa gestione, consentendo di organizzare le forniture secondo sequenze di montaggio prestabilite. Sono state inoltre predisposte aree temporanee di deposito, realizzate utilizzando componenti dello stesso sistema di ponteggio, sfruttandone la modularità per ottimizzare gli spazi disponibili.

Durante il sopralluogo è emersa anche l’importanza del coordinamento con i diversi soggetti coinvolti nella gestione della piazza. Eventi pubblici, celebrazioni e manifestazioni possono infatti rendere necessaria una temporanea riorganizzazione delle aree di cantiere e delle operazioni di movimentazione dei materiali.

La gestione di queste esigenze ha richiesto un confronto costante tra progettisti, direzione lavori, coordinamento della sicurezza, imprese esecutrici e soggetti responsabili della tutela e della gestione del complesso monumentale.

Gestione delle interferenze con lo spazio pubblico

In un contesto caratterizzato da un’intensa affluenza turistica, la delimitazione delle aree operative e la separazione dei percorsi di cantiere dagli spazi accessibili al pubblico rappresentano aspetti fondamentali per la sicurezza e la gestione delle interferenze con Piazza Duomo.

A questo scopo è stato adottato il sistema di protezione Layher Protect, in alternativa alle tradizionali pannellature in legno o acciaio zincato.

Il sistema è costituito da elementi modulari e riutilizzabili, progettati per delimitare le aree di lavoro e dotati di accorgimenti che contribuiscono a ridurre la presenza di spigoli vivi, contenere la dispersione delle polveri e attenuare la propagazione del rumore, con un abbattimento acustico dichiarato fino a 26 dB.

La soluzione contribuisce così a limitare le interferenze tra le attività di restauro e la fruizione degli spazi pubblici di Piazza del Duomo, integrando le esigenze di sicurezza con quelle di gestione del cantiere nel contesto monumentale.

Gestione delle interferenze con l’avifauna durante il montaggio del ponteggio

Tra i vincoli considerati nella pianificazione del montaggio del ponteggio rientra anche la presenza di una coppia di falchi pellegrini, che dalla metà degli anni 2000 nidifica sui monumenti del complesso del Duomo di Firenze. In collaborazione con la LIPU
e con esperti del settore, l’Opera di Santa Maria del Fiore ha effettuato una mappatura fotografica delle 149 buche pontaie del Campanile, individuando una femmina in cova in una cavità situata nella parte sommitale del prospetto ovest. Per evitare interferenze con il ciclo riproduttivo della specie, è stata quindi rimodulata la sequenza delle operazioni di montaggio, salvaguardando la nidificazione, conclusasi con la nascita di tre pulli e il loro successivo involo.

Vista del ponteggio del Campanile di Giotto dalle terrazze della Cattedrale di Santa Maria del Fiore. In evidenza le torri portanti, i collegamenti strutturali e le protezioni installate nella parte sommitale. (Foto: Dalila Cuoghi – INGENIO)

Il restauro del Campanile di Giotto: conoscere prima di intervenire

Se il ponteggio costituisce l’infrastruttura necessaria per accedere alle diverse parti del monumento, il restauro ha come obiettivo la conservazione delle superfici e degli elementi costruttivi del Campanile di Giotto, attraverso un percorso fondato sulla conoscenza delle caratteristiche del manufatto e delle sue condizioni di conservazione.

Nel corso della sua storia, il Campanile è stato interessato da numerosi interventi di manutenzione, sostituzione e restauro, eseguiti in epoche differenti. Questa stratificazione rende particolarmente complessa la valutazione dello stato di conservazione: le superfici esterne non costituiscono infatti un insieme omogeneo, ma presentano materiali, tecniche di posa e sistemi di ancoraggio che possono variare da una facciata all’altra, e persino all’interno dello stesso prospetto.

Per questo, il programma di restauro prevede una campagna sistematica di rilievi, mappature e indagini diagnostiche, finalizzata ad approfondire le condizioni dei materiali, verificare i fenomeni di degrado già individuati e definire puntualmente le metodologie di intervento più appropriate.

