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  • ASSORUP e ASSOBIM siglano un accordo di collaborazione

    ASSORUP e ASSOBIM siglano un accordo di collaborazione

    ASSORUP, l’Associazione nazionale dei Responsabili Unici del Progetto (RUP) e degli esperti di procurement che operano a supporto delle Stazioni Appaltanti, e ASSOBIM, l’Associazione nata per sostenere il processo di digitalizzazione dell’intera filiera delle costruzioni e promuovere la diffusione del BIM, hanno siglato un importante accordo di collaborazione interassociativa.

    I due organismi si impegnano a operare congiuntamente nella promozione di attività e iniziative rivolte ai professionisti della filiera delle costruzioni, alle Pubbliche Amministrazioni e agli operatori coinvolti nei processi di affidamento e gestione dei contratti pubblici, con l’obiettivo di favorire l’innovazione, la digitalizzazione e la qualificazione delle competenze.

    Scopo dell’accordo, sottoscritto dal Presidente di ASSORUP Avv. Daniele Ricciardi e dal Presidente di ASSOBIM Ing. Adriano Castagnone, è la definizione di una comune azione programmatica finalizzata a promuovere lo sviluppo tecnico e normativo del settore delle costruzioni, la diffusione della cultura digitale e l’adozione di metodologie innovative a supporto delle Stazioni Appaltanti e dei professionisti coinvolti nella realizzazione delle opere pubbliche.

    Le due associazioni collaboreranno per promuovere iniziative di studio sui problemi tecnici e organizzativi degli attori della filiera delle costruzioni, favorire la diffusione della cultura del progetto e della digitalizzazione del patrimonio immobiliare, organizzare forum, convegni, seminari e percorsi di formazione professionale, oltre a sviluppare azioni comuni nei confronti del mondo istituzionale, politico, economico e sociale per sostenere l’innovazione del settore in coerenza con le direttive europee e le migliori pratiche internazionali.

    Particolare attenzione sarà dedicata ai temi della qualificazione delle stazioni appaltanti, della maturità organizzativa delle amministrazioni pubbliche e dello sviluppo delle competenze necessarie per affrontare le sfide poste dalla trasformazione digitale e dall’evoluzione del quadro normativo degli appalti pubblici.

    L’accordo nasce in un contesto in cui la revisione del Codice dei Contratti Pubblici e l’attuazione degli investimenti previsti dal PNRR rendono sempre più strategico il rafforzamento delle competenze delle amministrazioni e l’adozione di strumenti digitali in grado di migliorare la qualità, l’efficienza e la trasparenza dei processi di programmazione, progettazione, affidamento e gestione delle opere.

    ASSORUP e ASSOBIM lavoreranno inoltre per favorire attività di ricerca e innovazione, sviluppare percorsi formativi rivolti a professionisti, imprese e Pubbliche Amministrazioni, promuovere la diffusione del BIM e delle metodologie digitali nei processi di procurement pubblico ed esplorare opportunità di partecipazione congiunta a programmi e progetti di finanziamento nazionali e internazionali.

    “Questa collaborazione rappresenta un passo importante verso una maggiore integrazione tra il mondo della digitalizzazione delle costruzioni e quello del procurement pubblico. Il BIM e, più in generale, i processi digitali costituiscono oggi strumenti indispensabili per migliorare la qualità delle opere, la trasparenza delle procedure e l’efficienza dell’intero ciclo di vita degli interventi. ASSOBIM è da sempre impegnata nella diffusione della cultura digitale; attraverso questo accordo intendiamo mettere a disposizione competenze, esperienze e strumenti per supportare l’evoluzione delle stazioni appaltanti e contribuire alla crescita di un settore delle costruzioni sempre più innovativo, collaborativo e competitivo”, ha dichiarato il Presidente di ASSOBIM, Ing. Adriano Castagnone.

    Il processo culturale in corso richiede un impulso decisivo affinché il BIM non venga percepito come un semplice strumento tecnologico. È per questo che l’intesa con ASSOBIM va ben oltre i confini di un protocollo formale. Il nostro obiettivo è promuovere una vera cultura della digitalizzazione, capace – con passione e competenza – di coinvolgere tutti gli stakeholder del settore. Solo attraverso una visione condivisa e un linguaggio comune possiamo trasformare la digitalizzazione in un vero motore di qualità e trasparenza per l’intero ecosistema degli appalti”, ha dichiarato il Presidente di ASSORUP, Avv. Daniele Ricciardi.

     

  • BIM e Sostenibilità: nasce il nuovo Gruppo di Lavoro di IBIMI buildingSMART Italia

    BIM e Sostenibilità: nasce il nuovo Gruppo di Lavoro di IBIMI buildingSMART Italia

    La trasformazione digitale del settore delle costruzioni e la crescente attenzione verso gli obiettivi di sostenibilità stanno convergendo verso una sfida comune: rendere le informazioni ambientali parte integrante dei processi BIM. Per rispondere a questa esigenza, IBIMI buildingSMART Italia presenta il nuovo Gruppo di Lavoro “BIM e Sostenibilità”, che si propone di diventare un punto di riferimento nazionale per l’integrazione tra digitalizzazione e sostenibilità, contribuendo allo sviluppo di strumenti, metodologie e linee guida per la gestione strutturata e interoperabile dei dati ambientali all’interno dei modelli informativi.

    Chi è IBIMI buildingSMART Italia

    IBIMI buildingSMART Italia, unica Associazione di professionisti BIM iscritta nei registri del Ministero delle Imprese e del Made in Italy ai sensi della Legge 4/2013 e Full Chapter italiano di buildingSMART International, rappresenta uno dei principali attori nazionali nella promozione dell’openBIM, dell’interoperabilità e dell’innovazione digitale nel settore delle costruzioni. L’Associazione riunisce professionisti, imprese, enti pubblici, università e stakeholder della filiera con l’obiettivo di favorire una trasformazione digitale concreta e condivisa del mercato.

