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  • La certificazione industriale additiva come moltiplicatore supremo per il collocamento degli studenti » CAD3D.it


    Nel settore aerospaziale, la riproducibilità di un componente deve essere garantita indipendentemente dal luogo e dal momento di produzione. Un pezzo stampato lunedì in Michigan deve essere identico a quello prodotto giovedì in Texas. Questa esigenza, scontata per le industrie regolate, rappresenta il punto di rottura tra la strumentazione didattica basata su macchine desktop e le attrezzature da produzione reale.

    I laboratori scolastici hanno svolto un ruolo fondamentale nel diffondere la cultura della manifattura additiva. Tuttavia, quando uno studente passa dalla fase esplorativa a un percorso di ingegneria professionale, il divario tecnologico diventa evidente. Le aziende del settore aerospaziale, della difesa e dell’automotive non cercano giovani capaci di stampare oggetti in PLA. Cercano figure che sappiano interpretare dati di performance dei materiali, gestire controlli di processo e operare all’interno di sistemi qualità certificati.

    Processi controllati e flussi di lavoro invisibili

    Le macchine desktop coprono un bisogno reale di accesso a basso costo. Ma per un ateneo o un istituto tecnico superiore, fare affidamento esclusivamente su queste apparecchiature rischia di limitare la crescita professionale degli allievi. La differenza sostanziale risiede nel controllo ambientale. I sistemi industriali Stratasys FDM (Fused Deposition Modeling) e PolyJet adottano camere di stampa riscaldate e ambienti termici regolati. Questo elimina le fluttuazioni di temperatura che compromettono le geometrie complesse e permette allo studente di fare affidamento sulla prevedibilità della macchina, invece di dover intervenire continuamente su parametri meccanici.

    Esiste poi un intero strato di operatività che le stampanti da scrivania rendono invisibile. Nella produzione professionale, la tracciabilità dei materiali è obbligatoria. I parametri di slicing avanzati, la rimozione dei supporti solubili, la vaporizzazione, la ricottura e le ispezioni dimensionali sono fasi obbligate del workflow. A queste si aggiungono i sistemi di gestione della qualità come AS9100 o NADCAP, quadri normativi imprescindibili nei settori regolamentati che però rimangono del tutto estranei a chi opera su macchine consumer.

    Materiali oltre il PLA: la scienza dei materiali in produzione

    Uno degli argomenti tecnici più forti a favore del passaggio a macchine industriali riguarda la possibilità di utilizzare materiali approvati per l’ingegneria. Il PLA è facile da stampare, ma non ha spazio in applicazioni funzionali reali. Per formare studenti pronti per i datori di lavoro più esigenti, serve esperienza diretta con polimeri qualificati secondo standard aerospaziali, della difesa e industriali.

    Categoria materiale Applicazioni regolamentate e reali
    Ultem 9085 e Ultem 1010 Termoplastici ignifughi ad alte prestazioni, conformi agli standard FAR 25.853 e FST. Utilizzati per parti da volo e canalizzazioni nei programmi aerospaziali.
    Nylon 12CF Compositi caricati con fibra di carbonio per utensili leggeri e ad alta resistenza meccanica, in sostituzione di maschere e attrezzature metalliche su linee produttive attive.
    Polimeri Multi-Materiale PolyJet Fotopolimeri avanzati capaci di simulare sovrastampaggio, durezze shore variabili e realismo colore per testare assemblaggi meccanici complessi.

    Quando uno studente impara a correlare la temperatura di transizione vetrosa, la resistenza chimica e la certificazione di infiammabilità di un materiale con la sua applicazione finale, compie il salto dalla stampa amatoriale alla vera scienza dei materiali.

    Certificazione come ponte tra aula e produzione

    Il programma di certificazione Stratasys Additive Manufacturing funge da elemento di connessione tra la teoria accademica e la pratica industriale. La certificazione non attesta soltanto la capacità di avviare una stampa. Dimostra ai responsabili delle assunzioni che un laureato conosce l’intero ciclo di vita della manifattura additiva.

    I contenuti del programma includono la progettazione per la manifattura additiva (DfAM), con l’ottimizzazione delle geometrie per minimizzare gli sprechi e gestire la resistenza anisotropa legata all’orientamento. Comprendono la padronanza di GrabCAD Print, il software industriale per la gestione delle code di produzione e la stima dei volumi di materiale. E coprono gli standard di post-processing e ispezione necessari per consegnare un componente conforme alle specifiche del cliente.

    Una qualifica Stratasys Certified sul curriculum rimuove ogni incertezza per i selezionatori. Fornisce la prova immediata che il candidato può inserirsi in una linea produttiva e contribuire dal primo giorno.

