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  • Architectural Prompting: quando l’AI entra nelle norme. Cosa ci racconta la nuova UNI 11337-8

    Architectural Prompting: quando l’AI entra nelle norme. Cosa ci racconta la nuova UNI 11337-8

    Negli studi di progettazione l’intelligenza artificiale è arrivata quasi sempre dalla porta di servizio: qualcuno ha iniziato a usare ChatGPT per scrivere relazioni, qualcun altro MidJourney per i concept, qualcun altro ancora strumenti per interrogare archivi normativi. Sperimentazioni individuali, spesso al di fuori di qualsiasi procedura formalizzata.

    La pubblicazione della nuova UNI 11337-8:2026 cambia qualcosa in questo quadro. Per la prima volta, l’intelligenza artificiale compare in modo esplicito all’interno di una norma dedicata alla gestione dell’informazione nel settore delle costruzioni. Non per prescrivere strumenti o imporre adozioni, ma per riconoscere un fatto: queste tecnologie stanno modificando il modo in cui le informazioni vengono prodotte, organizzate e condivise nelle organizzazioni.

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    Automazione degli studi tecnici con l’intelligenza artificiale

    In un contesto tecnico sempre più esigente in termini di tempi, precisione e competitività, l’adozione dell’intelligenza artificiale rappresenta una leva strategica fondamentale. Questo volume, rivolto a ingegneri, architetti, geometri, progettisti e tecnici, mostra con chiarezza e rigore come integrare in modo efficace ChatGPT e modelli generativi nei flussi operativi degli studi professionali. Attraverso un percorso progressivo e ricco di esempi, il testo accompagna il lettore dalla teoria all’applicazione concreta: dalla redazione automatica di relazioni e capitolati all’analisi normativa, dalla pianificazione dei progetti alla gestione clienti, fino alla generazione di documenti per la sicurezza nei cantieri.Una guida pensata non per promettere miracoli, ma per fornire strumenti pratici, configurabili e replicabili che aiutano a risparmiare tempo, aumentare la qualità e ridurre l’errore umano. Ricco di casi d’uso, suggerimenti operativi, riferimenti tecnici e indicazioni sull’uso consapevole degli strumenti AI, il volume è uno strumento indispensabile per chi intende sfruttare le potenzialità dell’intelligenza artificiale senza rinunciare al controllo umano e alla qualità professionale.
    Danilo Carpentieriè geometra libero professionista e titolare di uno studio tecnico a Roma. Svolge attività di consulente tecnico, progettista, direttore lavori e formatore, con esperienza pluriennale in ambito edilizio, catastale e urbanistico.Alessio Facciaè docente universitario e ricercatore in ambito finanziario e tecnologico. Esperto di intelligenza artificiale applicata al business, è autore di numerose pubblicazioni su AI generativa, contabilità e trasformazione digitale.

     

    Danilo Carpentieri, Alessio Faccia | Maggioli Editore

    Dal BIM alla gestione dei processi

    Per anni il dibattito sulla digitalizzazione delle costruzioni ha gravitato intorno al BIM. Modelli, interoperabilità, livelli informativi, coordinamento: un universo tecnico preciso e circoscritto. La nuova norma allarga la prospettiva. L’attenzione non è più sul modello informativo in quanto tale, ma sull’insieme dei processi che permettono di generare, usare e governare i dati lungo l’intero ciclo di vita di un progetto.

    Il BIM non scompare – diventa parte di un sistema più ampio, in cui il valore non sta solo nei modelli, ma nella capacità di gestire l’informazione in modo coerente. Ed è in questo scenario allargato che compare l’intelligenza artificiale.

    La prospettiva che manca nel dibattito

    Negli ultimi due anni la conversazione sull’AI in architettura è stata dominata dalle immagini: rendering concettuali, visualizzazioni, sperimentazioni formali. È comprensibile: sono risultati visibili, immediati, facili da condividere.

    Ma le applicazioni che stanno cambiando più concretamente il lavoro quotidiano degli studi sono altre: interrogare archivi documentali, cercare dentro normative e capitolati, classificare documenti automaticamente, verificare la coerenza delle informazioni, supportare la redazione di relazioni, organizzare la conoscenza accumulata negli anni (>> ne abbiamo parlato anche nell’uscita precedente).

    Attività meno spettacolari, molto più vicine a quello che si fa ogni giorno. La UNI 11337-8 guarda esattamente in questa direzione.

    Prima che tecnologica, una questione organizzativa

    C’è un punto che la norma mette in luce senza dirlo esplicitamente, ma che emerge con chiarezza: l’AI funziona bene quando trova informazioni strutturate, aggiornate e verificabili. Produce risultati fragili – o inutilizzabili – quando i dati sono dispersi tra cartelle disordinate, email, PDF senza criterio, documenti difficili da rintracciare.

    Questo pone una domanda concreta a qualsiasi studio, indipendentemente dalle dimensioni: come vengono gestite le informazioni prodotte ogni giorno? Non è una questione di software. È una questione di procedure, responsabilità, criteri di validazione, modalità di archiviazione. Un tema che molti associano alle grandi organizzazioni, ma che riguarda anche uno studio di tre persone che lavora su cinque progetti in contemporanea.

    Oltre l’hype

    Il fatto che l’AI compaia nella UNI 11337-8 non è né una consacrazione né un obbligo. È un segnale: il settore sta iniziando a trattare queste tecnologie come una componente stabile dell’ecosistema digitale, non come una novità da osservare a distanza.

    Come architetti, questo potrebbe significare smettere di chiedersi quale strumento AI usare e iniziare a chiedersi qualcosa di più scomodo: la struttura informativa dello studio è pronta per lavorare con questi strumenti?

    La norma sembra suggerire che il futuro della digitalizzazione non dipenderà solo dalla qualità degli algoritmi, ma dalla capacità degli studi di costruire sistemi informativi affidabili e governabili. È probabilmente lì che si gioca la parte più importante dell’evoluzione della professione nei prossimi anni.

    La rubrica settimanale “Architectural Prompting” è a cura degli esperti Luciana MastroliaGiovanna Panucci e Andrea Tinazzo
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    Questo non è (solo) un libro sull’AI generativa: è un manuale di metodo per passare dall’uso “a tentativi” a un uso professionale, replicabile e sicuro. Una guida operativa per imparare a dialogare con i modelli, costruire workflow efficaci e verificare gli output, anche in contesti regolati
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    Tecniche di scrittura con l’AI: prompt di redazione, dialogo iterativo, revisione assistita e casi pratici per arrivare a testi finali migliori
    Ricerca e verifica delle fonti: livelli di ricerca, strumenti e approcci per trovare, controllare e consolidare informazioni in modo professionale
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    Autrice: Giovanna Panucci
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    Giovanna Panucci | Maggioli Editore 2026

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    Daniele VerdescaArchitetto. Direttore della Cassa Edile della provincia di Lecce e curatore della “Smart Ark Academy”. Membro del Comitato Scientifico della “Fondazione Umbra per l’Architettura” e Presidente dell’Associazione “Eligere Futuro”, per la promozione della cultura digitale nelle professioni. Fondatore di start-up sulla I.A. semantica, relatore in convegni ed eventi formativi, ha già pubblicato diversi articoli e libri sul tema della I.A. e del suo utilizzo nel mondo dell’architettura e del design.Giacomo SannaArchitetto. Laureato presso l’Università “La Sapienza” di Roma, con una solida formazione in disegno e progettazione (Maturità Artistica). Specializzato in intelligenza artificiale applicata, modellazione 3D parametrica e tecnologie avanzate per l’architettura, ha collaborato con rinomati studi internazionali (tra cui Zaha Hadid Architects e Schiattarella Associati). È fondatore di diverse startup innovative – tra cui Pop Pot, HDD Hemi Digital Design e Blueforward – dedicate a stampa 3D, realtà virtuale e soluzioni sostenibili per la ricettività turisti- ca. Docente in corsi accademici e seminari professionali, partecipa con progetti e prototipi a concorsi nazionali e internazionali, impegnandosi nelle ricerche sul design generativo e l’integrazione di sistemi IA nei processi creativi.

     

    Daniele Verdesca, Giacomo Sanna. | Maggioli Editore 2025

    Intelligenza Artificiale per gli Studi tecnici professionali

    Relazioni, capitolati, documenti di sicurezza; partiche catastali, edilizie e urbanistiche, gestione dei cantieri, integrazione con BIM e CAD e comunicazioni con P.A. e clienti
    Registrato a febbraio 2026

    11 Feb 2026 – 11 Feb 2027  Durata n. 9 ore

  • Rinforzo di pareti in muratura

    Rinforzo di pareti in muratura

    Come si fa il rinforzo di pareti in muratura di un edificio esistente? Ecco una rapida guida tecnica per il dimensionamento del rinforzo con sistema FRCM.

    Rinforzo di pareti in muratura
    Rinforzo di pareti in muratura

    Il rinforzo di pareti in muratura: necessità o opportunità?

    Nel ristrutturare un edificio esistente in muratura è molto comune dover riqualificare le superfici interne o esterne delle pareti perimetrali. In alcuni casi l’intervento strutturale si rende necessario ai fini della messa in sicurezza dell’edificio. In altri casi tutto parte dalla virtuosa proposta del professionista che intuisce l’opportunità di valutare e mettere in sicurezza l’edificio esistente.

    Con cosa deve confrontarsi il progettista che vuole mettere in campo il rinforzo strutturale delle pareti perimetrali in muratura? Per esperienza, ritengo siano queste le domande da porsi:

    • la parete è già oggetto di intervento?
    • si può intervenire su entrambe i lati della parete in muratura?
    • con quale spessore si può intervenire?
    • che tipo di muratura è?

    La risposta più frequente a queste domande, o se vogliamo a queste opzioni di intervento strutturale, è il rinforzo con un sistema FRCM. Una soluzione che ci permette di intervenire in basso spessore ed eventualmente anche solo su un lato della parete esistente.

    Del rinforzo con sistemi FRCM ne abbiamo già parlato. Ora riprendiamo in questa rapida guida il calcolo del rinforzo strutturale.

    Per progettare in modo rapido e affidabile i rinforzi strutturali con sistema FRCM e tutte le tipologie di intervento locale, abbiamo utilizzato il software TRAVILOG. In TRAVILOG esiste uno specifico strumento di calcolo che in modo guidato progetta e verifica i rinforzi più utilizzati per la ristrutturazione, il ripristino e la messa in sicurezza di edifici esistenti in muratura in condizioni sia statiche sia sismiche.