    Per tradurre questi obiettivi in attività operative, IBIMI buildingSMART Italia ha sviluppato il Programma Standard, un modello organizzativo basato su Domini tematici e Gruppi di Lavoro. Il Programma ha l’obiettivo di produrre linee guida, report tecnici, best practices e strumenti operativi capaci di supportare l’evoluzione del settore verso processi più efficienti, interoperabili e sostenibili.

    I Domini rappresentano le principali aree di sviluppo della digitalizzazione delle costruzioni – dagli edifici alle infrastrutture, dai prodotti alle professioni, fino alle stazioni appaltanti e all’innovazione tecnologica – mentre i Gruppi di Lavoro costituiscono il motore operativo del Programma, coinvolgendo volontariamente esperti e organizzazioni nella produzione di contenuti e deliverable concreti per il mercato.

    Un’iniziativa con una visione trasversale

    L’evoluzione del quadro normativo nazionale ed europeo, insieme alla crescente diffusione di strumenti quali i Criteri Ambientali Minimi (CAM), le analisi del ciclo di vita (LCA) e le certificazioni ambientali, rende sempre più importante disporre di dati affidabili, strutturati e verificabili. In questo scenario il BIM può svolgere un ruolo strategico, ma è necessario definire regole condivise per la gestione delle informazioni ambientali.

    Il Gruppo di Lavoro “BIM e Sostenibilità”, coordinato da Ferdinando Sarno (Head of Sustainability Sector, Politecnica) nasce con l’obiettivo di sviluppare linee guida operative finalizzate a individuare i dati ambientali minimi da inserire nei modelli BIM, supportare stazioni appaltanti, progettisti e gestori nella definizione dei requisiti informativi, facilitare la verifica della conformità ai requisiti ambientali, promuovere interoperabilità, qualità e trasparenza dei dati e favorire processi di controllo e validazione sempre più automatizzati.

    Particolare attenzione sarà dedicata all’utilizzo degli standard openBIM e agli strumenti di interoperabilità, affinché le informazioni sulla sostenibilità possano essere condivise, riutilizzate e verificate lungo l’intero ciclo di vita dell’opera.

    Partecipa anche tu alle attività

    Come tutti i Gruppi di Lavoro del Programma Standard, anche il Gruppo BIM e Sostenibilità si fonda sulla collaborazione volontaria tra professionisti, aziende, enti pubblici, università e stakeholder della filiera. L’obiettivo è costruire un patrimonio di conoscenza condiviso che possa contribuire concretamente all’evoluzione del settore delle costruzioni in Italia.

    Partecipare a un Gruppo di Lavoro significa non solo contribuire alla definizione di linee guida e strumenti che avranno un impatto reale sul mercato, ma anche entrare in contatto con una rete qualificata di professionisti ed esperti provenienti da tutta la filiera delle costruzioni. I Gruppi rappresentano infatti un’importante occasione di confronto, crescita professionale, sviluppo di relazioni e valorizzazione delle proprie competenze all’interno della community nazionale e internazionale di buildingSMART.

    La partecipazione è libera e su base volontaria. Le attività saranno organizzate attraverso incontri periodici online e momenti di collaborazione strutturati, progettati per garantire un contributo efficace ma sostenibile nel tempo, con un impegno compatibile con le normali attività professionali dei partecipanti.

    Attraverso il confronto multidisciplinare e la produzione di strumenti operativi applicabili nella pratica professionale, il Gruppo punta a favorire una maggiore integrazione tra innovazione digitale e sostenibilità, contribuendo alla diffusione di processi più efficienti, trasparenti e orientati al valore.

    Il risultato atteso è la realizzazione di linee guida e strumenti di riferimento capaci di supportare il mercato nella gestione delle informazioni ambientali e di accelerare il percorso verso un ambiente costruito sempre più sostenibile, interoperabile e data-driven.

    Per maggiori informazioni sul Gruppo di Lavoro e per iscriverti, visita la pagina web dedicata.

    Per eventuali dubbi o ulteriori richieste, scrivici a standard@ibimi.it

     

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  • Il sisma, gli ingegneri e altre storie.

    In questi giorni, nell’occasione del 10 anniversario del sisma che ha colpito L’Aquila, ho potuto rivedere diversi documentari e speciali dedicati ai terremoti più importanti del nostro paese. Ed allora mi sono chiesto: Ma io cosa ho imparato dai terremoti? Cosa posso fare nel mio piccolo per far sì che ciò non questi drammi non […]

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  • Frazionamento di un Immobile: Perché è conveniente e Come Farlo

    Frazionamento di un Immobile: Perché è conveniente e Come Farlo

    Frazionamento di un Immobile: Perché è conveniente e Come Farlo

    ‍Il settore immobiliare è da sempre considerato uno degli investimenti più redditizi e sicuri. Possedere una proprietà immobiliare può generare un reddito considerevole, ma spesso l’acquisto di un’intera unità immobiliare richiede un capitale iniziale notevole. Ecco perché sempre più persone si stanno interessando al frazionamento immobiliare.

    Il frazionamento immobiliare è una procedura che consente di suddividere un’unità immobiliare originaria in due o più parti separate. Questo tipo di operazione è particolarmente vantaggioso in città dove gli appartamenti di piccole dimensioni sono maggiormente richiesti rispetto a quelli di grandi dimensioni. Esistono due tipi di frazionamento immobiliare: quello catastale e quello urbanistico. Nel primo caso, l’immobile viene diviso in parti indipendenti con la creazione di subalterni specifici sulle mappe catastali. Nel secondo caso, invece, vengono effettuati interventi edilizi per la divisione dell’immobile, che devono essere adeguatamente segnalati sulle mappe comunali.

