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  • Analist si blocca o smette di funzionare dopo l’installazione di Windows Update su Windows 11: come risolvere il problema

    Analist si blocca o smette di funzionare dopo l’installazione di Windows Update su Windows 11: come risolvere il problema





    Dopo l’installazione degli ultimi aggiornamenti di Windows 11 versione 25H2 (build 26200.8246), molti utenti stanno riscontrando problemi con il software Analist. Il programma può bloccarsi o smettere di funzionare correttamente compromettendo il lavoro quotidiano.

    La causa del malfunzionamento, accertato da Autodesk e relativo a tutti i suoi prodotti, è l’incompatibilità con l’aggiornamento di Windows KB5083769. Il problema si verifica su sistemi aggiornati a Windows 11 25H2.

    Questi i problemi riscontrati:

    • Analist si blocca all’apertura di un disegno
    • Il software non risponde durante l’utilizzo
    • Crash o blocco già in fase di avvio
    • Il problema riguarda tutte le versioni di Analist

    Soluzione consigliata

    Soluzione:

    Per risolvere questo problema con Analist 2024 – 2026, scaricare il file allegato Analist_Freeze_Hotfix_for_Win_11.ZIP ed estrarlo in una cartella.

    Copiare il file AdDownloaderCore.dll dalla cartella estratta nella cartella C:\Programmi\Analist Group\Analist 202x e sostituire la versione esistente.




  • : PNRR, 1 miliardo all’housing efficiente

    : PNRR, 1 miliardo all’housing efficiente

    05/06/2026 – Un miliardo di euro per l’housing con obiettivo di efficientamento energetico e 200 milioni di euro per far scorrere le graduatorie dei finanziamenti all’edilizia residenziale pubblica.
     
    Sono due delle principali novità della revisione tecnica del PNRR illustrata dal Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, durante l’audizione del 3 giugno 2026 davanti alle Commissioni Bilancio e Politiche UE di Camera e Senato.
     
    La revisione comporta una rimodulazione finanziaria di circa 2,1 miliardi di euro, ottenuta attraverso la riallocazione di risorse provenienti da misure considerate non pienamente coerenti con le tempistiche del Piano o caratterizzate da criticità di rendicontazione.
     

    Un miliardo per l’housing green

    La quota più consistente della riprogrammazione, pari a un miliardo di euro, sarà destinata all’housing attraverso uno strumento finanziario con obiettivo di efficientamento energetico che, secondo le anticipazioni, sarà gestito dal Ministero delle Infrastrutture attraverso un Fondo dedicato aperto presso Cdp Real Estate.
     
    La misura si inserisce nel più ampio quadro delle politiche per la casa e arriva mentre il Governo sta definendo gli strumenti operativi del Piano Casa, finalizzato ad aumentare l’offerta di abitazioni a canone sostenibile anche attraverso il coinvolgimento di risorse pubbliche e private.
     

    Case popolari, 200 milioni per lo scorrimento delle graduatorie

    Nel corso dell’audizione, Foti ha richiamato il forte interesse registrato dagli interventi sugli immobili di edilizia residenziale pubblica: le domande presentate e quelle potenziali avrebbero raggiunto un valore pari a circa il doppio dello stanziamento disponibile.
     
    Per coprire il fabbisogno emerso dalle domande già presentate, saranno destinati all’efficientamento energetico altri 200 milioni di euro. Secondo quanto riferito dal Ministro, le risorse aggiuntive serviranno a far scorrere le graduatorie, consentendo il finanziamento di ulteriori interventi rimasti esclusi per insufficienza della dotazione iniziale.
     
    Il rifinanziamento riguarda quindi il patrimonio di edilizia residenziale pubblica e conferma la centralità della riqualificazione energetica degli edifici nella fase finale del PNRR.
     

    Comunità energetiche e autoproduzione di energia

    La revisione prevede inoltre 173 milioni di euro per lo strumento finanziario relativo alle Comunità Energetiche Rinnovabili e 32 milioni di euro per le piccole e medie imprese che investono nell’autoproduzione di energia.
     

    Da dove arrivano le risorse

    Per finanziare la nuova allocazione, il Governo ha ridotto o spostato alcune misure che presentavano problemi di compatibilità con le scadenze del PNRR. Tra queste figurano le risorse sottratte alla Rolling Stock Company (“RoSCo”) dedicata all’acquisto e al noleggio del materiale rotabile e al LogIN Business, per un totale di 1,29 miliardi di euro riconducibili al MIT, oltre a 12 milioni di euro dalla meccanizzazione agricola e 158 milioni dal Parco Agrisolare.
     
    Il MASE ha riprogrammato circa 232 milioni di euro, derivanti da riduzioni su colonnine elettriche, fognature e depurazione, agrivoltaico e approvvigionamento sostenibile delle materie prime critiche.
     
    Altri 500 milioni di euro, relativi al credito d’imposta ZES, sono stati trasferiti fuori dal PNRR a causa di difficoltà di rendicontazione incompatibili con le scadenze del Piano.
     

    Nona rata PNRR, incassati 12,8 miliardi di euro

    Con questa rimodulazione, l’Italia ha ricevuto dalla Commissione europea il pagamento della nona e penultima rata del PNRR, pari a 12,8 miliardi di euro.
     
    Il pagamento segue la valutazione positiva del 29 aprile 2026 ed è collegato al conseguimento di 50 obiettivi, suddivisi in 34 target e 16 milestone.
     
    Con la nona rata, l’ammontare delle risorse ricevute dall’Italia sale a 166 miliardi di euro, pari a oltre l’85% della dotazione economica complessiva del Piano.
     

    Gli investimenti collegati alla nona rata

    Tra gli obiettivi collegati alla rata figurano riforme e investimenti in sanità, lavoro, giustizia, scuola, infrastrutture idriche e patrimonio culturale, tra cui la riduzione delle perdite idriche con la distrettualizzazione di 45.000 reti, e la riqualificazione di 100 parchi e giardini storici.
     
    Sono inoltre compresi obiettivi intermedi relativi ad alcuni investimenti strategici previsti dall’ultima revisione del Piano, tra cui gli accordi attuativi per il Fondo Nazionale di Connettività, il Fondo Rotativo Contratti di Filiera, il Fondo destinato agli alloggi per studenti universitari e la Facility Parco Agri-Solare.
     