    Progetta i rinforzi delle pareti

    Il rinforzo delle pareti in muratura e le NTC

    C’è un’altra domanda essenziale che dobbiamo porci: il rinforzo di una parete è un intervento locale?
    Per rispondere riprendiamo quanto espresso dalle NTC 2018 e dalla Circolare esplicativa 7/2019:

    Riparazioni o interventi locali
    • migliorare le caratteristiche di resistenza e/o duttilità di elementi o parti, anche non danneggiati;
    • impedire meccanismi di collasso locale;

    NTC 2018 cap 8.4.1

    Questo invece è ciò che indica la Circolare applicativa n. 7 del 2019:

    In tale categoria rientrano gli interventi di ripristino, rinforzo o sostituzione di elementi strutturali o di parti di essi non adeguati alla funzione che devono svolgere (ad esempio travi, architravi, coperture, impalcati o porzioni di impalcato, pilastri, pannelli murari). In particolare gli interventi di rinforzo devono privilegiare lo sviluppo di meccanismi duttili o comunque migliorare la duttilità locale, così da favorire lo sviluppo della duttilità di insieme della struttura.

    Circolare esplicativa 7/2019

    Possiamo di conseguenza affermare che il rinforzo di una parete rientra tra gli interventi locali.

    Se l’intervento di ristrutturazione consiste nell’applicazione sistematica di interventi di rinforzo, diventa necessario valutare l’intervento nella sua globalità. Non basta quindi limitarsi a valutare le capacità della parete oggetto di intervento.

    È poi opportuno ricordarci che stiamo comunque intervenendo su un edificio esistente ed è quindi necessario rispettare quanto previsto dalle NTC:

    • capitolo 8.3 – Valutazione della Sicurezza
    • capitolo 8.5 – Definizione del modello di riferimento per le analisi

    Il rinforzo di una parete in muratura: resistenza a pressoflessione, taglio e fuori piano

    L’obiettivo nel rinforzare una parete in muratura è quello di incrementare le capacità che risultano deficitarie da un’analisi di vulnerabilità. Le prime capacità da indagare riguardano la resistenza a pressoflessione e a taglio nel piano della parete e la resistenza a pressoflessione fuori piano. Di conseguenze il sistema di rinforzo dovrà essere valutato rispetto a queste tre capacità.

    I metodi di valutazione degli incrementi di capacità possono essere di due tipi. Il primo metodo consiste nell’incrementare le caratteristiche meccaniche della muratura attraverso delle valutazioni semplificate come i coefficienti proposti dalla Circolare applicativa n. 7 del 2019 nella tabella Tabella C8.5.II “Coefficienti correttivi massimi da applicarsi in presenza di: malta di caratteristiche buone; ricorsi o listature; sistematiche connessioni
    trasversali; consolidamento con iniezioni di malta; consolidamento con intonaco armato; ristilatura armata con connessione dei paramenti.”

    Questo metodo si basa quindi sul valutare le capacità del sistema rinforzato con le stesse formulazioni previste per le pareti in muratura non rinforzate, ma con caratteristiche meccaniche incrementate.

    Il secondo metodo di valutazione invece, ed è quello analizzato in questa rapida guida, considera le nuove capacità delle pareti in muratura secondo le specifiche della CNR-DT 215/2018 e le Linee Guida del CSLLPP redatte per la verifica dei sistemi di rinforzo FRCM.

    Resistenza a pressoflessione

    La verifica consiste nel controllare che il momento sollecitante MEd sia inferiore al momento ultimo del setto rinforzato MRfd calcolato sulla base del seguente metodo.
    Si considera un diagramma delle tensioni di compressione costante e pari αm * fmd, esteso ad una porzione di sezione profonda β * yn, essendo yn la distanza dell’asse neutro dal lembo compresso ed assumendo αm = 0,85 e β = 0,8 è, il momento resistente della sezione non rinforzata è:

    Il momento resistente della sezione non rinforzata
    Il momento resistente della sezione non rinforzata

    Relativamente alla sezione rinforzata, si assume inizialmente che la crisi flessionale si abbia per raggiungimento della deformazione ultima della muratura compressa. La distanza dell’asse neutro dal lembo compresso è:

    La distanza dell’asse neutro dal lembo compresso
    La distanza dell’asse neutro dal lembo compresso

    con:
    mu è pari a 0,035
    t2f è pari a n * tf

    Si valuta quindi la deformazione massima del rinforzo che è pari a:

    Rinforzo di pareti in muratura - Valutazione della deformazione massima del rinforzo
    Valutazione della deformazione massima del rinforzo

    Il momento resistente di calcolo si determina così:

    Il momento resistente di calcolo
    Il momento resistente di calcolo

    Se però la deformazione è superiore alla deformazione di calcolo del rinforzo si ha la crisi della sezione per raggiungimento della deformazione di calcolo del rinforzo. In tal caso è necessario rivalutare la distanza dell’asse neutro dal lembo compresso si determina in tal caso con così:

    Rinforzo di pareti in muratura -   Rivalutazione della distanza dell’asse neutro dal lembo compresso
    Rivalutazione della distanza dell’asse neutro dal lembo compresso

    Il momento resistente di calcolo si determina così:

    Rinforzo di pareti in muratura - Momento resistente di calcolo
    Momento resistente di calcolo

    Resistenza a taglio

    La resistenza a taglio della parete in muratura rinforzata si calcola come somma della resistenza a taglio della parete non rinforzata VR e del rinforzo Vt,f

    Resistenza a taglio della parete in muratura rinforzata
    Resistenza a taglio della parete in muratura rinforzata

    con
    γRd è pari a 2
    nf è il numero totale degli strati di rinforzo sulla parete
    tvf è lo spessore equivalente di uno strato
    lf è la dimensione ortogonale al taglio
    εfd è il valore di archivio moltiplicato per ηa e diviso per γm
    αt è pari a 0,80

    Se il numero degli strati fosse = 1, allora
    Vt,f’ = Vt,f * 0,3

    Attenzione! questa correzione è necessaria nel caso ad esempio di intervento di rinforzo solo dall’esterno o solo dall’interno della parete in muratura.

    Viene poi effettuato un controllo a schiacciamento attraverso il calcolo della capacità resistente:

    Rinforzo di pareti in muratura - Calcolo della capacità resistente
    Calcolo della capacità resistente

    con
    df distanza tra lembo compresso della muratura e lembo teso del rinforzo.

    Resistenza a pressoflessione fuori piano

    La determinazione della capacità di resistenza fuori piano della parete in muratura ha spesso come finalità il definire l’intervento che contrasta un meccanismo locale di collasso.

    Il momento resistente fuori piano della parete rinforzata si calcola come:

    Rinforzo di pareti in muratura - Il momento resistente fuori piano della parete rinforzata si calcola come:
    Calcolo del momento resistente fuori piano della parete rinforzata

    con
    M0d il momento resistente della parete non rinforzata
    M1d il momento resistente con il sistema di rinforzo

    I meccanismi possibili e quindi da verificare sono due:
    1. schiacciamento della muratura
    2. trazione del rinforzo

    Verifica di schiacciamento della muratura

    Per verificare che nel meccanismo fuori piano il sistema ‘parete in muratura + rinforzo’ sia la muratura ad andare in crisi è necessario effettuare analisi simili a quelle già condotte per la verifica a pressoflessione:

    Rinforzo di parete in muratura -  Come verificare che nel meccanismo fuori piano il sistema 'parete in muratura + rinforzo' sia la muratura ad andare in crisi
    Come verificare che nel meccanismo fuori piano il sistema ‘parete in muratura + rinforzo’ sia la muratura ad andare in crisi
    Rinforzo di pareti in muratura -  Come verificare che nel meccanismo fuori piano il sistema 'parete in muratura + rinforzo' sia la muratura ad andare in crisi
    Come verificare che nel meccanismo fuori piano il sistema ‘parete in muratura + rinforzo’ sia la muratura ad andare in crisi
    Rinforzo di pareti in muratura -  Come verificare che nel meccanismo fuori piano il sistema 'parete in muratura + rinforzo' sia la muratura ad andare in crisi
    Come verificare che nel meccanismo fuori piano il sistema ‘parete in muratura + rinforzo’ sia la muratura ad andare in crisi
    Rinforzo di pareti in muratura -  Come verificare che nel meccanismo fuori piano il sistema 'parete in muratura + rinforzo' sia la muratura ad andare in crisi
    Come verificare che nel meccanismo fuori piano il sistema ‘parete in muratura + rinforzo’ sia la muratura ad andare in crisi
    Rinforzo di pareti in muratura -  Come verificare che nel meccanismo fuori piano il sistema 'parete in muratura + rinforzo' sia la muratura ad andare in crisi
    Come verificare che nel meccanismo fuori piano il sistema ‘parete in muratura + rinforzo’ sia la muratura ad andare in crisi

    Si testa quindi l’ipotesi di schiacciamento, ovvero si controlla la deformazione del rinforzo

    Rinforzo di pareti in muratura -  Calcolo della deformazione del rinforzo
    Calcolo della deformazione del rinforzo

    Che dovrà essere minore di εfd, se ciò non fosse vero si calcola il momento resistente considerando il rinforzo che va in crisi ovvero è necessario effettuare la verifica a trazione del rinforzo.

    Verifica di trazione del rinforzo

    In questo caso si verifica che nel sistema ‘parete in muratura + rinforzo’ sia il rinforzo ad andare in crisi, ovvero che vada in crisi per trazione:

    Verifica di trazione del rinforzo
    Verifica di trazione del rinforzo
    Verifica di trazione del rinforzo
    Verifica di trazione del rinforzo
    Verifica di trazione del rinforzo
    Verifica di trazione del rinforzo
    Verifica di trazione del rinforzo
    Verifica di trazione del rinforzo
    Verifica di trazione del rinforzo
    Verifica di trazione del rinforzo

    Si testa l’ipotesi di trazione, ovvero si controlla la deformazione della muratura

    Verifica di trazione del rinforzo
    Calcolo della deformazione della muratura

    Se la disuguaglianza non è vera allora si calcola il momento resistente considerando la muratura che va in crisi ovvero il calcolo di cui al punto precedente.

    Se invece la disuguaglianza è corretta si calcola MRd.

    Infine si controlla che VRd,m sia maggiore di VEd.