«L’intervento di restauro è finalizzato alla conservazione e alla salvaguardia dell’integrità del monumento, attraverso un’attenta fase preliminare di conoscenza, rilievo e diagnostica. Le attività saranno orientate alla conferma del progetto eseguito e quindi dei fenomeni di degrado quali alterazioni cromatiche, depositi superficiali, incrostazioni e croste nere, alla verifica del quadro fessurativo e delle eventuali problematiche strutturali, nonché alla specifica definizione di metodologie operative differenziate in funzione dei materiali e delle specifiche condizioni conservative.»
Beatrice Agostini, responsabile Ufficio Restauri dell’Opera.

Mappatura del degrado e indagini diagnostiche: dalla conoscenza alla definizione degli interventi

La definizione puntuale delle metodologie conservative sarà supportata da ulteriori attività conoscitive, comprendenti la mappatura dello stato di conservazione, il rilievo del quadro fessurativo e specifiche indagini diagnostiche in situ e in laboratorio.

L’obiettivo è approfondire la conoscenza dei materiali, individuare le cause dei fenomeni di alterazione e verificare l’efficacia delle metodologie di intervento previste, attraverso prove preliminari e controlli condotti direttamente sulle superfici.

In questo percorso, l’accessibilità garantita dal ponteggio assume un ruolo determinante: consentirà di esaminare da vicino anche le porzioni del monumento difficilmente raggiungibili, individuando eventuali lesioni, microfratture, distacchi e condizioni di perdita di coesione dei materiali.

Le informazioni raccolte permetteranno di calibrare le operazioni conservative in funzione delle caratteristiche dei diversi elementi lapidei e del loro effettivo stato di degrado, evitando l’applicazione indiscriminata delle medesime tecniche su materiali e superfici con comportamenti differenti.

Il degrado delle superfici lapidee: materiali, esposizione e criticità conservative

Le attività diagnostiche consentiranno di approfondire un quadro conservativo che presenta già fenomeni di degrado differenziati per tipologia di materiale, esposizione e storia degli interventi.

Tra le principali problematiche conservative del Campanile di Giotto figurano i fenomeni di alterazione biologica, particolarmente evidenti nelle porzioni del monumento meno esposte all’irraggiamento solare. La presenza di muschi, licheni e altri organismi può interessare le superfici lapidee e, in determinate condizioni, coinvolgere anche gli strati più superficiali del materiale, in relazione alle caratteristiche del substrato e alla presenza di umidità.

A queste alterazioni si aggiungono altre forme di degrado, tra cui depositi superficiali, croste nere, perdita di coesione e disgregazione dei materiali lapidei.

L’intensità e la distribuzione dei fenomeni variano in funzione dell’esposizione delle facciate, delle condizioni ambientali e delle caratteristiche fisiche, chimiche e mineralogiche dei materiali. Il rivestimento policromo del Campanile, costituito da marmo bianco, Verde di Prato e marmo rosso di Cintoia, presenta infatti comportamenti differenti rispetto all’azione degli agenti atmosferici, alle variazioni termo-igrometriche e ai processi di alterazione.

Il quadro conservativo risulta particolarmente critico negli elementi maggiormente esposti e aggettanti della terrazza sommitale, tra cui mensole e apparati decorativi. Particolare attenzione richiedono inoltre le facciate nord e ovest, non interessate da significativi interventi di restauro nel corso del Novecento.

Sul prospetto nord, la minore esposizione all’irraggiamento solare e le condizioni di umidità favoriscono il ripetersi di cicli di bagnato e asciutto, la cristallizzazione dei sali, la formazione di croste nere e lo sviluppo di colonizzazioni biologiche.

Un ulteriore elemento di complessità è rappresentato dagli interventi di restauro e sostituzione eseguiti nel tempo. Durante il sopralluogo è stato infatti evidenziato come alcune porzioni del rivestimento comprendano elementi sostituiti in epoche relativamente recenti, mentre altre conservino una maggiore quantità di materiali storici.

Ricostruire le diverse fasi di intervento è quindi fondamentale per interpretare correttamente le forme di degrado, distinguendo le alterazioni riconducibili alle caratteristiche dei materiali originari da quelle eventualmente associate a precedenti restauri, integrazioni o sostituzioni.