    Per comprendere appieno il potenziale di questo tipo di investimento, è importante analizzare il mercato immobiliare attuale, che è notevolmente diverso rispetto a quello di qualche tempo fa. Le preferenze abitative degli italiani sono cambiate nel corso degli anni: se in passato si preferivano case spaziose per accogliere famiglie numerose, oggi la tendenza si è spostata verso appartamenti di dimensioni più ridotte, soprattutto nelle zone centrali delle città. I monolocali e i bilocali sono particolarmente ambiti, soprattutto dalle fasce di età più giovani. Inoltre, gli studenti universitari sono spesso alla ricerca di alloggi nei pressi delle università, che solitamente si trovano nel centro delle città. Questa richiesta elevata di camere per studenti e appartamenti di piccole dimensioni durante il periodo di studio aumenta notevolmente il valore degli immobili frazionati, rendendo questo tipo di investimento molto interessante.

    Il frazionamento di un immobile offre numerosi vantaggi sia per i proprietari che per gli acquirenti. Vediamo quali sono:

    • Successione Ereditaria: Il frazionamento è la soluzione ideale quando un immobile viene ereditato da due o più persone. Ogni erede può utilizzare una parte dell’immobile senza doverlo necessariamente vendere.
    • Affitto di una Porzione: Frazionando un immobile, è possibile mettere a reddito solo una parte di esso, creando un’unità indipendente che può essere affittata. In questo modo, il proprietario può continuare a vivere nell’altra parte in modo autonomo.
    • Aumento del Valore: Frazionare un grande appartamento in vendita può aumentarne il valore in quanto gli appartamenti di dimensioni ridotte sono più facili da vendere rispetto a quelli più grandi. Inoltre, il valore al metro quadro di un appartamento di piccole dimensioni è spesso superiore a quello di un appartamento più grande.
    • Destinare una Porzione ai Parenti: Il frazionamento di un immobile può essere utile per destinare una parte ai propri figli o ad altri parenti che necessitano di una sistemazione indipendente.

    La procedura per il frazionamento immobiliare dipende dalle normative locali, dal Piano Regolatore Generale (PRG), dal Regolamento Edilizio e dai regolamenti condominiali. Di seguito sono elencati i passaggi principali da seguire:

    • Verifica della Documentazione Esistente: È importante verificare la conformità urbanistica ed edilizia dell’immobile, così come la conformità catastale, prima di iniziare qualsiasi intervento.
    • Presentazione della Pratica Edilizia: È necessario presentare una Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata (CILA) o una Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) al Comune in cui si trova l’immobile. Queste pratiche otterranno l’autorizzazione amministrativa ed urbanistica per il frazionamento dell’immobile.
    • Aggiornamento Catastale: È importante aggiornare le mappe catastali per riflettere la nuova divisione dell’immobile. Questo comporterà la soppressione del subalterno originale e la costituzione di nuovi subalterni per le singole unità immobiliari create.
    • Autorizzazione del Condominio: Se il frazionamento coinvolge parti comuni di un condominio, è necessario richiedere l’autorizzazione agli altri condomini. 
    • Allacci Gas ed Elettricità: È importante richiedere l’allacciamento dei nuovi contatori di gas ed elettricità per le nuove unità immobiliari create. 
    • Trasferimento della Proprietà: Nel caso in cui si voglia vendere una o più unità immobiliari frazionate, sarà necessario procedere con l’atto di compravendita presso un notaio e con la voltura catastale per trasferire la proprietà.

    Il frazionamento di un immobile rappresenta un’opportunità interessante per chi desidera investire nel settore immobiliare. Suddividere un immobile in unità più piccole può aumentarne il valore e offrire una maggiore flessibilità sia per i proprietari che per gli acquirenti. La procedura per il frazionamento immobiliare può essere complessa, ma con l’aiuto di professionisti esperti è possibile ottenere risultati positivi. Prima di intraprendere qualsiasi intervento, è fondamentale informarsi sulle normative locali e consultare un professionista per guidare la procedura. Ricordate sempre che un investimento immobiliare richiede una pianificazione accurata e una valutazione attenta dei costi e dei benefici.

  • Ponte termico, che cos’è e come risolvere il problema

    Ponte termico, che cos’è e come risolvere il problema

    Ponte termico: che cos’è, come si corregge e normativa di riferimentoPonte termico: che cos’è, come si corregge e normativa di riferimento

    I ponti termici sono punti deboli dell’involucro edilizio, ossia discontinuità che si trasformano in vie di uscita per il calore, soprattutto durante il periodo invernale. Si parla di ponte termico con finestre, balconi o altri giunti strutturali, con conseguenze che vanno dalla muffa, al graduale degrado dell’edificio e dei suoi componenti. Il tema è diventato di grande rilevanza, soprattutto alla luce della crescente attenzione alla sostenibilità e all’efficienza energetica, con norme e leggi che richiedono esplicitamente la correzione di questi problemi, in modo da garantire elevate performance degli edifici. La verifica e la risoluzione di un ponte termico, pertanto, è un’operazione fondamentale per tutti gli interventi di riqualificazione energetica e ristrutturazione degli edifici esistenti. Nel caso delle nuove costruzioni, invece, il compito di prevenire la loro formazione è dei progettisti, che provvederanno a studiare tutti i nodi potenzialmente critici della struttura, in modo che non si creino vie di dispersione del calore. 
    Lo scopo è sempre lo stesso: aumentare il comfort interno e ridurre quanto più possibile ogni spreco energetico, in favore della massima efficienza.

    Che cos’è un ponte termico e come si riconosce

    Si definisce ponte termico un punto, o meglio, una zona dell’involucro dell’edificio attraverso cui il calore passa più facilmente rispetto alle superfici circostanti. 

    Le cause dei ponti termici in ediliziaLe cause dei ponti termici in edilizia

    Durante l’inverno, il calore generato dall’impianto di riscaldamento viene in parte sprecato, in quanto costantemente disperso attraverso questi punti deboli dell’edificio, e ciò causa un maggior consumo energetico per garantire il mantenimento della temperatura interna. Al contrario, nei mesi estivi il calore esterno attraverso i ponti termici raggiunge gli ambienti interni, favorendo il surriscaldamento. Anche in questo caso, per mantenere la temperatura più bassa sarà necessaria più energia. Contemporaneamente, anche il comfort interno viene messo a rischio, in quanto le dispersioni di calore potrebbero causare condizioni ambientali meno favorevoli rispetto a quanto si avrebbe in un ambiente ben isolato.