    Dai prototipi alla produzione reale

    La transizione verso l’Industria 4.0 si basa sull’utilizzo della manifattura additiva per ricambi, utensili personalizzati e piccole serie di produzione finale. Le macchine desktop non sono in grado di garantire il controllo qualità, la costanza di lotto e la tracciabilità richieste da questo tipo di output.

    Formare gli studenti su piattaforme industriali certificate significa spostare la mentalità accademica dalla prototipazione temporanea alla produzione digitale reale. Quando un allievo riconosce che la stampante non è un gadget ma una cella di fabbrica agile, compie il passaggio mentale da tecnico a ingegnere.

    La domanda per gli istituti tecnici rimane se i propri laboratori siano allineati con le esigenze reali delle linee produttive. Attrezzare un’aula con gli stessi strumenti, materiali e standard di conformità utilizzati quotidianamente dalle aziende leader non è una scelta di hardware. È una scelta di posizionamento professionale per i propri studenti.

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  • La certificazione industriale additiva come moltiplicatore supremo per il collocamento degli studenti » CAD3D.it


    Nel settore aerospaziale, la riproducibilità di un componente deve essere garantita indipendentemente dal luogo e dal momento di produzione. Un pezzo stampato lunedì in Michigan deve essere identico a quello prodotto giovedì in Texas. Questa esigenza, scontata per le industrie regolate, rappresenta il punto di rottura tra la strumentazione didattica basata su macchine desktop e le attrezzature da produzione reale.

    I laboratori scolastici hanno svolto un ruolo fondamentale nel diffondere la cultura della manifattura additiva. Tuttavia, quando uno studente passa dalla fase esplorativa a un percorso di ingegneria professionale, il divario tecnologico diventa evidente. Le aziende del settore aerospaziale, della difesa e dell’automotive non cercano giovani capaci di stampare oggetti in PLA. Cercano figure che sappiano interpretare dati di performance dei materiali, gestire controlli di processo e operare all’interno di sistemi qualità certificati.

    Processi controllati e flussi di lavoro invisibili

    Le macchine desktop coprono un bisogno reale di accesso a basso costo. Ma per un ateneo o un istituto tecnico superiore, fare affidamento esclusivamente su queste apparecchiature rischia di limitare la crescita professionale degli allievi. La differenza sostanziale risiede nel controllo ambientale. I sistemi industriali Stratasys FDM (Fused Deposition Modeling) e PolyJet adottano camere di stampa riscaldate e ambienti termici regolati. Questo elimina le fluttuazioni di temperatura che compromettono le geometrie complesse e permette allo studente di fare affidamento sulla prevedibilità della macchina, invece di dover intervenire continuamente su parametri meccanici.

    Esiste poi un intero strato di operatività che le stampanti da scrivania rendono invisibile. Nella produzione professionale, la tracciabilità dei materiali è obbligatoria. I parametri di slicing avanzati, la rimozione dei supporti solubili, la vaporizzazione, la ricottura e le ispezioni dimensionali sono fasi obbligate del workflow. A queste si aggiungono i sistemi di gestione della qualità come AS9100 o NADCAP, quadri normativi imprescindibili nei settori regolamentati che però rimangono del tutto estranei a chi opera su macchine consumer.

    Materiali oltre il PLA: la scienza dei materiali in produzione

    Uno degli argomenti tecnici più forti a favore del passaggio a macchine industriali riguarda la possibilità di utilizzare materiali approvati per l’ingegneria. Il PLA è facile da stampare, ma non ha spazio in applicazioni funzionali reali. Per formare studenti pronti per i datori di lavoro più esigenti, serve esperienza diretta con polimeri qualificati secondo standard aerospaziali, della difesa e industriali.

    Categoria materiale Applicazioni regolamentate e reali
    Ultem 9085 e Ultem 1010 Termoplastici ignifughi ad alte prestazioni, conformi agli standard FAR 25.853 e FST. Utilizzati per parti da volo e canalizzazioni nei programmi aerospaziali.
    Nylon 12CF Compositi caricati con fibra di carbonio per utensili leggeri e ad alta resistenza meccanica, in sostituzione di maschere e attrezzature metalliche su linee produttive attive.
    Polimeri Multi-Materiale PolyJet Fotopolimeri avanzati capaci di simulare sovrastampaggio, durezze shore variabili e realismo colore per testare assemblaggi meccanici complessi.

    Quando uno studente impara a correlare la temperatura di transizione vetrosa, la resistenza chimica e la certificazione di infiammabilità di un materiale con la sua applicazione finale, compie il salto dalla stampa amatoriale alla vera scienza dei materiali.