Dettaglio delle superfici marmoree policrome del Campanile di Giotto, osservate da uno dei piani di lavoro del ponteggio. L’accessibilità ravvicinata consente di esaminare lo stato di conservazione dei rivestimenti lapidei e degli elementi decorativi. (Foto: Dalila Cuoghi – INGENIO)

Pulitura, consolidamento e reintegrazione: i criteri di intervento

Gli interventi di restauro saranno definiti sulla base degli esiti delle indagini diagnostiche e di specifiche prove preliminari, privilegiando la conservazione della materia originale e il rispetto delle patine storiche.

Le operazioni comprenderanno la rimozione dei depositi superficiali e delle alterazioni biologiche, il trattamento delle croste nere e delle incrostazioni, nonché interventi di preconsolidamento e consolidamento, calibrati in funzione delle caratteristiche dei materiali e delle condizioni conservative riscontrate.

Particolare attenzione sarà dedicata alla compatibilità fisica, chimica e meccanica dei materiali impiegati, per evitare che le lavorazioni introducano nuove condizioni di degrado o alterino il comportamento degli elementi esistenti.

Sono inoltre previste la rimozione delle stuccature incongrue, la sigillatura di lacune e giunti e, dove necessario, la reintegrazione delle parti mancanti mediante malte a base di calce e polveri di marmo, opportunamente formulate per risultare compatibili con i materiali originali.

La sostituzione o l’integrazione degli elementi marmorei sarà prevista esclusivamente nei casi in cui lo stato di degrado non consenta di garantirne un’adeguata conservazione oppure quando sussistano condizioni di rischio per la sicurezza o la stabilità degli elementi stessi.

A conclusione delle lavorazioni potranno essere applicati, previa verifica di compatibilità, trattamenti protettivi idrorepellenti e consolidanti, selezionati in relazione alle caratteristiche dei materiali e alle condizioni di esposizione.

Le indagini sui sistemi di ancoraggio dei rivestimenti lapidei

Un aspetto di particolare interesse tecnico riguarda la verifica dei sistemi di ancoraggio degli elementi lapidei di rivestimento, che possono presentare caratteristiche differenti in relazione all’epoca di posa o di sostituzione.

In alcune porzioni del monumento sono presenti elementi metallici di collegamento, il cui stato di conservazione richiede specifiche valutazioni. L’eventuale corrosione dei componenti ferrosi può infatti provocare un aumento di volume, generando sollecitazioni localizzate sui materiali circostanti e favorendo la formazione di fessurazioni o, nelle situazioni più critiche, fenomeni di distacco.

Per approfondire la conoscenza di questi sistemi è prevista una campagna di indagini georadar, finalizzata a individuare la posizione e la distribuzione degli elementi di ancoraggio e a raccogliere ulteriori informazioni sulla loro configurazione.

L’accessibilità garantita dal ponteggio consentirà inoltre di eseguire verifiche ravvicinate delle superfici, comprese ispezioni visive e controlli mediante battitura, utili a individuare eventuali discontinuità, distacchi o condizioni di perdita di adesione.

Si tratta di verifiche particolarmente importanti perché alcune criticità dei rivestimenti possono non essere immediatamente riconoscibili attraverso la sola osservazione visiva.

Qualora le indagini evidenzino elementi metallici degradati, potranno essere valutati interventi di trattamento o sostituzione, privilegiando materiali compatibili e resistenti ai fenomeni corrosivi. Tra le soluzioni considerate figurano anche componenti in acciaio inox e materiali compositi in fibra di vetro, da selezionare in funzione delle specifiche condizioni di intervento.

L’obiettivo è garantire la conservazione degli elementi lapidei e l’efficacia dei relativi sistemi di collegamento, limitando le sostituzioni allo stretto necessario e privilegiando soluzioni compatibili con le caratteristiche storiche e costruttive del monumento.

Stato di conservazione e monitoraggio strutturale del Campanile di Giotto

Le indagini sui rivestimenti lapidei si inseriscono in un più ampio programma di conoscenza, monitoraggio e conservazione del monumento.

Durante la visita è stato ricordato che il Campanile di Giotto è sottoposto a un sistema di monitoraggio strutturale continuo (Structural Health Monitoring – SHM), finalizzato a seguirne il comportamento nel tempo attraverso l’acquisizione e l’analisi di parametri significativi per la valutazione delle condizioni statiche e dinamiche della struttura.