    Un ponte termico può essere individuato sia tramite strumenti e indagini specifiche, che attraverso il riconoscimento di alcuni segnali visibili a occhio nudo anche dentro casa. I sintomi più comuni, infatti, sono la presenza di macchie e di muffa nera, di condensa, di differenza di temperatura di superfici vicine, di degrado del rivestimento superficiale. Questi segnali compaiono proprio perché il ponte termico causa una differenza di temperatura superficiale della struttura e l’umidità dell’aria condensa in quel punto più facilmente.

    Se si approfondisce il problema, tramite indagini strumentali come la termografia, è possibile valutare nel dettaglio l’entità del ponte termico, distinguendo banalmente se l’umidità o la muffa sono effettivamente causate da una discontinuità o da altri fenomeni.

    Testo 883 è la termocamera che aiuta a individuare i ponti termiciTesto 883 è la termocamera che aiuta a individuare i ponti termici
    La termocamera testo 883 aiuta a individuare i ponti termici. Facile da usare per gli esperti in efficientamento energetico, grazie al software testo IRSoft permette di esaminare le immagini termografiche in modo completo, rapido e semplice e di documentarle in report professionali

    Come anticipato, i ponti termici sono vie preferenziali per la dispersione del calore e in loro corrispondenza il delta di temperatura è evidente. La temperatura superficiale può essere anche misurata direttamente sulle strutture attraverso strumenti quali termometri a infrarossi o termocoppie. La termografia, però, ha il vantaggio di offrire una risposta immediata e relativa a tutte le superfici dell’edificio. Infine, dato che ai ponti termici si associano problemi di umidità, è possibile individuarli anche tramite semplici ispezioni visive, ricercando gli effetti visibili della loro presenza.

    Per il calcolo dei ponti termici, sono stati sviluppati secondo le normative di riferimento specifici software, che offrono un valido aiuto.

    Software Blumatica Ponti Termici Software Blumatica Ponti Termici
    Blumatica Ponti Termici FEM è il software usato per il calcolo agli elementi finiti e la verifica muffa dei ponti termici.

    Dove si formano i ponti termici, finestre, pilastri, tetto

    I ponti termici si formano in corrispondenza di elementi di discontinuità, non isolati o male isolati, per differenza di materiali e strutture o anche per la particolare conformazione geometriche che assumono le strutture. Compaiono tipicamente in corrispondenza di nodi strutturali e in punti come le giunzioni tra i muri e i solai, in corrispondenza dell’inserimento dei balconi nella muratura, all’aggancio di pilastri e travi ai solai, intorno a finestre, porte e cassonetti delle tapparelle. Altri elementi deboli possono essere gli angoli tra pareti adiacenti o l’attacco della copertura alle pareti perimetrali, piuttosto che l’attacco a terra dell’edificio. Tutti questi elementi, come anticipato, sono spesso costituiti da materiali diversi e la continuità dell’isolamento può essere interrotta.

    Il consiglio è quello di non trascurare mai questi problemi, in quanto causano dispendi energetici maggiori e, quindi, costi elevati di gestione, oltre alla riduzione del comfort e al degrado dell’edificio nel tempo.

    Come dicevamo in caso di nuove costruzioni si studiano tutti i nodi critici della struttura e si attuano fin dal principio tutte le strategie necessarie a prevenirne la formazione.

    Normablok Più Ponti Termici è il sistema costruttivo completo e brevettato di Danesi per la correzione dei ponti termiciNormablok Più Ponti Termici è il sistema costruttivo completo e brevettato di Danesi per la correzione dei ponti termici
    Normablok Più Ponti Termici è il sistema costruttivo completo e brevettato di Danesi per la correzione dei ponti termici formato da forati e tramezze, che assicura ottime prestazioni termiche grazie all’iniezione di polistirene espanso caricato con grafite Neopor® di BASF.

    Quale normativa regola i ponti termici

    La normativa da conoscere quando si parla di ponti termici è, a grandi linee, quella sul rendimento energetico degli edifici, che recepisce le direttive europee in materia di efficienza energetica.

    Tra i riferimenti principali c’è il D.Lgs. 192/2005, che stabilisce i criteri generali per il contenimento dei consumi energetici degli edifici. Si aggiungono, poi, altri riferimenti come il Decreto Requisiti Minimi 26 giugno 2015, che impone la verifica e la correzione dei ponti termici nelle nuove costruzioni e nelle riqualificazioni energetiche rilevanti. Il decreto richiede infatti che tali dispersioni vengano corrette progettualmente, oppure considerate nei calcoli energetici dell’edificio.

    Da un punto di vista tecnico, la verifica e il calcolo dei ponti termici è regolata da norme tecniche ISO, tra cui la UNI EN ISO 10211 “Ponti termici in edilizia – Flussi termici e temperature superficiali – Calcoli dettagliati”, che definisce i metodi di calcolo numerico dei ponti termici mediante simulazioni bidimensionali e tridimensionali. Attraverso questa norma si determina la trasmittanza termica lineica (ψ), parametro che misura l’entità della dispersione termica localizzata.

    La UNI EN ISO 14683 “Ponti termici in edilizia – Coefficiente di trasmissione termica lineica – Metodi semplificati e valori di riferimento”, invece, fornisce invece valori tabellati e procedure semplificate per la valutazione dei ponti termici più comuni negli edifici.

    Per quanto riguarda il rischio di condensa e muffa, inoltre, il riferimento è la UNI EN ISO 13788 “Prestazione igrotermica dei componenti e degli elementi per edilizia – Temperatura superficiale interna per evitare l’umidità superficiale critica e la condensazione interstiziale – Metodi di calcolo”, che stabilisce le modalità di verifica termoigrometrica delle superfici interne e delle stratigrafie edilizie.