    Certificazione come ponte tra aula e produzione

    Il programma di certificazione Stratasys Additive Manufacturing funge da elemento di connessione tra la teoria accademica e la pratica industriale. La certificazione non attesta soltanto la capacità di avviare una stampa. Dimostra ai responsabili delle assunzioni che un laureato conosce l’intero ciclo di vita della manifattura additiva.

    I contenuti del programma includono la progettazione per la manifattura additiva (DfAM), con l’ottimizzazione delle geometrie per minimizzare gli sprechi e gestire la resistenza anisotropa legata all’orientamento. Comprendono la padronanza di GrabCAD Print, il software industriale per la gestione delle code di produzione e la stima dei volumi di materiale. E coprono gli standard di post-processing e ispezione necessari per consegnare un componente conforme alle specifiche del cliente.

    Una qualifica Stratasys Certified sul curriculum rimuove ogni incertezza per i selezionatori. Fornisce la prova immediata che il candidato può inserirsi in una linea produttiva e contribuire dal primo giorno.

    Dai prototipi alla produzione reale

    La transizione verso l’Industria 4.0 si basa sull’utilizzo della manifattura additiva per ricambi, utensili personalizzati e piccole serie di produzione finale. Le macchine desktop non sono in grado di garantire il controllo qualità, la costanza di lotto e la tracciabilità richieste da questo tipo di output.

    Formare gli studenti su piattaforme industriali certificate significa spostare la mentalità accademica dalla prototipazione temporanea alla produzione digitale reale. Quando un allievo riconosce che la stampante non è un gadget ma una cella di fabbrica agile, compie il passaggio mentale da tecnico a ingegnere.

    La domanda per gli istituti tecnici rimane se i propri laboratori siano allineati con le esigenze reali delle linee produttive. Attrezzare un’aula con gli stessi strumenti, materiali e standard di conformità utilizzati quotidianamente dalle aziende leader non è una scelta di hardware. È una scelta di posizionamento professionale per i propri studenti.

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  • Beehive investe 50 milioni di dollari in 30 nuovi sistemi EOS M4 ONYX AM per incrementare la produzione di motori Frenzy. » CAD3D.it


    Beehive Industries investe 30 milioni in stampa 3D per la produzione di motori jet per droni

    L’azienda americana Beehive Industries, specializzata in sistemi di propulsione avanzati per applicazioni di difesa aerea senza pilota, ha annunciato un nuovo investimento nella produzione additiva. L’accordo prevede l’installazione di 30 sistemi EOS M4 ONYX nei suoi stabilimenti in Colorado e Tennessee, con consegna prevista entro i prossimi 12 mesi. Questo porterà il numero totale di macchine EOS per metalli operanti presso Beehive a 50 unità.

    Produzione su larga scala per il motore Frenzy 8

    La scelta è strategica e mira a sostenere la produzione del motore Frenzy 8, il prodotto di punta dell’azienda. La domanda per questo propulsore, spiega Darius Ehteshami, COO e CFO di Beehive, è alimentata da importanti programmi di difesa e dalla necessità di produrre in grandi volumi e a costi contenuti sistemi senza pilota. L’espansione della collaborazione con EOS e l’investimento in macchine di stampa 3D di ultima generazione, secondo Ehteshami, aumenteranno in modo significativo la capacità produttiva, rafforzando al contempo l’impegno verso soluzioni propulsive Made in USA.

    Il motore a sei laser per l’industria della difesa

    Beehive ha scelto la piattaforma EOS M4 ONYX per la combinazione di produttività, stabilità di processo e automazione. Annunciata come la nuova piattaforma industriale per metalli di EOS, la M4 ONYX offre un aumento della produttività grazie all’architettura a sei laser, a un volume di costruzione maggiore e a sistemi avanzati di monitoraggio del processo. La piattaforma integra anche il sistema di filtrazione avanzata della polvere RFS Pro. Il software EOS supporterà il monitoraggio in tempo reale, la tracciabilità dei dati di produzione e la gestione della qualità, elementi chiave per la ripetibilità e la tracciabilità delle operazioni di produzione additiva.

    Dai test in alta quota alla produzione

    L’investimento segue una serie di importanti traguardi raggiunti da Beehive, tra cui test di successo in alta quota del motore Frenzy 8, la convalida della prontezza al volo e un contratto da 29,7 milioni di dollari con l’U.S. Air Force. Il propulsore è progettato per droni di tipo “swarm” e per altri sistemi aerei senza pilota di nuova generazione, consentendo una produzione a basso costo e ad alto volume, elemento critico per le strategie di difesa in evoluzione.