Il sistema si avvale di una rete capillare di sensori, tra cui inclinometri biassiali, piezometri e sensori di temperatura, che consentono di rilevare variazioni utili a interpretare il comportamento del monumento e a individuare eventuali evoluzioni dei fenomeni deformativi e fessurativi. I dati raccolti costituiscono un importante supporto alle attività di valutazione e controllo, contribuendo alla definizione di un quadro conoscitivo aggiornato delle condizioni strutturali del Campanile.

Le attività di monitoraggio sono condotte in stretta sinergia scientifica con il Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale (DICEA) dell’Università degli Studi di Firenze e con il prof. Gianni Bartoli.

In questo contesto, è importante distinguere le problematiche conservative dei rivestimenti lapidei dalle condizioni strutturali complessive del monumento. La presenza di alterazioni superficiali, fenomeni di degrado dei materiali o criticità localizzate nei sistemi di ancoraggio non implica necessariamente una compromissione della stabilità generale della torre. La valutazione del comportamento strutturale richiede infatti strumenti, parametri e metodologie differenti rispetto a quelli impiegati per l’analisi dello stato di conservazione delle superfici.

Il cantiere rappresenta quindi un’importante opportunità per integrare le osservazioni dirette e i risultati delle indagini diagnostiche sui rivestimenti con i dati provenienti dal monitoraggio strutturale, contribuendo a una conoscenza più approfondita del monumento e a una valutazione sempre più puntuale delle sue condizioni di conservazione.

Dalla conoscenza alla manutenzione programmata

Le informazioni raccolte durante il restauro saranno progressivamente organizzate attraverso un sistema di identificazione delle superfici articolato per facciate, quote e porzioni del monumento.

A ciascuna area potranno essere associate la documentazione fotografica, le mappature del degrado, le caratteristiche dei materiali, gli esiti delle indagini diagnostiche e le informazioni relative agli interventi conservativi.

Questo lavoro consentirà di costruire un archivio tecnico sistematico dello stato di conservazione del Campanile, aggiornato sulla base delle verifiche e delle attività svolte durante il cantiere.

Il valore di questa documentazione va oltre le esigenze immediate del restauro: le conoscenze acquisite potranno costituire un riferimento per le future campagne ispettive, il monitoraggio dell’evoluzione dei fenomeni di degrado e la programmazione degli interventi di manutenzione e conservazione del monumento.

Il Battistero di San Giovanni: un’altra sfida per le opere provvisionali

La visita organizzata da Layher è proseguita all’interno del Battistero di San Giovanni, dove è in corso un importante intervento di restauro della volta musiva. Anche in questo caso, l’opera provvisionale rappresenta una componente fondamentale del progetto.

La particolare geometria dell’edificio e l’esigenza di accedere alle superfici decorate hanno richiesto una soluzione strutturale appositamente studiata, realizzata con il sistema multidirezionale Layher. Il ponteggio presenta una configurazione comunemente definita «a fungo», che consente di sviluppare i piani di lavoro in quota, adattandoli alla geometria della copertura interna e garantendo l’accessibilità alle superfici interessate dagli interventi di restauro.

Il sopralluogo ha consentito di comprendere come gli stessi componenti modulari possano essere utilizzati per risolvere esigenze differenti rispetto a quelle affrontate all’esterno del Campanile.

Battistero di San Giovanni a Firenze: vista dal basso del ponteggio multidirezionale Layher Allround, con configurazione «a fungo», realizzato per consentire gli interventi di restauro della volta musiva. (Foto: Dalila Cuoghi – INGENIO)

Le opere provvisionali come parte del progetto di conservazione e restauro

Il cantiere del Campanile di Giotto dimostra come, negli interventi sul patrimonio monumentale, la progettazione delle opere provvisionali sia parte integrante del progetto di restauro, e non una semplice attività di supporto.

La geometria del ponteggio, i sistemi di stabilizzazione, la distribuzione dei carichi, l’organizzazione degli accessi e le sequenze di montaggio sono scelte progettuali che incidono direttamente sulle modalità di esecuzione degli interventi, sulla sicurezza degli operatori e sulla tutela del manufatto storico.