    Ponte termico: le conseguenze sull’edificio 

    La mancata risoluzione dei ponti termici può provocare una serie di conseguenze negative per l’edificio e per i suoi occupanti. Come si è già ribadito più volte, un ponte termico è causa di elevate dispersioni di calore, che si tramutano in un consumo di energia maggiore e bollette più care. Oltre a ciò, si possono creare differenze di temperature e correnti d’aria anche all’interno di casa, con una conseguente riduzione del comfort interno. Infine, il benessere in un edificio può essere compromesso anche dalla formazione di muffe e umidità, che spesso si formano in corrispondenza dei ponti termici, proprio per gli sbalzi di temperatura che si registrano nell’area. Oltre a causare difetti estetici significativi, questi fattori causano problemi sia all’edificio, che al benessere delle persone.

    Ponte termico: le conseguenze sull’edificio se non si risolve il problemaPonte termico: le conseguenze sull’edificio se non si risolve il problema

    Per evitare queste problematiche, è fondamentale eliminare i ponti termici, attraverso soluzioni e strategie che partono da una corretta progettazione e posa in opera di strutture e componenti.

    Come si elimina un ponte termico

    La prevenzione di un ponte termico parte proprio dalla fase di ideazione e costruzione di un edificio, che devono essere finalizzate a ridurre le discontinuità prima citate. La maggior parte dei ponti termici può essere risolta in fase progettuale.  Dove non è possibile o negli edifici esistenti, una delle soluzioni più efficace consiste nell’utilizzare materiali isolanti di qualità, da installare in modo tale da evitare le dispersioni di calore.

    Un ponte termico può essere eliminato tramite appositi interventi, anche se in realtà sarebbe meglio parlare di correzione del ponte termico. Si definisce “corretto” un ponte termico che, a seguito di una progettazione specifica, non è più fonte di dispersioni termiche e criticità.

    Tra le soluzioni più utilizzate per la correzione dei ponti termici ci sono la predisposizione di un sistema isolante continuo esterno, ossia un cappotto termico, che avvolge interamente le strutture e riduce tutte le dispersioni. O ancora, si può optare per la realizzazione di tagli termici in corrispondenza di strutture discontinue, come nel caso dei balconi, interrompendo la continuità del calcestruzzo e limitando il passaggio del calore. Si possono effettuare di isolamento puntuale, anche in corrispondenza di pilastri, travi e altri elementi di discontinuità.

    Pannelli isolanti per eliminare i ponti termiciPannelli isolanti per eliminare i ponti termici

    Anche il corretto posizionamento del serramento rappresenta un aspetto fondamentale, motivo per cui oggi si progettano controtelai isolati ed elementi in grado di mantenere la continuità del cappotto e isolare tutto il sistema finestra. Ogni caso è a sé ed è compito del tecnico valutare attentamente la situazione e definire l’intervento migliore per la correzione, stimando in modo preciso l’impatto che avrà sul sistema edificio nel suo insieme. La corretta gestione dei ponti termici, in ogni caso, oggi è fondamentale non solo per rispettare la normativa, ma anche per migliorare il comfort abitativo, ridurre i consumi energetici e ottenere migliori prestazioni energetiche dell’edificio.

    Il cappotto ventilato continuo senza ponti termici: l’esempio Isotec

    L’isolamento esterno dell’involucro è tra le metodologie più efficaci per correggere i ponti termici generati dalle discontinuità degli elementi costruttivi. I sistemi Isotec e Isotec Parete di Brianza Plastica, in poliuretano espanso ad alte prestazioni, permettono di realizzare su tetti e facciate uno strato termoisolante continuo, omogeneo e ventilato.

    I sistemi Isotec e Isotec Parete di Brianza Plastica, in poliuretano espanso per eliminare i ponti termiciI sistemi Isotec e Isotec Parete di Brianza Plastica, in poliuretano espanso per eliminare i ponti termici

    Il pannello si posa senza discontinuità: il correntino inserito nel pannello – a cui si ancora il rivestimento esterno e che permette si generi la camera di ventilazione – rimane infatti totalmente esterno, non interrompendo lo strato isolante. La conformazione a battenti contrapposti e la finitura laterale a coda di rondine dei pannelli Isotec e Isotec Parete favoriscono l’accostamento preciso dei pannelli, riducendo il rischio di errori di posa e assicurando aderenza all’incastro.

    Posa sistemi Isotec e Isotec Parete di Brianza Plastica, sistema in poliuretano espanso per eliminare i ponti termiciPosa sistemi Isotec e Isotec Parete di Brianza Plastica, sistema in poliuretano espanso per eliminare i ponti termici

    I punti di giunzione tra pannelli sul lato corto vengono sigillati con silicone monocomponente prima del loro accostamento. Una volta posato e fissato il pannello, il giunto viene impermeabilizzato con l’apposita guaina di alluminio butilico Isoband, che di fatto va a ricostituire la continuità del rivestimento in alluminio, contribuendo alla protezione del sistema.

    Posa sistemi Isotec e Isotec Parete di Brianza Plastica, sistema in poliuretano espanso per eliminare i ponti termiciPosa sistemi Isotec e Isotec Parete di Brianza Plastica, sistema in poliuretano espanso per eliminare i ponti termici
    Un dettaglio della posa

    Il risultato è un involucro efficiente e durevole, con benefici evidenti in termini di comfort abitativo e risparmio energetico.

    FAQ Ponte termico

    Come si riconosce un ponte termico in casa?

    Un ponte termico può essere individuato con strumenti e indagini tecniche, ma anche con una verifica visiva, intercettando alcuni sintomi tipici. Infatti, si manifesta spesso con pareti fredde, condensa superficiale, muffa localizzata negli angoli o vicino ai serramenti . I segnali più evidenti compaiono in inverno, soprattutto nei punti di discontinuità dell’involucro edilizio. La diagnosi precisa può essere effettuata mediante termografia.

    Perché il ponte termico causa muffa?