    Controllo  VRd,m sia maggiore di VEd.
    Controllo VRd,m sia maggiore di VEd.

    Dove fvd è la resistenza a taglio della muratura, ed è pari fvd se il dato presente altrimenti a τd.

    Le pratiche sismiche per il rinforzo delle pareti in muratura

    Quali pratiche presentare per il rinforzo di una parete in muratura?
    Come abbiamo visto in questo articolo per gli interventi locali si applicano le regole di deposito sismico normate dal DPR 380.

    Quindi il deposito sismico è l’unica opzione di pratica sismica?

    Va ricordato quanto visto all’inizio di questo articolo. In caso di passaggio da intervento locale a intervento di altra tipologia – rispetto all’edificio valutato nel suo insieme – l’ipotesi di deposito sismico va confrontata con le regole dell’art. 94-bis del DPR 380.

    Guarda il videotutorial di TRAVILOG per progettare il rinforzo di pareti

    La definizione infatti di intervento locale è delle NTC, mentre il suo corrispettivo più usuale secondo DPR 380 è ‘intervento di minore rilevanza’. Il rinforzo di una parete in muratura può quindi rientrare tra gli interventi locali e quindi segue la procedura semplificata prevista per gli interventi di minore rilevanza.

    Va però ricordato il ruolo delle pareti portanti nel loro contesto e la possibilità che i rinforzi siano un’applicazione sistematica sull’intero edificio. Questo richiama ovviamente la necessità della valutazione di vulnerabilità dell’intero edifico e la definizione dell’intervento come miglioramento sismico o adeguamento sismico.

    Cosa significa? Se si ricade nella tipologia di intervento di miglioramento sismico o adeguamento sismico allora si dovrà presentare il deposito sismico o la richiesta di autorizzazione sismica in funzione della zona sismica del comune nel quale si realizza l’intervento.

    Ricordiamo che per evitare errori di compilazione e la conseguente perdita degli incentivi è consigliabile utilizzare TRAVILOG che produce e compila in automatico tutte pratiche necessarie in base all’intervento scelto.

    Guida completa agli interventi di rinforzo locale
  • Correnti architettoniche moderne – Archweb

    Correnti architettoniche moderne – Archweb

    L’architettura contemporanea è un campo in continua evoluzione, dove tradizione e innovazione si confrontano ogni giorno sui tavoli da disegno di studi professionali, nelle aule universitarie e nei cantieri di tutto il mondo. Comprendere le correnti architettoniche moderne non significa semplicemente saper riconoscere uno stile visivo, ma acquisire la capacità di leggere il progetto come risposta culturale, tecnica e sociale al proprio tempo.

    Questa guida è pensata per coloro che vogliono orientarsi con chiarezza nel panorama degli stili architettonici contemporanei: dalle radici del Movimento Moderno fino alle tendenze più recenti legate alla sostenibilità, alla tecnologia digitale e al ritorno alla natura.

    Le radici delle correnti architettoniche moderne

    Per comprendere dove si trova oggi l’architettura, è necessario sapere da dove viene. Le correnti architettoniche moderne affondano le radici nel tardo Ottocento, quando l’industrializzazione cambiò radicalmente i materiali disponibili — ferro, acciaio, vetro, cemento armato — e con essi le possibilità formali e costruttive.

    Il Movimento Moderno, affermatosi tra gli anni Venti e Cinquanta del Novecento, costituisce il punto di svolta da cui si diramano praticamente tutti gli stili architettonici contemporanei. I suoi principi fondamentali — funzionalità, rifiuto dell’ornamento, uso di materiali industriali, apertura verso la luce — hanno ridefinito il rapporto tra forma e funzione in modo irreversibile.

    Dal Movimento Moderno nascono correnti parallele e successive che ancora oggi influenzano la pratica progettuale: il Razionalismo, il Brutalismo, l’Organicismo, il Metabolismo giapponese, il Decostruttivismo e, più recentemente, l’architettura parametrica e quella biofilica.

    Il Razionalismo e la sua eredità

    Il Razionalismo è forse la corrente che ha lasciato l’impronta più profonda sul tessuto urbano europeo del Novecento. Nato in Germania con il Bauhaus di Walter Gropius e sviluppato in parallelo in Francia con Le Corbusier, il Razionalismo proponeva un’architettura basata su geometrie pure, strutture a telaio, pianta libera e facciata autonoma dalla struttura portante.

    L’architettura razionalista in Italia ebbe una declinazione particolare, diversa da quella sviluppata in altri paesi europei. Pur condividendo i principi di semplificazione formale, funzionalità e rifiuto dell’ornamento storico, il Razionalismo italiano mantenne spesso un rapporto con la tradizione classica e con il contesto urbano storico.

    Il Gruppo 7, fondato nel 1926 da giovani architetti milanesi tra cui Luigi Figini e Gino Pollini, fu il primo nucleo organizzato del razionalismo italiano, rivendicando un’architettura aderente alla logica costruttiva e alla chiarezza compositiva.
    Tra gli esempi più significativi si possono citare:

    Casa del Fascio a Como (1932-1936), progettata da Giuseppe Terragni. È considerata il manifesto del Razionalismo italiano: un volume puro, rigorosamente geometrico, organizzato secondo una maglia proporzionale e caratterizzato da un sapiente uso della trasparenza.

    Asilo Sant’Elia, sempre di Giuseppe Terragni, dove il linguaggio moderno si traduce in un edificio pensato attorno alle esigenze dei bambini, con spazi aperti, illuminazione naturale e continuità tra interno ed esterno.

    Palazzo delle Poste (1933-1935), opera di Mario Ridolfi e Mario Fagiolo, che dimostra come il Razionalismo italiano potesse coniugare innovazione tecnologica e attenzione ai materiali.

    Palazzo della Civiltà Italiana all’EUR (1938-1943), progettato da Giovanni Guerrini, Ernesto Bruno La Padula e Mario Romano. Pur appartenendo al clima culturale del Razionalismo, reinterpreta il tema dell’arco romano in una forma astratta e seriale, diventando uno degli edifici più iconici del Novecento italiano.

    Stazione di Santa Maria Novella (1932-1935), realizzata dal Gruppo Toscano guidato da Giovanni Michelucci. L’edificio rappresenta uno dei migliori esempi di inserimento dell’architettura moderna in un contesto storico di straordinario valore.

    Un aspetto distintivo del Razionalismo italiano fu proprio questa ricerca di equilibrio tra modernità e tradizione. A differenza del funzionalismo più radicale tedesco o olandese, molti architetti italiani cercarono una continuità con la cultura costruttiva nazionale, utilizzando proporzioni classiche, materiali locali e una particolare attenzione al rapporto con la città storica.

    L’eredità del razionalismo è ancora viva nella pratica contemporanea: molti studi di progettazione fanno propri i principi di essenzialità, ordine strutturale e leggibilità della costruzione, reinterpretandoli attraverso i materiali e le tecnologie del XXI secolo.

    Correnti architettoniche moderne: il Brutalismo

    Il Brutalismo emerge negli anni Cinquanta e raggiunge l’apice tra gli anni Sessanta e Settanta, soprattutto in Gran Bretagna, nei paesi dell’Est Europa e in alcune esperienze latinoamericane e giapponesi. Il termine deriva dal francese béton brut — cemento grezzo — reso celebre da Le Corbusier nella Unité d’Habitation di Marsiglia (1952).

    L’architettura brutalista si caratterizza per:

    • l’esposizione a vista dei materiali da costruzione, in primo luogo il calcestruzzo facciavista
    • la massa imponente e la plasticità scultorea dei volumi
    • la visibilità degli elementi strutturali e impiantistici
    • il rifiuto di qualsiasi rivestimento decorativo
    • la ricerca di un’estetica della verità costruttiva

    Tra le opere più significative si ricordano il Barbican Centre di Chamberlin, Powell & Bon a Londra, la Biblioteca Nazionale di Parigi progettata da Georges Pompidou, e in Italia il Palazzo di Giustizia di Milano di Marcello Piacentini — opera che, pur precedente al Brutalismo propriamente detto, ne anticipa alcuni caratteri monumentali.

    Il Brutalismo è oggi oggetto di una rivalutazione critica intensa. Edifici un tempo considerati obsoleti o ostili vengono restaurati, catalogati come patrimonio architettonico e studiati come espressione autentica di un’epoca in cui l’architettura pubblica ambiva a durare e a imporsi nel paesaggio urbano. Questa riscoperta si riflette anche nell’estetica di molti progetti contemporanei che recuperano il calcestruzzo a vista come scelta espressiva consapevole, non come risparmio di costi.

    L’Organicismo: il dialogo tra architettura e natura

    Se il Razionalismo privilegia la geometria pura e la logica strutturale, l’architettura organica parte da un principio opposto: il progetto deve nascere dal luogo, adattarsi alla natura del sito e rispondere alle esigenze umane in modo olistico, come un organismo vivente.

    Il padre indiscusso di questa corrente è Frank Lloyd Wright, il cui concetto di organic architecture si concretizzò in opere come Fallingwater (1935), la casa costruita letteralmente sopra una cascata in Pennsylvania, o il Guggenheim Museum di New York (1959), con la sua rampa elicoidale che rompe ogni convenzione spaziale tradizionale.

    In Europa, l’organicismo trovò interpreti di grande originalità: Alvar Aalto in Finlandia lavorò con curve morbide, legno e luce naturale diffusa per creare spazi a misura d’uomo; Hugo Häring in Germania teorizzò una forma-funzione che si opponeva alla geometria euclidea del razionalismo; Hans Scharoun con la Philarmonie di Berlino (1963) dimostrò come uno spazio acustico possa generare una forma architettonica del tutto inedita.

    L’architettura organica ha avuto una profonda influenza sugli stili architettonici contemporanei, soprattutto in relazione ai temi della sostenibilità e del rapporto tra edificio e paesaggio. Molti dei principi organici — integrazione col sito, uso di materiali locali, attenzione al comfort bioclimatico — sono stati assorbiti e rielaborati dall’architettura bioclimatica e biofilica contemporanea.

    Il Decostruttivismo e la destabilizzazione della forma

    Negli anni Ottanta e Novanta, una nuova corrente sovverte le certezze formali accumulate dal Movimento Moderno e dai suoi sviluppi: il Decostruttivismo. Influenzato dalla filosofia di Jacques Derrida e dalla critica alla logica binaria e alla struttura stabile del significato, il Decostruttivismo si traduce in architettura come esplicitazione della tensione, del frammento, dello squilibrio.