    PNRR verso la decima e ultima rata

    La revisione si colloca nella fase conclusiva del PNRR, in vista della richiesta della decima e ultima rata. Il Governo intende rendicontare entro il 30 giugno 2026 tutti gli obiettivi già raggiunti, per consentire alla Commissione europea di esaminarli senza concentrare le verifiche nella fase finale dell’estate. La rendicontazione complessiva è prevista entro il 31 agosto 2026.
     
    La chiusura del Piano richiederà quindi sia il completamento degli ultimi obiettivi sia la gestione della rendicontazione finale, con particolare attenzione alle misure riprogrammate e agli strumenti finanziari attivati nell’ultima fase.
     

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  • ULMA’s 400-Tonne Formwork Package Keeping São Paulo Bridge on Schedule

    ULMA’s 400-Tonne Formwork Package Keeping São Paulo Bridge on Schedule

    Cable-stayed bridges tend to earn their attention once the cables are strung and the deck is soaring, but the economics of building one are settled far earlier, in the temporary structures that shape the concrete, carry its weight and give crews safe access to it.

    On the new cable-stayed crossing rising over the Jundiaí River in São Paulo state, that early phase has been handled by ULMA Construction, which supplied 400 tonnes of formwork, shoring and access equipment configured to the different demands of the job. The crossing is the centrepiece of the largest mobility programme in the municipality’s history, and the way its temporary works have been packaged says a good deal about where competition in the sector is heading.

    For contractors and the public authorities that fund them, the interest here is less about the finished silhouette than about programme certainty. A single 43-metre pylon carrying the structure on both sides leaves little margin for improvisation, and the choice of temporary works determines how quickly the deck can be built, how much labour is exposed to work at height, and whether the schedule survives contact with the site.

    ULMA’s involvement illustrates a wider shift in heavy civil works, where suppliers increasingly win business not on individual products but on integrated packages that pre-assemble complexity out of the critical path.

    Briefing

    • ULMA supplied 400 tonnes of formwork, shoring and access equipment for the Jundiaí cable-stayed bridge, the centrepiece of a roughly R$143 million (around £21 million) municipal mobility programme.
    • The structure is carried by a single 43-metre central pylon, with both sides of the deck built simultaneously to compress the construction timetable.
    • The MK System allowed truss structures to be pre-assembled at ground level and lifted into position in a single operation, reducing time spent working at height.
    • Supporting equipment included COMAIN modular formwork, T-60 shoring towers, and BRIO scaffolding and stair towers, providing continuous access through three-metre concreting lifts.
    • The contract extends ULMA’s long record of cable-stayed bridge work in Brazil, a market where integrated temporary-works supply is becoming the main point of differentiation.

    ULMA's 400-Tonne Formwork Package Keeping São Paulo Bridge on Schedule

    The Temporary Works Package Behind The Schedule

    The headline figure of 400 tonnes matters less as a measure of tonnage than as an indication of scope. Rather than supplying a single formwork line, ULMA assembled a combined package spanning the MK System, COMAIN modular formwork, T-60 shoring towers, and BRIO scaffolding and stair towers, each tuned to a specific phase of construction.

    That breadth is where value now sits in the temporary-works trade. A crossing of this type moves through several distinct stages, from early concrete placement to access and finishing works, and a supplier able to cover all of them from one engineering office removes interfaces, reduces the risk of incompatible kit and gives the contractor a single point of technical accountability.

    Eduardo Lucena, a production engineer at ULMA, framed the crossing within the broader scheme, noting that the works are improving Jundiaí’s urban infrastructure through three conventional bridges, a tunnel beneath the João Cereser highway and, as the city’s landmark, the cable-stayed bridge itself. He placed particular weight on the role of the MK System in the shoring, pointing to its strength relative to the small number of components required and to the pressure of meeting programme dates, which he said the approach helped to ease.

    José Carlos Alves Nogueira, the general foreman on the cable-stayed bridge, was blunter about the commercial logic, describing the MK System as the element that made the project viable on cost and time because the structure could be built in full and launched in one go without compromising quality, safety or ease of handling.

    Engineering The Central Pylon

    The defining technical constraint is the geometry. A single 43-metre mast supporting the deck on both sides, with the two flanks raised together, demands a temporary structure that is both stiff enough to hold the loads and adaptable enough to follow the shape as it rises. This is where the MK System earned its place. Built as trusses with high load-bearing capacity, it can be configured to almost any span geometry, and on the Jundiaí crossing it was used alongside VMK vertical formwork and BMK climbing brackets to form the working assemblies around the pylon and the approaching deck sections.

    The more consequential detail is the sequencing. Because the MK components allow structures to be pre-assembled before they are placed, crews could build sizeable truss assemblies at ground level and lift them into position complete, rather than piecing them together in the air. That single-lift approach trims crane cycles, shortens the time workers spend at height and protects the stability of partially built sections, all of which feed directly into the programme.

    On a bridge where both sides are advancing at once, the ability to standardise and repeat pre-built assemblies is what keeps the two halves in step and the schedule intact.

    ULMA's 400-Tonne Formwork Package Keeping São Paulo Bridge on Schedule

    Access, Safety And The Concreting Sequence

    Access and safety are frequently treated as secondary to the structural systems, yet on a symmetrical cable-stayed build they are inseparable from productivity. ULMA supplied BRIO scaffolding to provide continuous access across the working levels, with stair towers ensuring that personnel could move smoothly through the three-metre concreting lifts that characterised the pour sequence.

    The general foreman described the rhythm plainly, explaining that at each three-metre stage the stairs and climbing equipment advanced together with the shoring, so that access and structure rose as a single coordinated system rather than as separate trades chasing one another up the pylon.

    The formwork and shoring behind those pours came from the same integrated package. COMAIN modular formwork handled the concrete faces, while T-60 shoring towers carried the loads through the initial placement phases, and the BRIO stairs kept circulation open for both crews and, at the relevant stages, pedestrians.