    Il ponte termico abbassa la temperatura superficiale interna della parete, favorendo la condensazione del vapore acqueo presente nell’aria, visto che la temperatura interna è decisamente superiore. La quantità di umidità persistente determina se ci sono le condizioni ideali per la proliferazione di muffe e microrganismi, soprattutto in ambienti poco ventilati.

    Quanto costa correggere un ponte termico?

    Il costo di correzione di un ponte termico dipende dalla specifica criticità e dalla soluzione adottata. Interventi localizzati possono partire da poche centinaia di euro, mentre la correzione completa tramite cappotto termico o riqualificazione dell’involucro può richiedere investimenti significativamente maggiori. Il consiglio è quello di affidarsi sempre a un tecnico qualificato, sia per la valutazione del ponte termico, che per la progettazione della correzione.

    Serve la termografia per individuare i ponti termici?

    La termografia rappresenta uno degli strumenti più efficaci per individuare ponti termici e dispersioni energetiche, in quanto attraverso immagini termiche permette rilevare differenze di temperatura superficiale e identificare le zone critiche dell’involucro edilizio. È molto utilizzata quando si fanno riqualificazioni e ristrutturazioni proprio per questo motivo.

    Come si correggono i ponti termici in ristrutturazione?

    La correzione avviene generalmente mediante la predisposizione di un isolamento termico continuo, la realizzazione di tagli termici strutturali e la corretta posa dei serramenti. In fase di ristrutturazione è fondamentale analizzare i nodi costruttivi per ridurre le dispersioni e prevenire fenomeni di condensa. Si tratta in ogni caso di interventi che si effettuano anche per altri scopi e perfettamente rientranti nelle normali attività di riqualificazione dell’esistente.

    Il cappotto termico risolve sempre i ponti termici?

    Il cappotto termico, parlando di isolamento, è la soluzione più efficace nella maggior parte dei casi, ma non elimina automaticamente tutti i ponti termici. Alcuni elementi strutturali, come balconi aggettanti o nodi complessi, richiedono soluzioni specifiche e una progettazione termoigrometrica accurata.

    Cosa causa i ponti termici?

    In linea di massima un ponte termico si verifica quando si crea una discontinuità dei materiali e delle strutture che compongono l’edificio. Si tratta, in sostanza, di “differenze” tra materiali, spessori e forme, tali da ridurre la resistenza termica della struttura. Si parla di discontinuità materica, geometrica e di spessore. A seconda delle cause, si possono distinguere i ponti termici per geometrie dell’edificio, dovuti ad esempio a sbalzi o terrazza; ponti termici costruttivi, dipendenti proprio dalle strutture e dai materiali che le compongono; ponti termici esecutivi, dovuti ad errori commessi in fase di realizzazione dell’edificio. I ponti termici possono essere puntuali, quando si creano in un punto specifico dell’edificio, come nel caso della connessione di un pilastro ad un solaio, o lineari, quando si formano lungo elementi sviluppati in forma lineare, come un davanzale. Per fare altri esempi, si verificano interruzioni strutturali in corrispondenza di travi, colonne e giunti di collegamento tra diversi componenti, che sono fisicamente distinti. Anche i serramenti sono punti molto delicati, proprio perché rappresentano per eccellenza il concetto di discontinuità.


    Articolo aggiornato – Prima pubblicazione 2023

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  • : Vaillant pompe di calore, Conto Termico 3.0

    : Vaillant pompe di calore, Conto Termico 3.0

    13/11/2025 – Il Conto Termico 3.0 aggiorna il meccanismo di incentivazione per interventi di piccole dimensioni, con un’attenzione forte alla elettrificazione dei consumi e alla riqualificazione residenziale.
     
    Il decreto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 26 settembre 2025 e fissa l’entrata in vigore al 25 dicembre 2025; le nuove Regole applicative del GSE sono attese entro 60 giorni dall’entrata in vigore.
     
    Nel perimetro politico e regolatorio l’evoluzione del Conto Termico 3.0 si intreccia con il recepimento di RED III, la direttiva europea sulle rinnovabili del 2023, approvata in via preliminare dal Consiglio dei Ministri l’8 ottobre 2025.
     
    Il LiveTalk con Vaillant, che si è tenuto ieri in diretta sui canali social di Edilportale, ha inquadrato queste novità dal punto di vista tecnico e operativo, con un focus sulle soluzioni per le abitazioni e un caso reale presentato dagli esperti dell’azienda:
     

    • Roberto Cortese, Associations & Public Affair Manager. 
    • Antonio Andricciola, Heat Pump Product Manager.

     

    Chi può accedere e i casi-tipo nel residenziale

    Il Conto Termico 3.0 conferma privati, imprese e PA tra i beneficiari, con una dotazione complessiva pari a 920 milioni di euro annui.
     
    Per il settore residenziale privato, la misura è particolarmente interessante in presenza di vecchi generatori da sostituire e impianti con terminali esistenti. La prassi operativa suggerita prevede: verifiche preliminari su isolamento, temperature di mandata e spazi installativi; valutazione della configurazione impiantistica più adatta; confronto economico e stima dell’incentivo.
     
    Nella casistica residenziale emergono scenari ricorrenti che un progettista incontra ogni giorno: abitazioni unifamiliari con radiatori, appartamenti in condominio con impianto centralizzato o autonomo, villette con radiante e profili di consumo differenti per ACS e riscaldamento.
     

    Le novità del CT 3.0: tipologie installative per le pompe di calore

    Roberto Cortese ha chiarito come la misura possa essere applicata senza stravolgere l’impianto esistente, anche mantenendo i radiatori quando le condizioni lo consentono.
     

    “Il decreto amplia e dettaglia le configurazioni ammissibili per le pompe di calore, affiancando agli ibridi factory made soluzioni come bivalente e add-on. L’obiettivo è allargare il campo di applicazione e consentire percorsi di transizione compatibili con impianti e spazi esistenti” 

     

    Sistemi ibridi factory made

    Accoppiano caldaia e pompa di calore con un rapporto di potenza definito e una termoregolazione di fabbrica che gestisce l’assetto in modo coordinato. Sono indicati quando si desidera una regia unica del sistema e si prevedono mandate medio-alte in alcune condizioni.
     