    I protagonisti di questa stagione — Frank Gehry, Zaha Hadid, Peter Eisenman, Daniel Libeskind, Rem Koolhaas, Bernard Tschumi — portano sui cantieri di tutto il mondo edifici che sembrano sfidare la gravità: superfici inclinate, angoli acuti, volumi che si scontrano o si sovrappongono senza risolversi in una composizione unitaria.

    Opere emblematiche:

    • Guggenheim Museum di Bilbao (Gehry, 1997): titanio, acciaio e vetro che formano superfici curvilinee imprevedibili.
    • Jewish Museum di Berlino (Libeskind, 1999): tagli di luce, percorsi disorientanti, vuoti come metafora della memoria.
    • MAXXI di Roma (Hadid, 2010): flussi di cemento e acciaio che ridefiniscono lo spazio museale.

    Il Decostruttivismo ha esaurito la sua spinta propulsiva verso la fine degli anni Duemila, ma ha lasciato un’eredità metodologica importante: la libertà formale assoluta e la legittimità della complessità come valore progettuale.

    Correnti architettoniche moderne: il Minimalismo

    In controtendenza rispetto alla complessità decostruttivista, il Minimalismo afferma la potenza del vuoto, della superficie pura, della luce che trasforma la materia. Le radici sono molteplici: la tradizione zen giapponese, il pensiero di Mies van der Rohe (less is more), l’arte minimalista degli anni Sessanta.

    In architettura, il minimalismo contemporaneo trova i suoi rappresentanti più significativi in John Pawson, Eduardo Souto de Moura e — con un’interpretazione più materica — in Peter Zumthor, il cui lavoro alle Terme di Vals (1996) è considerato una delle opere più importanti degli ultimi trent’anni.

    Caratteristica Minimalismo Decostruttivismo
    Forma Geometrie pure, assenza di ornamento Frammento, tensione, complessità
    Materiali Pietra, cemento levigato, vetro Titanio, acciaio, materiali tecnici
    Rapporto con il sito Introversione, dialogo silenzioso Rottura, contrasto, inserzione critica
    Esperienza spaziale Meditativa, sensoriale Disorientante, narrativa
    Riferimenti culturali Zen, Mies van der Rohe, arte concreta Derrida, filosofia critica, arte contemporanea

    Il minimalismo architettonico ha avuto un’influenza enorme sul design d’interni e sul mercato residenziale di fascia alta, dove la qualità dei materiali e la cura dei dettagli costruttivi sono diventati il vero lusso contemporaneo.

    High-Tech e architettura parametrica: la tecnica come linguaggio

    La corrente High-Tech, sviluppatasi tra gli anni Settanta e Ottanta con protagonisti come Renzo Piano, Richard Rogers e Norman Foster, porta all’estremo la logica razionalista: la struttura e gli impianti non si nascondono ma diventano l’elemento espressivo principale. Il Centre Pompidou di Parigi (Piano e Rogers, 1977) è il manifesto di questa poetica: travi, colonne, tubi dell’aria condizionata e scale mobili vengono colorati e messi in mostra come ornamento tecnologico.

    Dall’High-Tech evolve, a partire dagli anni Novanta con la diffusione dei software di progettazione parametrica, una nuova famiglia di stili architettonici contemporanei basati sulla computazione algoritmica. L’architettura parametrica non definisce una forma a priori, ma imposta una serie di parametri — orientamento solare, carichi strutturali, costo dei materiali, flussi di persone — e genera la forma come risultato ottimale di queste variabili.

    I software come Grasshopper (per Rhinoceros), Dynamo (per Revit) e la crescente integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi progettuali stanno ridefinendo il ruolo stesso del progettista: da autore di una forma a regista di un processo generativo.

    Tra le implicazioni pratiche per il settore costruttivo:

    • possibilità di realizzare facciate con elementi non ripetitivi a costi industriali grazie alla produzione CNC;
    • ottimizzazione strutturale che riduce il consumo di materiale;
    • simulazione termica e luminosa integrata nel processo di progetto;
    • prefabbricazione di componenti complessi con alta precisione dimensionale.

    Architettura sostenibile e biofilica: le tendenze progettuali dominanti oggi

    Tra tutte le tendenze che caratterizzano gli stili architettonici contemporanei, la sostenibilità è oggi la più pervasiva e trasversale. Non più una specializzazione di nicchia, ma un requisito imprescindibile del progetto contemporaneo, sancito da normative europee sempre più stringenti (EPBD — Energy Performance of Buildings Directive) e richiesto dal mercato immobiliare e dai committenti più evoluti.

    Gli standard di certificazione energetica e ambientale più diffusi a livello internazionale:

    • LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) — sistema americano, diffusissimo a livello globale.
    • BREEAM (Building Research Establishment Environmental Assessment Method) — sistema britannico, molto usato in Europa.
    • WELL Building Standard — focalizzato sul benessere degli occupanti.
    • Passivhaus — standard tedesco basato sul consumo energetico quasi zero.
    • GBC Italia — adattamento italiano del sistema LEED.

    Strettamente legata alla sostenibilità è la tendenza biofilica: l’integrazione di elementi naturali — vegetazione, acqua, luce naturale, materiali organici — negli spazi interni ed esterni come risposta alle esigenze psicofisiologiche degli esseri umani. La ricerca scientifica ha ampiamente dimostrato che la presenza di natura negli ambienti costruiti riduce lo stress, migliora la produttività e aumenta il benessere percepito.

    Il Green Building e l’architettura biofilica hanno un impatto diretto sul mercato dei materiali da costruzione: cresce la domanda di facciate ventilate con rivestimenti naturali, sistemi di verde verticale e pensile, serramenti ad alte prestazioni termiche, materiali a bassa emissione di VOC (Composti Organici Volatili) e prodotti certificati con EPD (Environmental Product Declaration).

    Il Regionalismo Critico: identità locale nell’era globale

    Uno dei contributi teorici più importanti degli ultimi quarant’anni al dibattito architettonico è il concetto di Regionalismo Critico, elaborato dal critico Kenneth Frampton negli anni Ottanta come risposta alla globalizzazione omologante dell’architettura internazionale.

    Il Regionalismo Critico non è nostalgia né vernacolare acritico: è un approccio progettuale che accetta le conquiste del Movimento Moderno ma le radica nella specificità del luogo — topografia, clima, luce locale, tradizione costruttiva, cultura materiale. Il progettista non imita le forme tradizionali, ma lavora con le forze del luogo per produrre un’architettura che non potrebbe esistere altrove.

    Tra i rappresentanti più significativi: Álvaro Siza in Portogallo, Tadao Ando in Giappone, Glenn Murcutt in Australia, e in Italia Mario Botta nel Canton Ticino, con la sua reinterpretazione geometrica dell’architettura lombarda e ticinese.

    Il Regionalismo Critico è oggi più rilevante che mai in un contesto in cui la globalizzazione digitale rende possibile progettare qualsiasi edificio in qualsiasi luogo senza conoscerne il contesto. È una risposta etica prima ancora che estetica.

    Architettura adattiva e riuso: il progetto sull’esistente

    Una delle tendenze progettuali più significative del presente non riguarda la costruzione di edifici nuovi, ma la trasformazione dell’esistente. Il riuso adattivo (adaptive reuse) — la conversione di edifici dismessi o sottoutilizzati in nuove funzioni — è oggi uno degli ambiti più fertili e complessi della pratica architettonica contemporanea.

    Le ragioni di questa tendenza sono molteplici:

    • Ambientali: costruire sul costruito riduce drasticamente il consumo di suolo e il costo energetico incorporato nella costruzione.
    • Economiche: in molti contesti urbani europei, il patrimonio edilizio esistente è sovradimensionato rispetto alla domanda di nuova costruzione.
    • Culturali: la conservazione della memoria costruttiva è riconosciuta come valore identitario e turistico.
    • Normative: le politiche urbanistiche europee spingono verso la rigenerazione urbana e limitano il consumo di suolo vergine.

    Il riuso adattivo pone sfide progettuali specifiche: compatibilità tra strutture esistenti e nuove funzioni, adeguamento sismico e antincendio, efficientamento energetico di involucri storici, gestione del contrasto o del dialogo tra vecchio e nuovo. Sono sfide che richiedono competenze multidisciplinari e una sensibilità progettuale che va ben oltre la semplice ristrutturazione.

    Confronto tra le principali correnti architettoniche moderne

    Corrente Periodo di riferimento Materiali tipici Principio compositivo Esempi emblematici
    Razionalismo 1920–1960 Cemento, vetro, acciaio Geometria pura, funzione Villa Savoye, Casa del Fascio
    Brutalismo 1950–1980 Calcestruzzo a vista Verità costruttiva, massa Barbican Centre, Unité d’Habitation
    Organicismo 1930–oggi Legno, pietra, materiali locali Integrazione col sito Fallingwater, Termas de Vals
    Decostruttivismo 1980–2000 Titanio, acciaio, vetro Frammento, tensione Guggenheim Bilbao, MAXXI Roma
    Minimalismo 1990–oggi Pietra, cemento levigato Essenzialità, luce Terme di Vals, Museo Souto de Moura
    High-Tech / Parametrico 1970–oggi Metalli, policarbonato, stampa 3D Tecnologia come forma Centre Pompidou, CCTV Beijing
    Sostenibile / Biofilico 2000–oggi Materiali naturali, riciclati Benessere, ciclo di vita Bosco Verticale, passivhaus
    Regionalismo Critico 1980–oggi Materiali locali Identità del luogo Opere di Siza, Ando, Murcutt

    Domande frequenti sulle correnti architettoniche moderne

    Qual è la differenza tra architettura moderna e architettura contemporanea?

    In senso stretto, l’architettura moderna si riferisce al periodo compreso tra la fine dell’Ottocento e gli anni Sessanta del Novecento, caratterizzato dal Movimento Moderno e dai suoi sviluppi diretti. L’architettura contemporanea indica invece la produzione dagli anni Settanta-Ottanta ad oggi, caratterizzata dal pluralismo degli stili e dall’assenza di un movimento dominante unico. Nella pratica comune, però, i due termini vengono spesso usati in modo intercambiabile.

    Quali correnti architettoniche sono più influenti oggi?