    Continuity of this kind is what allows a contractor to hold quality and safety standards while still working at pace, and it is precisely the sort of coordinated detail that a fragmented, multi-supplier procurement tends to lose. ULMA’s specialist team supported the planning, assembly and structural control of the systems throughout, a service element that increasingly forms part of the commercial proposition rather than an afterthought to it.

    Inside Jundiaí’s Largest Mobility Programme

    The bridge does not stand alone, and its significance is best read against the scheme that contains it. The crossing forms part of the extension of Avenida Antônio Frederico Ozanan, described locally as the largest mobility project in Jundiaí’s history, and once complete it will link the Ozanan corridor with Avenida Luiz Latorre.

    The wider works run for around five kilometres in both directions and take in four bridges, a tunnel beneath the João Cereser highway, roughly 900 metres of canalisation along the Jundiaí River, a landscaped linear park planted with thousands of native trees, and a cycleway. Total investment stands at approximately R$143 million, split between around R$100 million from the São Paulo state government and R$43 million in municipal funds.

    That funding structure is as telling as the engineering. Co-financing between state and municipality, with the state carrying the larger share, is a common route to delivery for mid-sized Brazilian mobility schemes, and it shapes both the procurement timetable and the political visibility of the works. The Jundiaí project has drawn attention at state level, with the crossing positioned as a strategic connection and a civic landmark rather than a simple river bridge.

    For suppliers and contractors watching the Brazilian pipeline, schemes of this scale, bundling roads, bridges, drainage and green infrastructure under a single programme, represent a steady and repeatable source of work that does not depend on the occasional headline megaproject.

    ULMA's 400-Tonne Formwork Package Keeping São Paulo Bridge on Schedule

    ULMA’s Brazilian Foothold

    For ULMA, a formwork and scaffolding cooperative headquartered in Oñati in the Spanish Basque Country, the Jundiaí contract reinforces a position built over successive Brazilian bridge projects. The company has previously supplied temporary works for high-profile cable-stayed crossings in the country, including the Estaiada bridge on Rio de Janeiro’s Metro Line 4 and the arch-shaped landmark connecting major avenues in São Paulo, as well as the cable-stayed section of the Via Mangue motorway in Recife. That accumulated reference base matters in a market where contractors are cautious about entrusting critical, safety-defining temporary works to unproven suppliers.

    The competitive picture is instructive. Formwork and shoring is a concentrated global trade in which a handful of international engineering-led suppliers compete less on catalogue products than on the quality of project-specific design and site support. ULMA’s pitch on Jundiaí, an integrated package that pre-assembles complexity, standardises repeat lifts and folds access and safety into the structural sequence, is characteristic of how the sector is trying to move up the value chain.

    As labour availability tightens and clients grow less tolerant of programme slippage, the argument for buying an engineered temporary-works system rather than assembling one from parts becomes harder for contractors to ignore.

    What The Jundiaí Job Signals

    The finished crossing will be judged on its span and its cables, but the more durable lesson for the industry lies in how it was built. The combination of pre-assembled truss structures, single-lift placement, simultaneous construction of both sides and an access system that climbs in lockstep with the pour points to a model of bridge delivery in which the temporary works are treated as programme insurance rather than a commodity. On a mid-sized municipal scheme, that discipline is what keeps a landmark structure on time and on budget.

    For the wider Brazilian market, the project is a reminder that the meaningful competition among temporary-works suppliers is now fought on engineering and coordination rather than tonnage. Schemes such as the Ozanan extension, which knit together bridges, tunnels, drainage and public realm under a single funding envelope, will continue to generate demand for exactly this kind of integrated capability.

    The suppliers best placed to capture it will be those that can demonstrate, as ULMA has here, that a well-designed temporary structure is not a cost to be minimised but a route to schedule certainty on the projects that municipalities most want to be seen delivering.

    ULMA's 400-Tonne Formwork Package Keeping São Paulo Bridge on Schedule

  • Nuova sfida per l’architettura: come riuscire a trattenere talenti

    Nuova sfida per l’architettura: come riuscire a trattenere talenti

    Nuova sfida per l’architettura: come riuscire a trattenere talenti

  • Fs, le Tbm raggiungono la stazione dell’Alta velocità Firenze Belfiore

    Fs, le Tbm raggiungono la stazione dell’Alta velocità Firenze Belfiore

    Foto Alessandro La Rocca/LaPresse News-Trenitalia-Cantiere Firenze Belfiore

    Le due Tbm (Tunnel Boring Machine) Iris e Marika hanno abbattuto i diaframmi delle due gallerie e raggiunto venerdì 3 luglio il camerone della nuova stazione AV di Firenze Belfiore. Il “break-in” delle due macchine, impegnate nello scavo del Passante AV, segna una delle milestone fondamentali di uno degli interventi infrastrutturali strategici per il potenziamento e il miglioramento della mobilità del sistema ferroviario nazionale, per un investimento complessivo di 2,7 miliardi di euro.

    All’evento…

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  • Piano casa, maxi sconto ai privati sugli oneri da pagare ai Comuni

    Piano casa, maxi sconto ai privati sugli oneri da pagare ai Comuni

    Oneri di urbanizzazione scontati per gli immobili a prezzo calmierato. Tra le pieghe della legge di conversione del decreto Piano casa (legge n. 116/2026, andata ieri in Gazzetta Ufficiale e in vigore da oggi), spunta anche una norma che avrà l’effetto di alleggerire il carico dei costi per i privati che vorranno investire in queste operazioni. Ed è solo una delle agevolazioni previste dal testo che ha appena assunto una fisionomia definitiva: ci sono anche un bonus di cubatura del 35%, un ulteriore…

    Riproduzione riservata Ⓒ
  • Affidamenti sotto soglia: quando è possibile derogare al principio di rotazione

    Affidamenti sotto soglia: quando è possibile derogare al principio di rotazione

    Il d.lgs. 36/2023 ha specificato, all’articolo 49, comma 1, l’applicabilità del principio di rotazione agli affidamenti di lavori, servizi e forniture sotto-soglia.

    La prima lettura della norma disciplina, in prima istanza, una procedura che vieta l’affidamento o l’aggiudicazione di un appalto al contraente uscente nei casi di due affidamenti consecutivi che abbiano a oggetto una commessa rientrante nello stesso settore merceologico (CPV) – Common Procurement Vocabulary), oppure nella stessa categoria di opere, oppure nello stesso settore di servizi.