Nel caso fiorentino, l’impiego del sistema multidirezionale Layher, affiancato dalla modellazione digitale, ha permesso di sviluppare una configurazione capace di adattarsi alla geometria del Campanile, limitando le interferenze con le superfici storiche. La modularità dei componenti e la possibilità di realizzare strutture complesse hanno consentito di rispondere alle specifiche esigenze del cantiere, conciliando accessibilità, stabilità e contenimento dell’impatto visivo.

Un altro elemento distintivo è rappresentato dal coordinamento tra competenze specialistiche: progettisti strutturali, esperti di opere provvisionali, restauratori, tecnici della diagnostica, responsabili della sicurezza e soggetti preposti alla tutela del patrimonio concorrono a un processo in cui le scelte di ciascuno devono integrarsi con quelle degli altri.

«Realizzare una struttura così complessa e imponente è stata una sfida importante. Affrontarla con un team coeso ha fatto la differenza. L’abbiamo vissuta con intensità ed entusiasmo, sostenendoci a vicenda e mettendo al centro la fiducia reciproca, alla base di ogni rapporto e di ogni buon lavoro di squadra.»
Aleandro Carminati, Proprietario e CEO di TSA, Tecno System Appalti

Il ponteggio non è soltanto la struttura che permette di raggiungere il monumento: è l’infrastruttura attraverso cui diventa possibile conoscerlo, studiarlo e conservarlo.


Colophon tecnico del cantiere di restauro del Campanile di Giotto, Firenze

PONTEGGIO E CANTIERE RESTAURO
DIREZIONE E COORDINAMENTO OPERAZIONI DIREZIONE E COORDINAMENTO OPERAZIONI
Direttore Area Operazioni
Ing. Marcello Santini
Direttore Area Operazioni
Ing. Marcello Santini
Responsabile dei Lavori e PM della Commessa
Arch. Samuele Caciagli
Responsabile dei Lavori e PM della Commessa
Arch. Samuele Caciagli, Arch. Mara Landi
Ufficio di Direzione dei Lavori delle Opere Provvisionali
Arch. Samuele Caciagli, Arch. Mara Landi
Ufficio di Direzione dei Lavori delle Opere Provvisionali
Arch. Samuele Caciagli, Arch. Mara Landi
PROGETTAZIONE CANTIERE E OPERE PROVVISIONALI PROGETTAZIONE DELL’INTERVENTO DI RESTAURO E DIREZIONE DEI LAVORI
Progettisti
TECNO SYSTEM APPALTI SRL
DSI INGEGNERIA SRL 2024
Arch. Samuele Caciagli
Layher SpA
Progettisti
Arch. Beatrice Agostini
Arch. Daniela Chiesi (lato ovest)
Direzione dei lavori
Arch. Beatrice Agostini
Assistenza alla Direzione dei Lavori
Arch. Francesca Mannucci (esterni)
Arch. Mara Landi (interni)
COORDINAMENTO DELLA SICUREZZA COORDINAMENTO DELLA SICUREZZA
CSP/CSE Campanile
Arch. Daniela Chiesi (Arkady Associati)
CSP/CSE Campanile
Arch. Daniela Chiesi (Arkady Associati)
ESECUZIONE LAVORI ESECUZIONE LAVORI
Imprese affidatarie
TECNO SYSTEM APPALTI SRL
TECNO SYSTEM MONTAGGI SRL
TECNO IMPIANTI DB S.R.L.
ELECTROELSA S.R.L.
Lavori di restauro e consolidamento strutturale
LITHOS SRL
Opera di Santa Maria del Fiore
Alessandro Noccioli
Gabriele Nutini
Giuseppe Martino Ferraro
Carlo Tacconi
Sandro Schievenin
Tommaso Bogi
Commissione opere strutturali
Ing. Leonardo Paolini
Ing. Paolo Spinelli
DICEA – Università degli Studi di Firenze
PM Commessa TSA
Dott. Daniele Ciccotti
Campagna fotografica
BAMSphoto Rodella SNC
Direttore Tecnico di Cantiere
Sig. Patrizio Catarci

L’intervento di restauro è realizzato sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Firenze e le Province di Pistoia e Prato.

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