    Non esiste una corrente dominante unica nel panorama contemporaneo. Le tendenze più influenti nella pratica professionale attuale sono l’architettura sostenibile e biofilica, il parametricismo, il minimalismo di alta qualità materica e il riuso adattivo. Il Regionalismo Critico esercita un’influenza teorica importante, soprattutto in ambito accademico.

    Come si riconosce un edificio brutalista?

    Un edificio brutalista si riconosce principalmente per l’uso massiccio e a vista del calcestruzzo grezzo, per la volumetria imponente e scultorea, per la visibilità degli elementi strutturali e spesso impiantistici, e per l’assenza totale di rivestimenti decorativi. L’effetto complessivo è di solidità, peso e onestà costruttiva.

    Che cosa si intende per architettura parametrica?

    L’architettura parametrica è un approccio progettuale in cui la forma dell’edificio viene generata attraverso algoritmi computazionali che elaborano una serie di parametri variabili — strutturali, ambientali, economici, funzionali. Il risultato è spesso una geometria complessa non riducibile a forme euclidee semplici, oggi realizzabile grazie alle tecnologie di produzione digitale come il CNC e la stampa 3D su grande scala.

    L’architettura sostenibile è uno stile o una metodologia?

    È principalmente una metodologia e un insieme di prestazioni da raggiungere, non uno stile definito formalmente. Un edificio sostenibile può avere l’estetica di un edificio minimalista, di un edificio high-tech o di un edificio organico: la sostenibilità riguarda le prestazioni energetiche, ambientali e di benessere, non la forma esteriore. Tuttavia, alcune scelte costruttive tipiche della sostenibilità — verde integrato, materiali naturali a vista, forme ottimizzate per il soleggiamento — tendono a creare un’estetica riconoscibile.

    Conclusione

    Le correnti architettoniche moderne non sono compartimenti stagni da catalogare, ma sistemi di pensiero in dialogo continuo tra loro e con il contesto storico, tecnologico e culturale in cui operano. Conoscerle significa acquisire gli strumenti per leggere il costruito con maggiore profondità, per dialogare con committenti e colleghi con un linguaggio condiviso, e per collocare le proprie scelte progettuali all’interno di una tradizione consapevole.

    Gli stili architettonici contemporanei riflettono le contraddizioni e le aspirazioni del nostro tempo: la tensione tra globalizzazione e identità locale, tra innovazione tecnologica e riscoperta dei materiali naturali, tra densificazione urbana e qualità dello spazio. Il progettista che sa muoversi in questo panorama con consapevolezza critica è meglio attrezzato per rispondere alle sfide di un settore in trasformazione profonda.

  • Talks 14 luglio 2026 – Dal modello al computo: professioni a confronto nell’era degli Agenti AI

    Talks 14 luglio 2026 – Dal modello al computo: professioni a confronto nell’era degli Agenti AI

    ASSOBIM organizza il Talks Dal modello al computo: professioni a confronto nell’era degli Agenti AI per il giorno 14 luglio 2026 dalle ore 17.

    Un modello BIM perfetto per chi lo progetta è spesso incompleto per chi deve validarlo e inutilizzabile per chi deve stimarne i costi. Perché la filiera informativa tende ancora a interrompersi nei passaggi chiave?

    In questo webinar, metteremo a confronto tre figure chiave del settore AEC – il progettista, il BIM Manager e il responsabile del computo – per analizzare i “colli di bottiglia” quotidiani e scoprire come gli Agenti AI possano colmare questo divario in modo autonomo.

    Insieme a tre professionisti del settore e al team di Clev, azienda innovativa di software AEC, analizzeremo casi reali di ottimizzazione e una panoramica in anteprima sul ponte tecnologico che collega il dato geometrico alla stima economica.

    Iscrizioni: https://attendee.gotowebinar.com/register/6178953438559556697?source=Newsletter

     

  • Sfruttare l’IA per AECO: GRAITEC presenta la sua strategia

    Sfruttare l’IA per AECO: GRAITEC presenta la sua strategia

    Nel settore AECO, l’IA non è un problema di velocità. È un problema di responsabilità. Ogni progetto definisce il futuro di un’opera. Ogni calcolo è firmato. Ogni dettaglio guida la produzione.
    Un’IA che non soddisfa gli standard di architettura, ingegneria, fabbricazione e costruzione non è utilizzabile su larga scala. Oggi GRAITEC annuncia la sua strategia di intelligenza artificiale: una roadmap strutturata su tre orizzonti per trasformare l’IA in un livello di esecuzione affidabile per l’intera catena del valore AECO, dalle prime fasi di progettazione fino alla fabbricazione e alla costruzione.

    Invece di aggiungere chatbot di IA indipendenti sopra gli strumenti di progettazione, GRAITEC integra l’IA direttamente nei flussi di lavoro in cui vengono prese le decisioni di ingegneria e produzione, basata su dati di progetto, allineata agli standard del settore e governata dai professionisti responsabili del risultato.

    Tre orizzonti. Tutti già in movimento oggi.
    La strategia di IA di GRAITEC è strutturata attorno a tre orizzonti, sviluppati e implementati in parallelo:
    Orizzonte 1 – IA che assiste:
    IA integrata direttamente negli strumenti esistenti, che fornisce guida contestuale, accesso alla conoscenza e accelerazione delle attività tra i diversi ruoli — dagli ingegneri strutturali e BIM manager ai disegnatori e fabbricatori. Incrementi di produttività, fin da subito.
    Orizzonte 2 – IA che automatizza
    Compiti ripetitivi, flussi di coordinamento e flussi di dati tra progettazione, fabbricazione e cantiere sono sempre più gestiti dall’IA, riducendo lo sforzo manuale e migliorando la coerenza.
    Orizzonte 3 – IA che genera progetti e ottimizza in modo olistico
    Dall’intento progettuale a soluzioni ottimizzate, conformi alle normative e pronte per la fabbricazione, generate in pochi minuti. Architetti, ingegneri, fabbricatori e team di progetto restano pienamente responsabili di ogni decisione.

    “Nel settore AECO, l’IA può generare, ma generare senza responsabilità non è sufficiente. La vera sfida è garantire che ciò che viene generato sia affidabile, verificabile e approvabile in progetti reali. Questo è il livello a cui stiamo puntando.” Emmanuel Leroy, Chief Product & Strategy Officer, GRAITEC

    Sfruttare l’IA per AECO, non semplicemente aggiungerla. L’approccio di GRAITEC si concentra sulla trasformazione delle capacità grezze dell’IA in risultati utilizzabili per ingegneria e la produzione:

    • Basata su standard di ingegneria
    • L’IA opera all’interno dei codici strutturali, delle norme di fabbricazione e delle regole specifiche delle aziende.
    • Guidata da motori deterministici
    • Motori di calcolo e di dettaglio collaudati producono risultati verificabili, mentre l’IA supporta la preparazione, l’interazione e l’interpretazione.
    • Validata dai professionisti
    • Architetti, ingegneri, fabbricatori e appaltatori mantengono il controllo sulle decisioni critiche e sull’approvazione finale

    “Abbiamo 40 anni di esperienza di settore integrati nel nostro software. L’IA non la sostituisce; la valorizza. Questa è la differenza tra aggiungere l’IA e sfruttarla davvero.” Emmanuel Leroy, GRAITEC

    Ecosistema aperto e approccio shift-left by design
    GRAITEC sta sviluppando la propria IA come parte di un ecosistema aperto, progettato per integrarsi con le piattaforme, gli strumenti e gli ambienti di dati su cui i clienti già fanno affidamento (incluse le piattaforme Autodesk) lungo tutto il ciclo di progettazione, fabbricazione e costruzione. Clienti e partner possono estendere le funzionalità, costruire i propri flussi di lavoro e integrare l’IA direttamente nel proprio stack operativo.
    Altrettanto importante è il momento in cui l’IA entra nel processo. GRAITEC adotta un approccio shift-left: portare l’intelligenza il prima possibile nel ciclo di vita del progetto. Dal concept alle fasi iniziali di progettazione, l’IA aiuta a generare, simulare e validare opzioni a monte, prima che le decisioni diventino costose da modificare. Meno rilavorazioni. Meno errori di fabbricazione. Nessuna sorpresa in cantiere.
    Disponibile ora. In rapida espansione.
    GRAITEC sta già implementando capacità di IA nelle proprie soluzioni, iniziando con casi d’uso assistiti ed espandendosi verso l’automazione e i flussi di lavoro design-to-fabrication. Nei prossimi giorni, GRAITEC annuncerà nuovi rilasci di prodotto all’interno del proprio portafoglio di soluzioni, offrendo capacità concrete ai clienti.

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  • Permesso di costruire per una tettoia: quando l’opera integra l’abuso edilizio. | Articoli

    Permesso di costruire per una tettoia: quando l’opera integra l’abuso edilizio. | Articoli

    La Cassazione conferma come una tettoia, che per caratteristiche strutturali incida sulla sagoma dell’edificio, non sia qualificabile come pertinenza, ma richieda il permesso di costruire; in mancanza, può integrare il reato di abuso di cui all’art. 44, lett. b), d.P.R. 380/2001.

    La sentenza della Corte di Cassazione n.3844/2026 conferma la condanna del ricorrente per aver realizzato una tettoia senza permesso di costruire. La Corte chiarisce quando, per caratteristiche strutturali e modalità di realizzazione, una tettoia, che costituisce parte integrante dell’edificio, modificandone la sagoma e priva di autonoma individualità fisica e strutturale, non è una semplice pertinenza o opera precaria, ma costituisce un ampliamento dell’immobile e richiede il permesso di costruire. La sua realizzazione senza titolo configura pertanto il reato edilizio di cui all’art. 44, lett. b), d.P.R. 380/2001.

    Vediamo il caso nel dettaglio…


    Il caso

    L’imputato della sentenza viene condannato dal Tribunale di Foggia per un intervento edilizio eseguito senza permesso di costruire, in particolare “era stato dichiarato responsabile del reato di cui all’art. 44 lett. b) d.P.R. n. 380/2001”.
    L’opera contestata consisteva nella realizzazione di una tettoia collocata davanti a un fabbricato, con copertura in parte coibentata e in parte in policarbonato, sostenuta da pilastrini e muretti.

    La sentenza di primo grado aveva inflitto all’imputato una pena:

    • di 20 giorni di arresto;
    • una multa di 6.000 euro.