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    Riconoscimento della tipologia di appalto

    Il riconoscimento della tipologia dell’appalto, pertanto, viene individuata secondo tre fattori:

    • stesso settore merceologico (forniture quindi CPV);
    • stessa categoria di opere (lavori quindi categorie OG e OS);
    • stesso settore di servizi (sempre CPV).

    L’individuazione della eventuale analogia degli affidamenti è, pertanto, riconducibile ai dei dati certi che vedono già codificati sia i lavori che i servizi e forniture, senza alcuna possibilità di errore rispetto agli ambiti di appartenenza delle opere, servizi o prodotti.

    Strumenti preparatori della stazione appaltante

    Ai fini dello svolgimento dell’attività della stazione appaltante un primo suggerimento, di natura operativa, è costituito dalla predisposizione di:

    • elenchi di professionisti suddivisi per le diverse tipologie di prestazioni professionali;
    • regolamento interno della stazione appaltante con le prescrizioni operative per le varie di fasi di progettazione, direzione lavori, collaudo, sicurezza che si possono rendere necessarie;
    • fasce per l’affidamento in base al valore economico in modo di poter applicare la verifica della rotazione solo alle fasce omogenee.

    Resta, comunque, applicabile la condizione derogatoria al principio indicato e che si basa sulla possibilità di dimostrare e motivare le ragioni della mancata applicazione della rotazione:

    Affidamenti sotto soglia: quando è possibile derogare al principio di rotazione agliata giugno

    In dettaglio si tratta:

    • fare riferimento alla struttura del mercato e alla effettiva assenza di alternative, nonché della qualità della prestazione resa e accurata esecuzione del precedente contratto; in questi casi il contraente uscente può essere reinvitato o essere individuato quale affidatario diretto;
    • per le procedure negoziate per lavori e servizi (sotto-soglia – contratti affidati con le procedure di cui all’articolo 50, comma 1, lettere c), d) ed e), si può disapplicare il principio di rotazione quando l’indagine di mercato sia stata effettuata senza porre limiti al numero di operatori economici in possesso dei requisiti richiesti da invitare alla successiva procedura negoziata;
    • di derogare all’applicazione del principio di rotazione per gli affidamenti diretti di importo inferiore a 5.000 euro.

    La motivazione della deroga

    Con riferimento ad una serie di pronunciamenti giurisdizionali (ex multis sentenza C. Stato 8030/2020) seguiti all’entrata in vigore del precedente d.lgs. 50/2016 (ora abrogato), sono stati riconosciuti alcuni elementi di oggettiva fondatezza e di concreta utilità per le stazioni appaltanti, che potevano costituire condizioni idonee per affidamenti sotto-soglia affidati in continuità al contraente uscente nell’interesse e in considerazione di aspetti oggettivi del tutto condivisibili e finalizzati ad attuare dinamiche più logiche sia da un punto di vista tecnico, economico e temporale.

    In questo senso la sentenza del Consiglio di Stato n. 4897 del 5 giugno 2025 può rappresentare un significativo momento di sintesi a conferma di quanto fin qui indicato. In un procedimento in cui il Consiglio di Stato si è dovuto pronunciare sulla legittimità di un nuovo affidamento diretto allo stesso contraente uscente destinatario del precedente incarico relativo a prestazione analoga, il riconoscimento di illegittimità espresso ha fatto riferimento all’applicabilità dell’articolo 36 del d.lgs. 50/2016 che prevedeva l’attivazione del principio di rotazione in presenza di affidamento in continuità che comunque avrebbe richiesto una procedura negoziata, non sussistendo, peraltro, la possibilità di invocare l’applicazione della deroga prevista dall’articolo 49, comma 4 del d.lgs. 36/2023 per inapplicabilità della norma ratione temporis (l’affidamento diretto era stato disposto nel 2022).

    Le motivazioni di questa sentenza rafforzano quanto ora stabilito dall’articolo 49, comma 4 del d.lgs. 36/2023 in relazione alla possibilità della deroga al principio, ma a condizione che sia stata prodotta una motivazione incentrata sui fattori di:

    • possibilità di reinvito del contrente uscente con affidamento diretto;
    • qualità della prestazione resa – affidabilità dell’operatore;
    • assenza di alternative;
    • convenienza economica;
    • riduzioni dei tempi di esecuzione.

    Il riferimento a questi aspetti assolve ad un obiettivo primario che resta quello della realizzazione dell’affidamento nella piena regolarità normativa senza determinare forzature o condizioni di criticità, semplificando le modalità di scelta che possono contribuire ad una gestione più efficace di individuazione del contraente che resta, comunque, fortemente ancorata ai vincoli della trasparenza, buona fede e dell’accesso al mercato.

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    Piste di controllo e check-list per il monitoraggio dell’attuazione dei lavori, servizi e forniture nei contratti pubblici

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    Uno strumento pratico e aggiornato per organizzare il lavoro, ridurre il rischio di errori procedurali e tenere sotto controllo ogni fase dei contratti pubblici con maggiore sicurezza operativa. Un supporto concreto da avere subito a disposizione per gestire con efficacia lavori, servizi e forniture.

     

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  • Verifica di nodi nelle strutture in cemento armato

    Verifica di nodi nelle strutture in cemento armato

    Approfondiamo la verifica di resistenza dei nodi nelle strutture in cemento armato evidenziandone i meccanismi resistenti e le grandezze sulle quali agire per soddisfare i requisiti di legge.

    Verifica di nodi nelle strutture in cemento armato
    Verifica di nodi nelle strutture in cemento armato

    Cosa sono i nodi nelle strutture in cemento armato?

    In una struttura intelaiata in calcestruzzo armato, oltre alle membrature principali rappresentate dalle travi e dai pilastri, ai fini della risposta strutturale, rivestono un ruolo determinante anche i nodi trave-pilastro. Si definisce nodo la zona del pilastro che si sovrappone alle travi in esso concorrenti.