    Sistemi bivalenti

    Consentono l’accoppiamento tra apparecchi anche di produttori diversi, previa asseverazione di un tecnico abilitato che ne verifica compatibilità e sicurezza. Sono utili in impianti misti o dove si vuole ottimizzare il punto di bivalenza in funzione del clima e dei profili d’uso.
     

    Pompe di calore add-on

    Permettono di aggiungere una pompa di calore a una caldaia recente e funzionante. L’intervento è indicato quando gli spazi sono limitati o si desidera ridurre il consumo di gas senza sostituire subito il generatore esistente. L’add-on apre la strada a una migrazione graduale verso l’elettrico.
     

    Caso study: riqualificazione di villa unifamiliare con il Conto Termico

    Nel LiveTalk, Antonio Andricciola ha illustrato un intervento reale su una villa di 160 m² a Bevagna, con radiatori in acciaio alimentati da GPL, temperatura di progetto intorno a 55 °C.
     
    La verifica preliminare ha consentito la soluzione monoenergetica con: pompa di calore aroTHERM plus monoblocco R290 da 12 kW, puffer 45 L, accumulo ACS 200 L, due fancoil canalizzati al piano superiore e mantenimento dei radiatori esistenti. L’impianto serve riscaldamento, raffrescamento e ACS.
     
    Nell’analisi economica è stato confrontato il costo del kWh termico GPL con quello della pompa di calore. Con ipotesi di SCOP normativo 3,67 a 55 °C, il costo termico in pompa di calore risulta circa la metà rispetto al GPL; la misura su SCOP reale nei primi 12 mesi ha mostrato un valore intorno a 5, con costo termico stimato a 0,06 €/kWh. Il risparmio annuo calcolato sul fabbisogno è nell’ordine di 1.200 €.
     
    Questa evidenza pratica conferma che clima locale, qualità dell’installazione e regolazione incidono in modo determinante sulle prestazioni in esercizio.
     

    Conviene più il Conto Termico 3.0 oppure i bonus?

    Il Conto Termico 3.0 eroga un contributo in conto capitale che riduce subito l’esborso iniziale e accorcia il payback su interventi macchina e componenti di sistema.
     
    Nel caso illustrato, la comparazione tra Conto Termico 3.0, Conto Termico 2.0 ed Ecobonus 50% evidenzia:
     

    • CT 3.0: spesa reale circa 7.315 €, payback 6 anni, incidenza bonus ~39%
    • CT 2.0: spesa reale circa 8.585 €, payback 7 anni, incidenza bonus ~28%
    • Ecobonus 50%: spesa reale circa 12.000 €, payback 6,6 anni, recupero in 10 anni

     
    Il Conto Termico 3.0 risulta quindi efficace per abbattere l’investimento iniziale e diminuire il payback; le detrazioni massimizzano l’incentivo sull’orizzonte lungo, ma richiedono capienza fiscale e hanno tempi di recupero diluiti.
     

    Il valore del Conto Termico 3.0 per pompe di calore in casa

    Il Conto Termico 3.0 rende la pompa di calore una scelta ancora più concreta per la casa. Le nuove tipologie installative coprono molti casi reali e permettono strategie graduali o integrate.
     
    Per il privato significa ridurre l’investimento iniziale, accorciare i tempi di ritorno e aumentare l’efficienza senza per forza rifare l’intero impianto. Per il progettista significa coerenza normativa, tracciabilità e strumenti per una migliore gestione del ciclo di vita dell’intervento.
     

     
    Approfondisci le possibilità per il residenziale privato grazie al Conto Termico 3.0 guardando la puntata integrale del LiveTalk sui canali social di Edilportale.

     

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  • Rented Steel Bridge is Keeping Bristol Airport Open Through its Expansion

    Rented Steel Bridge is Keeping Bristol Airport Open Through its Expansion

    Airports are among the most awkward places in the built environment to carry out major construction, not because the engineering is exotic but because the asset cannot be switched off while the work proceeds. Passengers keep arriving, aircraft keep turning around, and baggage keeps moving, all while contractors try to thread plant and materials through a site that was never designed to host a building programme.

    At Bristol Airport, that tension has produced a neat piece of construction logistics: a 60-metre modular steel bridge, supplied by Acrow and rented by main contractor Farrans, that carries construction traffic clean over the operational core of the site without ever entering an airside zone or interrupting baggage operations.

    The structure itself is unremarkable to look at, which is rather the point. Its significance for the wider industry lies in what it represents rather than what it spans, namely a low-friction method of building around live infrastructure that avoids the permits, escorts and stop-start working that normally make airside construction so slow and so expensive. As airports across the United Kingdom push through capacity upgrades to meet recovering travel demand, the ability to keep an asset earning while it is rebuilt is becoming a commercial discipline in its own right, and temporary modular bridging is quietly emerging as one of its most useful tools.

    Briefing

    • A 60-metre Acrow 700XS modular steel bridge has been installed at Bristol Airport to carry construction traffic from landside to an elevated coach deck without entering airside areas.
    • The structure was rented by Farrans, a Sisk Company, prebuilt in three sections of 21, 18 and 21 metres plus a 12-metre ramp, and craned into position within a four-hour lifting window.
    • It holds a minimum 2.2-metre clearance over the airport’s sole baggage-drop access route, preserving 24-hour vehicle movements throughout the construction period.
    • The works form part of Bristol Airport’s current multi-year upgrade toward its approved 12 million passenger cap, with a separate £500 million proposal to reach 15 million now before North Somerset Council.
    • The deployment reflects a broader shift toward rented, reusable modular bridging as a way to de-risk construction logistics on busy transport assets.

    Keeping the Airport Earning While It Is Rebuilt

    The commercial logic of the installation becomes clear once the site constraints are understood. The works span an area that straddles both landside and airside, and the ground beneath the new bridge is the only access route for baggage drop operations, so any solution had to leave that corridor open at all hours. Rather than route construction vehicles through airside space, with the security escorts, permits and timing restrictions that this implies, the bridge lets them travel directly from landside, pass above the airside area without entering it, and climb to an elevated coach deck roughly three metres above ground level.