    Tale decisione era stata confermata nel 2025 anche dalla Corte d’Appello di Bari, inducendo il proprietario a rivolgersi alla Cassazione.
    In quest’ultimo ricorso, la difesa solleva varie argomentazioni tra cui quella secondo cui “la Corte territoriale ave(sse) erroneamente ritenuto la necessità del permesso di costruire per le opere oggetto di contestazione, nonostante si trattasse di una tettoia in stato precario, di modeste dimensioni, non idonea a creare nuova volumetria.

    Quindi veniva sostenuto che la tettoia fosse un’opera di dimensioni limitate, priva di carattere stabile e incapace di generare nuova volumetria edilizia. Per questo motivo, secondo il ricorrente, non sarebbe stato necessario il permesso di costruire.

    Cosa stabilisce l’art. 44 lett. b del d.P.R 380/01

    L’art. 44 lett. b del d.P.R 380/01 applica:

    l’arresto fino a due anni e l’ammenda da 5164 a 51645 euro nei casi di esecuzione dei lavori in totale difformità o assenza del permesso o di prosecuzione degli stessi nonostante l’ordine di sospensione”.

    L’articolo punisce l’esecuzione di lavori in totale difformità dal permesso di costruire, in assenza del permesso stesso oppure la prosecuzione delle opere nonostante sia stato emesso un ordine di sospensione dall’autorità competente. La norma in merito all’abuso edilizio è molto severa e prevede la pena dell’arresto fino a due anni e un’ammenda da 5.164 a 51.645 euro, fatta salva l’applicazione di sanzioni più gravi ove il fatto integri ulteriori reati.

    Tettoia e permesso di costruire: quando l’opera integra il reato ex art. 44 d.P.R. 380/2001

    I giudici precisano che “(…) l’opera realizzata era costituita da una tettoia, in parte recintata, che aveva comportato un ampliamento del preesistente immobile, del quale aveva modificato la sagoma, e che, pertanto, necessitava del preventivo rilascio del permesso di costruire. Va ricordato che integra il reato previsto dall’art. 44, lett. b), del d.P.R. n. 380 del 2001 la realizzazione, senza il preventivo rilascio del permesso di costruire, di una tettoia di copertura che, non rientrando nella nozione tecnico-giuridica di pertinenza per la mancanza di una propria individualità fisica e strutturale, costituisce parte integrante dell’edificio sul quale viene realizzata (…).” Difatti, “(l)a costruzione di una tettoia di copertura non può qualificarsi, infatti, come pertinenza, in quanto si tratta di un’opera priva del requisito della individualità fisica e strutturale propria della pertinenza, costituendo parte integrante dell’edificio sul quale viene realizzata. Anche le tettoie di copertura necessitano, dunque, di permesso di costruire quando -…- facciano parte integrante dell’edificio sulle quali vengono realizzate, essendo irrilevante che l’opera possa esprimere o meno una propria volumetria (…)”.
    La tettoia realizzata non era una semplice opera accessoria o di arredo, ma costituiva un vero ampliamento dell’edificio esistente. Infatti, la struttura aveva modificato la sagoma del fabbricato, incidendo sulle sue caratteristiche edilizie e quindi sarebbe stato necessaria l’acquisizione di un permesso di costruire. La realizzazione dell’opera senza tale titolo integra il reato previsto dall’art. 44, lett. b), del d.P.R. 380/2001. I giudici precisano inoltre che una tettoia non può essere considerata come una pertinenza quando manca di una propria autonomia fisica e strutturale, poiché diventa parte integrante dell’edificio. Di conseguenza, anche se non si generi una nuova volumetria autonoma, la costruzione di una tettoia richiede il permesso di costruire quando comporta una trasformazione dell’immobile.

    Le tettoie non possono essere considerate automaticamente opere minori o interventi di edilizia libera. La loro rilevanza urbanistico-edilizia va valutata in concreto, in base alle caratteristiche strutturali, al grado di stabilità e all’incidenza sull’organismo edilizio esistente. Quando tali elementi determinano una modifica della sagoma o un’integrazione stabile con l’edificio, l’intervento richiede sempre il permesso di costruire.

    Scarica la sentenza in allegato

    Keywords: permesso di costruire, tettoia, art. 44 d.P.R. 380/2001, reato edilizio, abuso edilizio.

    FAQ Tecniche: Tettoia e abuso edilizio: quando serve il permesso di costruire? | Ingenio

    Quando una tettoia richiede il permesso di costruire?
    Il permesso di costruire è richiesto quando la tettoia costituisce una trasformazione urbanistico-edilizia dell’immobile. Secondo la Cassazione, ciò avviene quando la struttura è stabilmente integrata all’edificio, modifica la sagoma oppure rappresenta un ampliamento funzionale del fabbricato. Non è sufficiente valutare la sola presenza di nuova volumetria.

    Una tettoia può essere considerata una pertinenza edilizia?
    Sì, ma solo in casi limitati. La giurisprudenza distingue la pertinenza urbanistica da quella civilistica. Una tettoia priva di autonoma individualità fisica e strutturale e stabilmente collegata all’edificio normalmente non costituisce una pertinenza urbanistica e può richiedere il permesso di costruire.

    La mancanza di volumetria esclude l’abuso edilizio?
    No. La sentenza conferma che l’assenza di una nuova volumetria non è decisiva. Anche un’opera che non crea un nuovo volume può richiedere il permesso di costruire se modifica la sagoma dell’edificio o determina una trasformazione edilizia stabile.

    Quali sanzioni prevede l’art. 44 del d.P.R. 380/2001?
    L’art. 44, lett. b), del d.P.R. 380/2001 punisce gli interventi realizzati in assenza del permesso di costruire o in totale difformità dal titolo edilizio con l’arresto fino a due anni e con un’ammenda da 5.164 a 51.645 euro. Restano applicabili anche le conseguenze amministrative previste dal Testo Unico dell’Edilizia.

  • Elementi secondari e non strutturali: esempio di modellazione di un caso reale

    Elementi secondari e non strutturali: esempio di modellazione di un caso reale

    Ci sono volte in cui anche delle semplici strutture a pianta rettangolare nascondono delle insidie che richiedono ulteriori livelli di approfondimento del modello di calcolo strutturale. La mia libera professione è fatta esclusivamente di collaborazioni con progettisti architettonici del cui lavoro curo l’aspetto strutturale garantendo, per quanto possibile dalla tecnica (e dalle normative), di esprimersi quanto più liberamente possibile. In questo esempio voglio condividere con voi lettori un’interessante esperienza frutto di diverse riflessioni.

    Ci occuperemo di un corpo (vedi Figura 1 – Corpo A) di un complesso residenziale a corte, le cui scale e vano ascensore sono collocati al centro della corte stessa e realizzati con giunto tecnico rispetto ai singoli volumi architettonici. Rispetto ad un usuale edificio residenziale l’aspetto strutturalmente positivo è che almeno questi elementi funzionali di collegamento non “impattano” sulla regolarità strutturale. Sappiamo tutti che i nostri modelli di calcolo funzionano perfettamente fin quando non ci preoccupiamo di modellare  scale e vani ascensore, i cui elementi rappresentano vere e proprie “concentrazioni di rigidezze” capaci di rendere il comportamento deformabile torsionalmente.

    Pianta copertura del complesso

    Figura 1: Pianta copertura del complesso

    Per i dei due corpi simmetrici posti lungo l’asse Y (di dimensioni 8×16.7 m), le particolarità sono concentrate sia nelle distribuzioni delle tamponature (e delle aperture) sia nella forma dei solai, nei quali sono presenti vuoti e discontinuità diverse ad ogni livello. Nella figura successiva possiamo notare questi aspetti per i vari piani:

    Piante dei vari livelli

    Figura 2: Piante dei vari livelli

    Relativamente alla Figura 2 è possibile notare la presenza di alcuni pilastri di colore blu, i quali sono stati oggetto sin da subito di “discussione” (ovviamente amichevole e costruttiva) in quanto non presenti nel progetto originale. Si è concluso con un “patteggiamento”: lasciamo i pilastri ma facciamoli piccoli… La scelta di dimensioni ridotte (30×30 cm) ha condizionato il tipo di progettazione antisismica da effettuare, in quanto la verifica di gerarchia delle resistenze e la duttilità al piede si sono rivelate “insuperabili”.

    Nel caso in esame, la bassa accelerazione SLV del sito (circa 0.14 g) ha consentito che tali problemi vengano superati mediante una progettazione di tipo “non dissipativa”, che però ha comportato una maggiore robustezza delle altre colonne e dell’insieme della struttura.

    Maggiore chiarezza può essere fatta dalla rappresentazione 3D della costruzione e della struttura (vedi Figura 3):

    Vista tridimensionale del Corpo A

    Figura 3: Vista tridimensionale del Corpo A

    In definitiva, le principali problematiche di modellazione per il caso in esame sono:
    – Modellazione dell’irregolarità delle tamponature
    – Modellazione della rigidezza nel piano dei solai

     

    Modellazione dell’irregolarità delle tamponature

    Come possiamo notare dalle Figure 2 e 3, ad ogni livello sono presenti differenze distributive delle tamponature, sia per quanto riguarda la disposizione in pianta sia per la presenza e la distribuzione delle aperture.
    Anche per il piano terra, che apparentemente presenta una figura rettangolare, la distribuzione delle aperture crea eccentricità nel posizionamento del baricentro delle rigidezze.

    Baricentri di masse e rigidezze per i vari piani

    Figura 4: Baricentri di masse e rigidezze per i vari piani

    Nella Figura 4 sono rappresentati i baricentri delle masse (in blu), delle rigidezze considerando le tamponature solo come massa (in verde) e delle rigidezze con la modellazione delle bielle delle tamponature (in rosso). Come possiamo notare (Figura 2) il piano terra è un unico ampio locale (destinazione d’uso commerciale) caratterizzato da vetrine ed accessi tutti dal solo lato sinistro della pianta, in quanto prospiciente alla strada. Questa situazione relativa a questi elementi non strutturali potrebbe creare squilibri nel comportamento sismico che è bene tener conto.

    Per la modellazione delle tamponature utilizziamo un modello che consente di variare la rigidezza in funzione della quantità di aperture presenti. Un metodo molto semplice è quello presentato da Al-Chaar nel 2002. Il modello consiste nella schematizzazione di un telaio contenente dei puntoni equivalenti eccentrici che rappresentano la muratura.