    I nodi possono essere:

    • nodi interamente confinati, in ognuna delle quattro facce si innesta una trave la cui sezione ricopre almeno i 3/4 della larghezza del pilastro e le due coppie opposte si ricoprono per almeno i 3/4 dell’altezza.
    • nodi non interamente confinati, non si verificano una o entrambe le condizioni che determinano il comportamento di nodo interamente confinato.

    Eseguiamo la verifica di un nodo appartenente ad una struttura intelaiata in cemento armato con il Modulo CEMENTO ARMATO di TRAVILOG.

    Vuoi avere più informazioni sul software TRAVILOG?

    Quando è necessario verificare i nodi trave-pilastro in strutture in cemento armato?

    Tutti i nuovi edifici in calcestruzzo armato devono dare una risposta in duttilità, vale a dire che devono essere in grado di subire grandi deformazioni in risposta al sisma atteso, il comportamento dei nodi gioca un ruolo determinante nella capacità di spostamento degli edifici.

    Per determinare il livello di duttilità delle strutture, le NTC 2018 prescrivono che le costruzioni soggette all’azione sismica devono essere progettate prevedendo un comportamento strutturale non dissipativo o un comportamento strutturale dissipativo (CDA o CDB).

    È necessario eseguire la verifica di resistenza dei nodi trave-pilastro sia nel caso di comportamento dissipativo che non dissipativo. In merito a questa valutazione, sono inequivocabili le indicazioni fornite dal paragrafo C7.4.4.3 della Circolare n. 7 del 21 gennaio 2019:

    Il progetto dei nodi è essenziale, indipendentemente dal comportamento strutturale prescelto, perché la sollecitazione da taglio all’interno del pannello nodale (la zona di intersezione tra travi e pilastri) è decisamente più elevata dell’analoga sollecitazione nei pilastri.

    Lo stato tensionale all’interno del pannello nodale dipende, oltre me dalla geometria e dalle sollecitazioni derivanti dal calcolo elastico, dai quantitativi di armatura delle travi. Infatti gli sforzi di taglio all’interno del pannello nodale non possono essere determinati direttamente dal modello di calcolo ma richiedono specifiche analisi per determinare la trasmissione degli sforzi all’interno della zona diffusiva.

    È pertanto indispensabile, se si vogliono evitare rotture da taglio del nodo, ricorrere ai criteri della progettazione in capacità, in questo caso non legata al conseguimento di un comportamento duttile, ma indispensabile per il progetto della resistenza del pannello nodale, che deve garantire il trasferimento delle sollecitazioni tra gli elementi in esso convergenti.

    Duttilità delle strutture

    La duttilità globale di una struttura rappresenta la capacità di subire grandi deformazioni se sottoposta alle accelerazioni sismiche previste. Il comportamento duttile di una struttura, oltre che dalla duttilità dei materiali, è condizionato anche dalle caratteristiche generali della struttura che ne determinano la sua iperstaticità. La capacità di far fronte alle sollecitazioni derivanti da un evento sismico dipende quindi dalla capacità di dissiparne l’energia prodotta.

    La struttura dissipa energia attraverso la formazione di cerniere plastiche, sezioni nelle quali vengono garantite grandi deformazioni grazie all’impiego di materiali deformabili oltre il limite elastico (duttilità dei materiali). Sarà dissipata tanta più energia quante più saranno le cerniere plastiche che la struttura è in grado di innescare prima della labilità (iperstaticità della struttura).

    Verifica di nodi nelle strutture in cemento armato - Meccanismo duttile globale di un telaio piano
    Meccanismo duttile globale di un telaio piano

    Per garantire alle strutture meccanismi duttili, le NTC 2018 al §7.4.4.3.1 prescrivono che i nodi siano progettati in maniera tale da evitare una loro rottura anticipata rispetto alle zone delle travi e dei pilastri in esso concorrenti. Uno dei rischi che si corre è quello di trovarsi infatti nella condizione di dover armare il nodo in maniera tale da innescare problemi di messa in opera.

    Di seguito analizziamo le formulazioni per il calcolo di tutte le grandezze necessarie alla definizione della verifica del nodo trave-pilastro previste dalla normativa e le variabili su cui agire per raggiungere il soddisfacimento delle verifiche con un corretto quantitativo di armatura nel nodo.

    Valutazione della domanda di taglio sui nodi in strutture in cemento armato

    Il primo passo è definire la domanda di taglio che il nodo in calcestruzzo armato deve fronteggiare con il suo meccanismo resistente. La domanda a taglio in direzione orizzontale deve essere calcolata tenendo conto delle sollecitazioni più gravose che, per effetto dell’azione sismica, si possono verificare negli elementi che vi confluiscono:

    Verifica di nodi nelle strutture in cemento armato - per nodi inteni [NTC 2018, formula 7.4.6 ]
    Per nodi interni [NTC 2018, formula 7.4.6]
    Verifica di nodi nelle strutture in cemento armato - Per nodi esterni [NTC 2018, formula 7.4.7]
    Per nodi esterni [NTC 2018, formula 7.4.7]

    in cui per il valore di γ Rd rappresenta il fattore di sovraresistenza (Tab 7.2.1 NTC 2018), AS1 ed AS2 sono rispettivamente l’area dell’armatura superiore ed inferiore della trave e VC è la forza di taglio nel pilastro al di sopra del nodo, derivante dall’analisi in condizioni sismiche.

    Dalla formula si deduce chiaramente che ridurre la quantità di armatura delle travi in corrispondenza del pilastro ha l’effetto di abbassare la richiesta di taglio nel nodo. In altre parole, continuando a soddisfare le verifiche di resistenza e dei dettagli costruttivi, non armare eccessivamente le travi ha l’effetto sperato di ridurre l’armatura richiesta all’interno del nodo.

    Valutazione della capacità di taglio nei nodi in strutture in cemento armato

    La resistenza a taglio all’interno dei nodi in strutture in cemento armato è affidata al meccanismo a traliccio che viene a formarsi a seguito della fessurazione diagonale (tirante-puntone).
    La verifica deve garantire la resistenza a compressione del puntone in calcestruzzo e la resistenza a trazione dell’armatura tesa all’interno del nodo (staffe).

    Verifica di nodi nelle strutture in cemento armato - Meccanismo resistente all'interno di un nodo trave-pilastro in c.a.
    Meccanismo resistente all’interno di un nodo trave-pilastro in c.a.