    The arrangement has cut the need for special permits, shortened delivery times and helped to keep a lid on project costs, all of which matter on a programme where access delays compound quickly.

    That operational continuity is the real prize for the contractor and the airport alike. A live terminal generates revenue every hour it stays open, and an access failure that grounded baggage handling would carry consequences far beyond the construction budget.

    Laura Jones, Business Development Manager, UK at Acrow, framed the challenge in plain terms, noting: “Maintaining safe, efficient access during airport construction is always complex, particularly during busy times of the day with flights arriving and departing,” and adding: “The Acrow modular bridge has provided a practical solution that supports construction progress while keeping critical airport operations running smoothly.” For an operator weighing the cost of a rented structure against the risk of disruption to a working airport, that calculation tends to favour the bridge.

    Engineering Around a Four-Hour Window

    The technical interest lies in how much had to be accommodated within a small envelope. Built around Acrow’s 700XS panel system, the bridge runs to a total length of 60 metres across three spans, supported by four towers also supplied by Acrow, with a single-lane width of 4.2 metres and an epoxy anti-skid deck. It is rated for a design load of a single 44-tonne vehicle in accordance with CS454, the National Highways standard governing the assessment of highway structures, which means it can take the heaviest goods vehicles the construction programme is likely to send across it.

    Holding a 2.2-metre clearance above the baggage route while lifting traffic up to a deck three metres above ground demanded careful geometry, since the structure had to clear what passed beneath it without breaching the height limits imposed above it.

    Prefabrication did most of the heavy lifting, in both senses. Assembling the bridge into three sections off site allowed the team to compress on-site work into a single crane operation carried out within a strict four-hour lifting window, under a ceiling-height restriction that ruled out a more leisurely build.

    That ability to drop a complex structure into a tightly policed slot is precisely what modular systems are built for, and Michael Treacy, CEO of Acrow Global Limited, pointed to the same flexibility when he said the company was: “proud to have been selected to be a part of this important infrastructure upgrade,” and that: “Acrow’s modular bridge solutions offer the versatility to be rapidly deployed, adapted to site-specific constraints, and configured for either permanent or temporary use across a wide range of applications.” On a constrained airport apron, that adaptability is not a marketing line so much as a basic entry requirement.

    The Expansion Behind the Bridge

    The bridge is a small component of a much larger story about Bristol’s growth ambitions. The present airport opened at Lulsgate in 1957, succeeding the earlier Whitchurch aerodrome that Bristol Corporation had developed from 1929, and it has expanded in fits and starts ever since to keep pace with a growing regional population. It is currently working through a multi-year upgrade aimed at delivering its approved cap of 12 million passengers a year, a programme that has already included a new public transport interchange and continues with terminal and airfield improvements of the kind the Acrow bridge now supports.

    Around 10.8 million passengers presently use the airport, so the headroom to 12 million is being built out rather than merely planned.

    Beyond that approved work sits a more contested proposition. In March 2026 the airport submitted plans to North Somerset Council for a roughly £500 million investment programme intended to lift the annual cap from 12 million to 15 million passengers by the late 2030s, with a larger terminal, runway and taxiway changes to handle bigger aircraft, highway upgrades on the A38 and the prospect of long-haul services to North America and the Middle East.

    The proposal has drawn objections from local campaigners worried about road pressure and emissions, and a decision is expected later in the year, so the present construction should be read as delivery against the secured 12 million cap rather than as part of the still-pending 15 million scheme. For investors, the ownership backdrop is equally relevant, with Macquarie Asset Management having taken a 55 per cent stake in the airport in November 2025 alongside a group of institutional co-owners, a structure that signals continued appetite for regional airport infrastructure as a long-duration asset class.

    Why Modular Bridging Is Moving From Emergency to Everyday

    Acrow’s heritage is rooted in rapid and emergency deployment, with the company citing more than 75 years of service to the transport and construction industries and bridge projects in over 150 countries across Africa, Asia, the Americas, Europe and the Middle East. The 700XS platform that underpins the Bristol job is the same family of bolt-together steel panels the firm sells for permanent crossings, military gap-bridging and disaster relief, which is exactly why it transfers so readily to a congested construction site. Components are designed to be transported flat, assembled without welding and, crucially, dismantled and reused once the job is done, so a temporary access structure does not become stranded capital at the end of a programme.

    That reusability is reshaping how contractors think about construction logistics on brownfield and live-asset projects. Renting a modular bridge for the duration of the works, as Farrans has done here, converts what might otherwise be a bespoke civil-engineering exercise into an off-the-shelf, time-boxed service, with the structure returning to the supplier’s pool afterwards.

    For asset owners under pressure to keep operations running and budgets contained, the appeal is obvious, and the model maps neatly onto the wider trend toward prefabrication and offsite manufacture across the sector. What was once reserved for floods, war zones and washed-out roads is increasingly being specified as a routine enabling work for planned construction.

    What the Bristol Job Signals for Live-Asset Construction

    The detail that should interest construction and infrastructure professionals is not the span length or the load rating but the working method behind them. Building over rather than through a live operation, compressing on-site disruption into a single short lift, and treating the access structure as a rented and returnable asset together describe a template that applies well beyond a single airport apron. The same logic suits railway estates, ports, hospitals and any other facility where the cost of stopping operations dwarfs the cost of the temporary works needed to avoid it.

    For Bristol specifically, the bridge buys the wider expansion programme something valuable, which is the freedom to keep building while the larger questions about the airport’s future capacity are settled through the planning system. Whether or not the 15 million passenger proposal is approved, the discipline of delivering construction without grounding operations will remain. On that measure the modest steel structure now spanning the apron is doing more than carrying lorries, since it is demonstrating, in a way that contractors elsewhere will recognise, how to rebuild a working asset without first switching it off.

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