    Bielle nel modello di Al-Chaar

    Figura 5: Bielle nel modello di Al-Chaar

    La larghezza “a” del puntone dipende dalla rigidezza flessionale relativa telaio-pannello valutata con la seguente espressione (Stafford Smith & Carter – 1969):

    Formule relative al modello di Al Chaar

    Figura 6: Formule relative al modello di Al Chaar

    Oltre alle dimensioni geometriche, nelle formule sono presenti i comuni parametri che caratterizzano i pannelli murari, in aggiunta ai dati della maglia di struttura interessata:

    t : spessore della muratura
    Em : modulo elastico della muratura
    Ec : modulo elastico dei pilastri in c.a.
    Icol : momento di inerzia medio dei pilastri interessati

    Per considerare le aperture e, nel caso di strutture esistenti, il danneggiamento è possibile ridurre il parametro “a” mediante i fattori R1 ed R2:

    Il fattore R1 è funzione del rapporto tra la superficie delle aperture e la superficie totale del pannello secondo la seguente espressione:

    Nel caso in esame non consideriamo il danneggiamento e poniamo R2 pari ad 1.

    La presenza delle ampie aperture fa sì che di fatto il lato sinistro sia privo di elementi irrigidenti in quanto i vuoti sono superiori al 60% del totale. Per non scaricare troppo la struttura portante è bene considerare dei materiali delle tamponature non troppo performanti. Ad esempio per i blocchi di tamponamento la resistenza del blocco fbk è stato posto pari a 3 MPa e la malta dei ricorsi è di tipo M10.

    Questa modellazione può essere ripetuta a tutti i piani, trascurando le parti di tamponatura non confinate da elementi in calcestruzzo. I risultati relativi alle posizioni dei baricentri delle rigidezze presentano, come è ovvio, delle differenze e sorprese (vedi Figura 4).
    Per il piano terra, l’eccentricità massa-rigidezza aumenta per il modello con tamponature passando da 47.7 cm a 82.6 cm e presenta componenti anche nelle due direzioni.
    Anche per il primo piano l’eccentricità per il modello con tamponature aumenta, raddoppiando da 66.1 a 127.6 cm.
    Per il terzo impalcato le differenze sono tali da ribaltare la posizione del baricentro. In termini pratici vuol dire avere un comportamento di piano molto diverso in quanto si ha il “ribaltamento” tra “lato forte” e “lato debole”.
    Per l’ultimo impalcato invece si ha una riduzione del valore dell’eccentricità passando da 173.2 a 79.2 cm.

    Tutto questo ha, come è ovvio, ripercussioni nella distribuzione delle sollecitazioni e di conseguenza nelle armature, sia longitudinali che trasversali.

     

    Modellazione dei solai

    La forma dei vuoti (vedi Figura 4 – solai di colore giallo) suggerisce due possibili soluzioni al fine di modellare correttamente la distribuzione di rigidezza orizzontale attribuibile ai solai. I modelli sono:
    – modello a rigidezza infinita (mediante legami master-slave)
    – modello con elementi deformabili (mediante elementi finiti di tipo lastra)

    Il primo tipo è quello storicamente più utilizzato in quanto, oltre che alla veridicità o meno dell’ipotesi di impalcato rigido, mediante questo modello vengono eliminati molti gradi di libertà del modello. Questa operazione consente, per ogni impalcato, di ridurre i gradi di libertà da 6n a 3n+6 (circa la metà), con n il numero dei nodi. Le relazioni tra i gradi di libertà dei nodi “slave” con il nodo “master” sono le seguenti (U spostamenti e R rotazioni):

    Oggi, grazie ai moderni computer questo non è più un problema, e quindi è possibile affrontare anche risoluzioni di modelli che consentono la “simulazione” di una rigidezza finita che, in rapporto con la rigidezza degli elementi verticali, consente di tener conto della deformabilità orizzontale dell’impalcato.

    Nel caso in esame è stato utilizzato il secondo tipo di approccio in quanto, così facendo, si è riusciti a valutare lo stato di deformazione e le sollecitazioni sulle travi di bordo della parte forata, soggette anche ad azioni di flessione e taglio nel piano orizzontale. Nella Figura 7 è possibile notare la deformazione “non puramente traslazionale” della struttura, nonché l’accentuata deformazione delle travi dei fori nella direzione orizzontale.

    Deformata dell'Impalcato 3 per Sisma X

    Figura 7: Deformata dell’Impalcato 3 per Sisma X

    L’elemento finito utilizzato è formulato per avere rigidezze solo per le componenti nel piano del solaio. A questi elementi si può attribuire un materiale di tipo “calcestruzzo”, quindi caratterizzato dal modulo elastico e dal coefficiente di Poisson, del tutto analogo a quello degli elementi strutturali. Lo spessore di queste “lastre” viene posto pari allo spessore della solettina del solaio (5 cm), trascurando l’anisotropia attribuibile all’orditura dei travetti (su questo ne parleremo in un altro articolo).

    Modello FEM utilizzato

    Figura 8: Modello FEM utilizzato

    Per le travi di bordo della parte forata, considerando l’accumulo di sollecitazione causata dalla mancanza del solaio, si sono adottate armature di parete in modo da garantirne la “tenuta” in caso di evento sismico. Queste armature realizzano una vera e propria “armatura di pelle”, simile a quelle delle travi di collegamento di pareti dissipative. Se ci fate caso entrambi i casi collegano elementi di rigidezza molto più elevata delle travi stesse.

     

    Soluzioni strutturali adottate

    In definitiva, lo studio del modello finale (elaborato considerando la rigidezza delle tamponature e la deformabilità orizzontale dei solai) consente di applicare delle soluzioni tecniche che nella “pratica” intendono superare la “perversione teorica” dei modelli strutturali. Riassumendo abbiamo:

    Aggiunta nuovi pilastri 30×30: Per tutta l’altezza dell’edificio è stata aggiunta una fila di pilastri di dimensioni 30×30 cm che hanno lo scopo di spezzare la luce delle travi (7.8 m) che gravano sul lato corto dei pilastri perimetrali. Così facendo si riduco le armature longitudinali delle travi con benefici sui nodi e sui pilastri adiacenti.

    Ubicazione dei pilastri aggiuntivi 30x30

    Figura 9: Ubicazione dei pilastri aggiuntivi 30×30

    Struttura non dissipativa: Il basso valore dell’accelerazione di progetto SLV (0.14 g) ha suggerito la possibilità di progettare la struttura come “non dissipativa” con conseguenti vantaggi in termini di gerarchia delle resistenze e particolari costruttivi, soprattutto nei riguardi della duttilità.

    Solaio alleggeriti tipo “Plastbau”: L’utilizzo di masse ridotte è sempre un vantaggio (differenza di 1.00 KN/m²). In modo particolare nel caso di strutture “non dissipative” ciò consente di limitare le sollecitazioni sismiche.

    Pilastri ad “L” d’angolo del piano terra: Questi elementi hanno consentito di minimizzare gli effetti delle eccentricità dei baricentri dovuti alle irregolarità degli elementi non strutturali presenti. Inoltre, il carattere non dissipativo della struttura impone che le verifiche dei nodi vengano superate anche in presenza di elevati valori di sollecitazioni, soprattutto agli angoli. La scelta di utilizzo al solo piano terra è dovuta sia a vincoli architettonici, sia alle entità delle sollecitazioni.

    Ubicazione dei pilastri ad L agli spigoli della costruzione

    Figura 10: Ubicazione dei pilastri ad L agli spigoli della costruzione

    Armature trasversali infittite agli estremi (sia travi che pilastri): Anche se nel caso della progettazione “non dissipativa” è possibile seguire solo le prescrizioni del cap. 4 , ho preferito comunque infittire le staffe agli estremi degli elementi strutturali principali. Questo perché progettiamo il “prevedibile” ma dobbiamo anche essere pronti all’”imprevedibile”, e quindi ho voluto proteggere maggiormente gli elementi strutturali dal collasso fragile in caso di sisma. Così facendo il passo delle staffe è pari a 15 cm agli estremi e 20 nella zona centrale.

    Armature di pelle per travi dei fori del solaio: Come già ampiamente spiegato in precedenza, queste armature sono necessarie per assorbire le deformazioni nel piano orizzontale provocate dal sisma delle travi che racchiudono le aperture nei solai, dovute alla mancata presenza del solaio in quel punto (vedi Figura 7 – travi con linea spessa nera).

    Armature delle travi per deformazioni orizzontali

    Figura 11: Armature delle travi per deformazioni orizzontali

     

    Controllo della struttura con analisi statica non lineare

    Come riportato in precedenza la struttura è stata progettata seguendo criteri di tipo “non dissipativo”, e cioè utilizzando un fattore di comportamento pari a 1.50 senza applicare le regole sui dettagli del capitolo 7 delle NTC 2018. Inoltre, per questo tipo di progettazione, le sezioni devono rimanere in capo elastico. Per garantire ciò le armature devono essere tali da non far superare la curvatura di snervamento della sezione. Questo tipo di approccio rappresenta per me un “piccolo ripiego” però, per avere il completo controllo del comportamento effettivo, ho elaborato, in fase di post-progettazione, delle analisi statiche non lineari per il calcolo del fattore di comportamento.

    I risultati mi rincuorano. La disposizione di armature utilizzata, con l’aggiunta delle armature di rinforzo delle zone dei vuoti del solaio e l’opportuno raffittimento delle staffe agli estremi degli elementi, hanno portato ad un fattore di comportamento minimo delle varie curve pushover pari a 2.08. La struttura, pertanto, possiede delle caratteristiche di dissipazione che, per i bassi valori di accelerazione di progetto, possono soddisfare.

     

    Progetto Architettonico : Arch. Rocco Cilurzo.

    Software utilizzato : FaTA-e di Stacec

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  • Predimensionamento dei Pilastri in Calcestruzzo: approccio e formule chiave

    Predimensionamento dei Pilastri in Calcestruzzo: approccio e formule chiave

    Il predimensionamento strutturale è una fase cruciale nella progettazione di un edificio. Il suo obiettivo principale è quello di attribuire dimensioni preliminari alle sezioni degli elementi strutturali e calcolare la quantità di armatura necessaria utilizzando schemi statici semplificati e calcoli approssimativi. Questa fase iniziale permette di ottenere una stima preliminare delle dimensioni e delle quantità di materiale necessarie per la costruzione dell’edificio, consentendo così una valutazione preliminare della fattibilità e dei costi del progetto. L’assegnazione delle dimensioni alle sezioni mediante il predimensionamento costituisce un importante passo avanti nel garantire il superamento agevole delle verifiche di resistenza, limitando al minimo la necessità di apportare modifiche al modello strutturale. Le dimensioni preliminari ottenute da questa fase devono essere poi convalidate attraverso un’analisi dettagliata del modello tridimensionale dell’opera, facendo uso di software dedicati al calcolo strutturale.