    VERIFICA A COMPRESSIONE

    La verifica al taglio compressione viene condotta confrontando la domanda Vjbd con la capacità resistente del puntone diagonale in calcestruzzo VjRC all’interno del nodo.
    La compressione nel puntone diagonale indotta dal meccanismo a traliccio non deve eccedere la resistenza a compressione del calcestruzzo:

    Verifica di nodi nelle strutture in cemento armato -[NTC 2018, formula 7.4.8 ]
    [NTC 2018, formula 7.4.8 ]

    α j è un coefficiente che vale 0,6 per nodi interni e 0,48 per nodi esterni, ν d è la forza assiale nel pilastro al di sopra del nodo, normalizzata rispetto alla resistenza a compressione della sezione di solo calcestruzzo, h jc è la distanza tra le giaciture più esterne delle armature del pilastro, b j è la larghezza effettiva del nodo.
    Quest’ultima è assunta pari alla minore tra:

    • la maggiore tra le larghezze della sezione del pilastro e della sezione della trave;
    • la minore tra le larghezze della sezione del pilastro e della sezione della trave, ambedue aumentate di metà altezza della sezione del pilastro.

    Soddisfare tale verifica in genere non comporta grosse difficoltà. È evidente che, per garantire una migliore prestazione a compressione del nodo, è necessario agire sulla larghezza del nodo stesso b j.

    VERIFICA A TRAZIONE

    Per quanto riguarda la verifica a trazione, la normativa richiede che all’interno del nodo la sollecitazione di trazione diagonale non superi la resistenza a trazione del calcestruzzo; se tale condizione non risulta soddisfatta è necessario inserire un’adeguata armatura di confinamento. Per evitare che la massima trazione diagonale del calcestruzzo ecceda la fctd deve essere previsto un adeguato confinamento. In assenza di modelli più accurati, si possono disporre nel nodo staffe orizzontali di diametro non inferiore a 6 mm, in modo che:

    [ NTC 2018, formula 7.4.10]

    Ash è l’area totale della sezione delle staffe e hjw è la distanza tra le giaciture di armature superiori e inferiori della trave.

    In alternativa, l’integrità del nodo a seguito della fessurazione diagonale può essere garantita integralmente dalle staffe orizzontali se:

    per nodi interni [NTC 2018, formula 7.4.11]
    per nodi esterni [7.4.12]

    νd è la forza assiale normalizzata agente al di sopra del nodo, per i nodi interni, al di sotto del nodo, per i nodi esterni.

    Esempio di calcolo

    Ora eseguiamo la verifica di resistenza di un nodo trave-pilastro appartenente a una struttura intelaiata in cemento armato con il software TRAVILOG secondo le prescrizioni del §7.4.4.3.1 delle NTC 2018.

    Verifica di nodi nelle strutture in cemento armato
    Telaio in calcestruzzo armato modellato col modulo CEMENTO ARMATO di TRAVILOG

    TRAVILOG progetta in automatico l’armatura eseguendo la verifica dei pilastri e dei nodi secondo i criteri previsti dalle NTC 2018.

    Dettaglio del nodo oggetto della verifica di resistenza

    Rispetto al riferimento locale del pilastro, si individuano due direzioni di verifica del nodo:

    • Direzione Z, il nodo risulta essere un nodo interno
    • Direzione Y, il nodo risulta essere un nodo esterno.

    GEOMETRIE E ARMATURE

    TRAVILOG rileva in automatico tutte le grandezze geometriche e meccaniche necessarie alla verifica dei nodi

    Dettaglio delle sezioni modellate col modulo TRAVI di TRAVILOG

    SOLLECITAZIONI

    Di seguito sono riportate le forze di taglio calcolate nel pilastro al di sopra del nodo (Pilastro 30×30) derivante dall’analisi sismica

    • VCZ,min = -2271 N    (il nodo risulta essere un nodo interno)
    • VCY,min = -3333 N    (il nodo risulta essere un nodo esterno)

    Queste sono le forze assiali calcolate nel pilastro al di sopra e al di sotto del nodo.

    • Nsup,max = -117493 N
    • Ninf,max = -210746 N

    CALCOLO DELLA DOMANDA DI TAGLIO NEL NODO

    Il software rileva la direzione Z e Y dei nodi in funzione della modellazione. La domanda di taglio dovrà essere inferiore alla capacità di compressione calcolata in seguito

    DIREZIONE Z: nodo interno

    DIREZIONE Z: nodo interno

    DIREZIONE Y: nodo esterno

    CALCOLO DELLA CAPACITÀ DI COMPRESSIONE DEL PUNTONE DIAGONALE
    DIREZIONE Z: nodo interno

    DIREZIONE Z: nodo interno

    DIREZIONE Y: nodo esterno

    Confrontando la capacità e la domanda di compressione, la verifica risulta essere soddisfatta in entrambe le direzioni.

    CALCOLO DELLA CAPACITÀ A TRAZIONE DELL’ARMATURA TRASVERSALE CONSIDERANDO IL CALCESTRUZZO REAGENTE A TRAZIONE
    Il software rileva la direzione Z e Y dei nodi in funzione della modellazione. La domanda di taglio dovrà essere inferiore alla capacità di trazione calcolata di seguito.

    DIREZIONE Z: nodo interno

    DIREZIONE Z: nodo interno

    DIREZIONE Y: nodo esterno

    CALCOLO DELLA CAPACITÀ A TRAZIONE DELL’ARMATURA TRASVERSALE CONSIDERANDO IL CALCESTRUZZO NON REAGENTE A TRAZIONE
    Se la verifica precedente non è stata soddisfatta TRAVILOG in automatico procede con la verifica a trazione non considerando il calcestruzzo teso, come richiesto dalle NTC 2018. Il nodo si considera armato con staffe F10, a due bracci con passo 5 cm.

    DIREZIONE Z: nodo interno

    DIREZIONE Y: nodo esterno

    La verifica a trazione si ritiene soddisfatta se uno dei due criteri, alternativi tra loro, risulta avere esito positivo.

    TRAVILOG produce un report di verifica che mostra l’esito delle verifiche, l’identificazione del nodo (specificandone se è valutato come nodo interno o esterno) e la quantità di staffatura, oltre alle grandezze calcolate nei paragrafi precedenti.

    Report di verifica prodotto da TRAVILOG

    Conclusioni

    La verifica di resistenza del nodo trave-pilastro presenta l’aspetto più critico nel soddisfare la capacità a trazione e nella determinazione quindi della quantità di staffatura all’interno del nodo.

    Per arrivare ad un esito positivo riassumiamo di seguito i parametri sui cui agire:

    • La superficie di armatura resistente a taglio nel nodo. Aumentando il numero delle staffe, il diametro oppure il numero dei bracci si incrementa la resistenza al taglio trazione.
    • L’armatura longitudinale delle travi convergenti nel nodo. Diminuendo le aree As1 e As2 si riduce la domanda di taglio e di conseguenza la quantità di armatura resistente.

    TRAVILOG progetta l’armatura di pilastro verificando in automatico anche la resistenza dei nodi senza richiedere dati aggiuntivi rispetto a quelli necessari e consente di progettare edifici con una risposta in capacità come previsto dalle NTC 2018.

  • Cavedi e spazi tecnici – Archweb

    Cavedi e spazi tecnici – Archweb

    La qualità di un edificio si misura anche nella capacità di organizzare con precisione ciò che resta fuori dalla percezione immediata dello spazio: cavedi, vani impiantistici, plenum, intercapedini, dorsali tecniche, locali di servizio e percorsi di ispezione.

    Sono elementi raramente protagonisti della rappresentazione architettonica, ma determinanti nella costruzione reale dell’opera. Attraverso questi vuoti controllati passano reti idriche, scarichi, canalizzazioni aerauliche, distribuzioni elettriche, infrastrutture dati, sistemi di regolazione, apparati di controllo e componenti destinati alla gestione quotidiana dell’edificio.

    Ogni spazio tecnico incide sulla sezione, sulla distribuzione planimetrica, sulla posizione dei nuclei, sulla profondità dei controsoffitti, sulla compatibilità strutturale e sulla futura manutenibilità degli impianti.

    Cavedi mal collocati generano interferenze, percorsi impiantistici irrazionali, riduzioni delle altezze utili e soluzioni esecutive forzate, mentre un sistema correttamente progettato rende l’edificio più efficiente e propenso a durare nel tempo.

    Leggi anche: “Il vuoto come elemento progettuale

    I cavedi come matrice tecnica della sezione

    Il cavedio non è solo uno spazio vuoto, ma una matrice tecnica che organizza la continuità verticale dell’edificio. La sua funzione consiste nel mettere in relazione piani diversi, locali tecnici, coperture, interrati e reti di distribuzione orizzontale.

    Appartiene quindi pienamente al progetto della sezione: non si limita a contenere tubazioni o canalizzazioni, ma stabilisce traiettorie, allineamenti e gerarchie tra le parti costruite.

    Negli edifici residenziali, la posizione dei cavedi condiziona la disposizione dei bagni, delle cucine, delle colonne di scarico, delle adduzioni e delle ventilazioni. Negli edifici terziari, ricettivi, scolastici o collettivi, il loro ruolo diventa più articolato, perché devono dialogare con canalizzazioni di maggiore ingombro, dorsali elettriche, reti dati, cavedi d’aria, locali tecnici di piano e distribuzioni secondarie.

    In ogni caso, non si tratta mai di spazi accessori ricavati a posteriori, ma di una parte essenziale dell’ossatura tecnica dell’edificio.

    L’efficacia di un cavedio dipende in particolare da 3 fattori:

    1. Continuità, permette alle reti di svilupparsi senza deviazioni improprie;
    2. Accessibilità, consente controlli, regolazioni e sostituzioni;
    3. Compatibilità, permette al vano tecnico di convivere con struttura, partizioni, controsoffitti, pavimenti tecnici e finiture.

    Quando una di queste condizioni viene trascurata, le criticità che emergeranno nelle fasi successive non resteranno confinate agli spazi tecnici, ma si trasferiranno inevitabilmente anche a tutti gli ambienti serviti.

    Gerarchie impiantistiche e fasce serventi

    La progettazione degli spazi tecnici richiede una lettura gerarchica delle reti.

    Non tutti gli impianti hanno lo stesso ingombro, la stessa frequenza di manutenzione o la stessa libertà di percorso. Colonne principali, dorsali orizzontali, distribuzioni secondarie, derivazioni locali e terminali appartengono a scale diverse e devono essere coordinate secondo una struttura riconoscibile.

    Un criterio efficace in questo senso consiste nel leggere l’edificio per fasce:

    • Spazi serviti, ovvero destinati all’uso principale;
    • Spazi serventi, che raccolgono nuclei, servizi, cavedi, locali tecnici e vani di supporto;
    • Spazi di transizione tecnica, che invece comprendono controsoffitti, plenum, pavimenti flottanti, pareti attrezzate e intercapedini che permettono alle reti di raggiungere gli ambienti.

    Questa lettura consente di stabilire dove le reti devono essere concentrate, distribuite o rese ispezionabili.

    La verifica dello spazio tecnico non può però limitarsi alla semplice compatibilità geometrica in pianta.
    Un cavedio, un plenum o un’intercapedine devono essere valutati come volumi operativi, nei quali l’ingombro degli impianti va rapportato alla posa, alle variazioni di tracciato, alle quote disponibili, alla leggibilità delle reti e alla possibilità di intervento nel tempo.

    Uno spazio saturo fin dall’origine può diventare critico nella costruzione e nella gestionedell’edificio, perché riduce i margini di coordinamento, ostacola la manutenzione e limita ogni futura integrazione impiantistica.

    Coordinamento tra architettura, struttura e impianti

    I cavedi sono tra i punti più delicati del coordinamento progettuale, poiché attraversano solai, intercettano travi, affiancano setti, si appoggiano a partizioni, dialogano con cavità orizzontali e, spesso, terminano in copertura o nei piani interrati.

    Per questo non possono essere definiti in modo approssimativo, né affidati ad una fase avanzata del progetto. La loro impostazione dovrebbe avvenire quando la maglia strutturale, i nuclei distributivi e l’organizzazione funzionale sono ancora modificabili.