    Un predimensionamento accurato riduce considerevolmente le problematiche che potrebbero emergere durante la fase di verifica definitiva di resistenza e deformabilità, svolta mediante l’impiego di software specializzati nel calcolo strutturale. Questa metodologia impedisce la necessità di effettuare modifiche sostanziali al modello o di dover rielaborare l’intera struttura a causa di questioni complesse.

    Indubbiamente, l’essenza stessa della progettazione trova la sua espressione nella cruciale fase del predimensionamento. È in questo momento che il progettista strutturale dimostra la sua abilità nel delineare soluzioni ottimali, nel rispetto delle restrizioni architettoniche, dimensionali e delle norme vigenti. L’obiettivo cardine è garantire la stabilità e la sicurezza della struttura stessa.

    Questo articolo fornirà una panoramica dell’approccio al predimensionamento dei pilastri, inclusi i principali fattori da considerare e le formule utilizzate.

    Predimensionamento pilastri, fattori da Considerare

    Carichi Applicati

    Prima di predimensionare un pilastro, è necessario analizzare i carichi agenti sulla struttura. Questi includono i carichi permanenti di tipo strutturale e non strutturale e i carichi e i carichi variabili (affollamento, neve e vento, manutenzione..) amplificati dei coefficienti parziali di sicurezza.

    Proprietà del Materiale

    La resistenza del calcestruzzo (fck) e dell’armatura (fyk) sono parametri cruciali. Questi valori vengono definiti dalle norme tecniche per le costruzioni e influenzano direttamente la capacità portante del pilastro stesso.

    Geometria del Pilastro

    La sezione in pianta del pilastro definita come b x h influenzano la distribuzione dei carichi e la resistenza complessiva del pilastro.

    Predimensionamento pilastri, metodi di predimensionamento

    Il processo iniziale per il dimensionamento dei pilastri implica il calcolo dello sforzo normale applicato, ottenuto attraverso l’individuazione delle aree di influenza del pilastro. Una volta determinato lo sforzo normale, si procede al calcolo dell’area della sezione mediante la seguente equazione​

    A= Nd/(ν*fcd)

    Dove:

    A è l’area della sezione del pilastro;​

    Nd è lo sforzo normale di calcolo agente;

    fcd indica la resistenza a compressione di progetto del calcestruzzo;

    ν è un coefficiente riduttivo che può essere assunto pari a 0.5-0.6.

    Predimensionamento Pilastri, limitazioni sulla geometria della sezione del pilastro

    Il rapporto tra h (altezza) e b (larghezza) della sezione trasversale non deve essere maggiore di 4 altrimenti la sezione degenera in una parete;

    La dimensione minima della sezione trasversale del pilatro non deve essere inferiore a 25 cm.

    Conclusioni

    Il predimensionamento dei pilastri in calcestruzzo è un passo cruciale per avviare la progettazione strutturale. Le formule e gli approcci menzionati in questo articolo forniscono una base solida per ottenere stime iniziali delle dimensioni dei pilastri. Tuttavia, è importante ricordare che il predimensionamento è solo una fase iniziale, e ulteriori analisi dettagliate e ottimizzazioni saranno necessarie per garantire la sicurezza e l’efficienza della struttura.

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  • Analist si blocca o smette di funzionare dopo l’installazione di Windows Update su Windows 11: come risolvere il problema

    Analist si blocca o smette di funzionare dopo l’installazione di Windows Update su Windows 11: come risolvere il problema





    Dopo l’installazione degli ultimi aggiornamenti di Windows 11 versione 25H2 (build 26200.8246), molti utenti stanno riscontrando problemi con il software Analist. Il programma può bloccarsi o smettere di funzionare correttamente compromettendo il lavoro quotidiano.

    La causa del malfunzionamento, accertato da Autodesk e relativo a tutti i suoi prodotti, è l’incompatibilità con l’aggiornamento di Windows KB5083769. Il problema si verifica su sistemi aggiornati a Windows 11 25H2.

    Questi i problemi riscontrati:

    • Analist si blocca all’apertura di un disegno
    • Il software non risponde durante l’utilizzo
    • Crash o blocco già in fase di avvio
    • Il problema riguarda tutte le versioni di Analist

    Soluzione consigliata

    Soluzione:

    Per risolvere questo problema con Analist 2024 – 2026, scaricare il file allegato Analist_Freeze_Hotfix_for_Win_11.ZIP ed estrarlo in una cartella.

    Copiare il file AdDownloaderCore.dll dalla cartella estratta nella cartella C:\Programmi\Analist Group\Analist 202x e sostituire la versione esistente.




  • : PNRR, 1 miliardo all’housing efficiente

    : PNRR, 1 miliardo all’housing efficiente

    05/06/2026 – Un miliardo di euro per l’housing con obiettivo di efficientamento energetico e 200 milioni di euro per far scorrere le graduatorie dei finanziamenti all’edilizia residenziale pubblica.
     
    Sono due delle principali novità della revisione tecnica del PNRR illustrata dal Ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, durante l’audizione del 3 giugno 2026 davanti alle Commissioni Bilancio e Politiche UE di Camera e Senato.
     
    La revisione comporta una rimodulazione finanziaria di circa 2,1 miliardi di euro, ottenuta attraverso la riallocazione di risorse provenienti da misure considerate non pienamente coerenti con le tempistiche del Piano o caratterizzate da criticità di rendicontazione.
     

    Un miliardo per l’housing green

    La quota più consistente della riprogrammazione, pari a un miliardo di euro, sarà destinata all’housing attraverso uno strumento finanziario con obiettivo di efficientamento energetico che, secondo le anticipazioni, sarà gestito dal Ministero delle Infrastrutture attraverso un Fondo dedicato aperto presso Cdp Real Estate.
     
    La misura si inserisce nel più ampio quadro delle politiche per la casa e arriva mentre il Governo sta definendo gli strumenti operativi del Piano Casa, finalizzato ad aumentare l’offerta di abitazioni a canone sostenibile anche attraverso il coinvolgimento di risorse pubbliche e private.
     

    Case popolari, 200 milioni per lo scorrimento delle graduatorie

    Nel corso dell’audizione, Foti ha richiamato il forte interesse registrato dagli interventi sugli immobili di edilizia residenziale pubblica: le domande presentate e quelle potenziali avrebbero raggiunto un valore pari a circa il doppio dello stanziamento disponibile.
     
    Per coprire il fabbisogno emerso dalle domande già presentate, saranno destinati all’efficientamento energetico altri 200 milioni di euro. Secondo quanto riferito dal Ministro, le risorse aggiuntive serviranno a far scorrere le graduatorie, consentendo il finanziamento di ulteriori interventi rimasti esclusi per insufficienza della dotazione iniziale.
     
    Il rifinanziamento riguarda quindi il patrimonio di edilizia residenziale pubblica e conferma la centralità della riqualificazione energetica degli edifici nella fase finale del PNRR.
     

    Comunità energetiche e autoproduzione di energia

    La revisione prevede inoltre 173 milioni di euro per lo strumento finanziario relativo alle Comunità Energetiche Rinnovabili e 32 milioni di euro per le piccole e medie imprese che investono nell’autoproduzione di energia.
     

    Da dove arrivano le risorse

    Per finanziare la nuova allocazione, il Governo ha ridotto o spostato alcune misure che presentavano problemi di compatibilità con le scadenze del PNRR. Tra queste figurano le risorse sottratte alla Rolling Stock Company (“RoSCo”) dedicata all’acquisto e al noleggio del materiale rotabile e al LogIN Business, per un totale di 1,29 miliardi di euro riconducibili al MIT, oltre a 12 milioni di euro dalla meccanizzazione agricola e 158 milioni dal Parco Agrisolare.
     
    Il MASE ha riprogrammato circa 232 milioni di euro, derivanti da riduzioni su colonnine elettriche, fognature e depurazione, agrivoltaico e approvvigionamento sostenibile delle materie prime critiche.
     
    Altri 500 milioni di euro, relativi al credito d’imposta ZES, sono stati trasferiti fuori dal PNRR a causa di difficoltà di rendicontazione incompatibili con le scadenze del Piano.
     

    Nona rata PNRR, incassati 12,8 miliardi di euro

    Con questa rimodulazione, l’Italia ha ricevuto dalla Commissione europea il pagamento della nona e penultima rata del PNRR, pari a 12,8 miliardi di euro.
     
    Il pagamento segue la valutazione positiva del 29 aprile 2026 ed è collegato al conseguimento di 50 obiettivi, suddivisi in 34 target e 16 milestone.
     
    Con la nona rata, l’ammontare delle risorse ricevute dall’Italia sale a 166 miliardi di euro, pari a oltre l’85% della dotazione economica complessiva del Piano.
     

    Gli investimenti collegati alla nona rata

    Tra gli obiettivi collegati alla rata figurano riforme e investimenti in sanità, lavoro, giustizia, scuola, infrastrutture idriche e patrimonio culturale, tra cui la riduzione delle perdite idriche con la distrettualizzazione di 45.000 reti, e la riqualificazione di 100 parchi e giardini storici.
     
    Sono inoltre compresi obiettivi intermedi relativi ad alcuni investimenti strategici previsti dall’ultima revisione del Piano, tra cui gli accordi attuativi per il Fondo Nazionale di Connettività, il Fondo Rotativo Contratti di Filiera, il Fondo destinato agli alloggi per studenti universitari e la Facility Parco Agri-Solare.
     

    PNRR verso la decima e ultima rata

    La revisione si colloca nella fase conclusiva del PNRR, in vista della richiesta della decima e ultima rata. Il Governo intende rendicontare entro il 30 giugno 2026 tutti gli obiettivi già raggiunti, per consentire alla Commissione europea di esaminarli senza concentrare le verifiche nella fase finale dell’estate. La rendicontazione complessiva è prevista entro il 31 agosto 2026.
     
    La chiusura del Piano richiederà quindi sia il completamento degli ultimi obiettivi sia la gestione della rendicontazione finale, con particolare attenzione alle misure riprogrammate e agli strumenti finanziari attivati nell’ultima fase.
     

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