    È essenziale un coordinamento preliminare tra tracciati tecnici, elementi portanti, controsoffitti, accessi manutentivi e continuità verticale del vano. In caso contrario, si rischia di andare incontro ad una forzatura dell’assetto distributivo e strutturale, con deviazioni impiantistiche, riduzione delle altezze e interferenze difficili da risolvere.

    Gli strumenti digitali di modellazione 3D permettono di controllare con maggiore precisione ingombri e interferenze, ma non sostituiscono la strategia progettuale.

    Un modello può segnalare una collisione, ma non stabilisce da solo se un cavedio sia collocato correttamente, se una dorsale sia razionale o se un locale tecnico sia realmente utile e utilizzabile.

    Involucro, copertura e terminali tecnici

    La funzione dei cavedi chiaramente non si esaurisce all’interno dell’edificio. Le reti che attraversano la costruzione devono trovare sbocchi coerenti verso l’esterno.

    Allo stesso modo, espulsioni e prese d’aria vanno collocate in rapporto alla geometria dell’involucro, mentre le apparecchiature in copertura devono essere coordinate con parapetti, schermature, accessi manutentivi e quote architettoniche.

    Anche quando non sono destinati ad essere evidenziati, questi spazi devono comunque essere progettati, proporzionati e coordinati a regola d’arte per far sì che tutto funzioni correttamente.

    Terminali, griglie, volumi tecnici e percorsi impiantistici devono dialogare perfettamente con involucro, prospetti e coperture affinché la componente tecnica resti efficiente senza compromettere la qualità architettonica, compositiva e funzionale dell’opera.

    Accessibilità, manutenzione e ciclo di vita

    Uno spazio tecnico può dirsi realmente compiuto non quando accoglie gli impianti, ma quando ne consente l’installazione, il controllo, la regolazione, la manutenzione e l’eventuale sostituzione.

    Anche la manutenibilità è una condizione che dev’essere integrata sin dall’impostazione architettonica.

    Componenti come valvole, filtri, serrande, collettori, quadri elettrici, cassette di derivazione, pompe, ventilatori, sensori e dispositivi di regolazione devono essere raggiungibili senza necessità di demolizioni, smontaggi impropri o interventi invasivi sulle finiture.

    L’accessibilità richiede aperture correttamente posizionate, profondità operative adeguate, riconoscibilità delle reti, visibilità dei componenti e possibilità reale di rimuovere o sostituire gli elementi principali.

    Ciò consente di trasformare lo spazio tecnico da semplice contenitore impiantistico a parte attiva della gestione dell’edificio, capace di preservare efficienza, continuità d’uso e qualità degli ambienti serviti.

    Leggi anche: “Anamorfosi: lo spazio come illusione o realtà

    L’invisibile come misura della qualità architettonica

    La progettazione di cavedi e spazi tecnici è parte integrante dell’impostazione architettonica e costruttiva dell’edificio, e ne condiziona distribuzione, sezioni, percorsi impiantistici, manutenzione e possibilità di adeguamento nel tempo.

    Il cavedio non va quindi interpretato come una perdita di superficie, ma come un dispositivo di organizzazione tecnica: ordina le reti, riduce le interferenze tra sistemi, rende più leggibili i rapporti tra spazi serviti e spazi serventi e contribuisce alla continuità funzionale dell’opera.

    Una definizione inadeguata non genera soltanto problemi tecnici puntuali, ma altera inevitabilmente l’equilibrio tra progetto, costruzione e gestione.

    Il nodo sta nella precisione con cui sezioni, attestamenti, accessi e rapporti con i sistemi adiacenti vengono risolti nel progetto, e nel modo in cui i cavedi vengono definiti nelle quote, nei limiti e nei punti di raccordo. È proprio in questo equilibrio che si misura la reale tenuta tecnica del progetto, e che si definisce una parte concreta della qualità esecutiva dell’edificio.

  • Talks 30 giugno 2026 – Metodologie di computazione BIM nel contesto infrastrutturale e civile

    Talks 30 giugno 2026 – Metodologie di computazione BIM nel contesto infrastrutturale e civile

    ASSOBIM organizza il Talks Metodologie di computazione BIM nel contesto infrastrutturale e civile per il giorno 30 giugno 2026 dalle ore 17.

    Nel contesto della progettazione digitale, anche nel settore infrastrutturale e civile dei progetti gestiti con Autodesk Civil 3D, il Building Information Modeling (BIM) introduce nuove opportunità ma anche nuove e crescenti complessità nella gestione della computazione quantitativa dei manufatti con PriMus di ACCA Software
    Il webinar espone un approccio pienamente integrato dinamico e diretto tra le applicazioni Civil 3D e PriMus per mezzo dell’applicazione ArchVISION CP di MCS Software illustrando le tecnologie più avanzate oggi disponibili in questo contesto.
    La definizione delle formule di computo non è più un semplice esercizio numerico, ma diventa parte integrante del modello informativo, influenzando coerenza, affidabilità e tracciabilità dei dati.
    Il webinar presenta, attraverso l’analisi di entità BIM significative, diversi metodi e criteri di configurazione della computazione applicati a differenti tipi di entità, quali Reti tecnologiche ed entità puntuali, modellatori e solidi 3D eventualmente attraverso l’associazione con gli elementi di costo (Pay Item) presenti in Civil 3D.
    Saranno esposte le principali tecniche e configurazioni delle formule di computazione disponibili per intere tipologie e per singole istanze evidenziando i vantaggi operativi.
    Attraverso esempi pratici ed esperienze operative, verranno illustrate strategie per migliorare l’automazione dei computi dei Progetti Civil 3D, ridurre gli errori e garantire maggiore trasparenza e coerenza nei processi estimativi in PriMus
    L’obiettivo è fornire strumenti concreti per configurare sistemi di computazione BIM robusti, scalabili e allineati alle esigenze progettuali e di cantiere con collegamenti tra entità BIM e relative misurazioni.

    Relatori: Claudio Mussa (MCS Software) e Santi Sarica (BIM Infrastructure Technical Specialist)

    Iscrizioni: https://attendee.gotowebinar.com/register/2620399447871813207?source=Sito