    Una partnership strategica per la difesa

    “La scelta di espandere la nostra flotta con 30 sistemi EOS M4 ONYX è stata una decisione strategica, guidata dalla volontà di EOS di collaborare con noi”, ha dichiarato Jonaaron Jones, presidente della divisione Additive Parts Sales di Beehive. “Il team EOS ha dimostrato un impegno profondo per la nostra crescita a lungo termine. Una partnership collaborativa che stabilisce uno standard elevato per i nostri fornitori”.

    Beehive Industries, che si è affermata come una delle principali aziende manifatturiere centrate sulla produzione additiva negli Stati Uniti, sta anche sviluppando la piattaforma Rampart per applicazioni di prossima generazione con spinta superiore a 1000 libbre. L’azienda gestisce una delle più grandi operazioni di produzione additiva per metalli del paese, dedicata a componenti ad alte prestazioni per il settore aerospaziale e della difesa.

    Il motore Frenzy 8 in mostra a Eurosatory 2026

    La produzione additiva, secondo Marie Niehaus-Langer, CEO di EOS, è diventata una tecnologia di produzione fondamentale per la nuova generazione di sistemi di propulsione avanzati. Il successo del programma Frenzy, ha aggiunto, dimostra cosa è possibile quando il design innovativo e la produzione additiva industrializzata si combinano. Il motore Frenzy 8 stampato in 3D è attualmente esposto a Eurosatory 2026, presso lo stand EOS.

    L’espansione dell’installazione EOS consolida l’impegno a lungo termine di Beehive verso la produzione additiva come base per una produzione americana di propulsori su larga scala. Con le priorità globali della difesa che si spostano sempre più verso sistemi autonomi, Beehive ed EOS stanno abilitando una nuova era di produzione ad alto ritmo per componenti aerospaziali critici per missioni militari.

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  • Come gestire le dimensioni del vault SOLIDWORKS PDM tramite il trasferimento dei file » CAD3D.it


    La gestione dello spazio di archiviazione nei vault SOLIDWORKS PDM è un’esigenza ricorrente man mano che il numero di file cresce. L’archivio tende ad aumentare in modo esponenziale e, a un certo punto, diventa necessario aggiungere capacità di storage. Spostare i dati di archivio su una nuova unità è la procedura standard per ampliare lo spazio disponibile, senza dover migrare l’intero server. Esistono due approcci per eseguire questa operazione: lo strumento di relocation integrato e il metodo manuale. Entrambi raggiungono lo stesso risultato, ma con modalità operative differenti.

    Strumento di relocation integrato: funzionamento e limiti

    Lo strumento integrato in SOLIDWORKS PDM consente di ridistribuire l’archivio tra più percorsi utilizzando un’interfaccia grafica. L’operazione richiede che tutti i file siano stati archiviati e che nessun utente sia connesso al vault; in alternativa si può attivare la modalità di lavoro offline per consentire agli utenti di proseguire con i dati in cache. Prima di avviare la relocation è indispensabile eseguire un backup completo del database e dei file di archivio.

    Dopo aver arrestato il servizio Archive Server o verificato che sia in pausa, si apre l’applicazione Archive Server Configuration, si seleziona la cartella di archivio nel pannello sinistro, quindi nel pannello destro si fa clic con il tasto destro sul nome del vault e si sceglie “Relocate”. Si aggiungono le nuove destinazioni tramite il pulsante “Add” e si regola la percentuale di file da spostare per ciascun percorso, assicurandosi che la somma sia pari al 100%. Se si intende trasferire l’intero archivio, la percentuale del percorso originale deve essere impostata a zero. Il sistema può suddividere i dati tra un massimo di 16 locazioni, numero determinato dalla codifica esadecimale degli ID documento (ogni cartella corrisponde a un carattere esadecimale).

    Lo strumento integrato presenta alcune criticità. Non fornisce feedback di avanzamento durante lo spostamento, non permette di suddividere il trasferimento in blocchi più piccoli né di scegliere l’ordine di elaborazione, e non consente di mettere in pausa il processo. Per questi motivi, per archivi di grandi dimensioni (nell’ordine dei terabyte) si sconsiglia l’uso di questo metodo. Se il sistema sembra non rispondere durante l’esecuzione, l’annullamento dell’operazione può corrompere i file. È preferibile spostare i dati in incrementi ridotti (fino a 1/16 della struttura dell’archivio) per evitare sovraccarichi del server e blocchi.

    Procedura manuale per la relocation dell’archivio

    Il metodo manuale offre maggiore controllo sulla selezione dei file e sulle destinazioni. È consigliato quando il vault raggiunge o supera dimensioni nell’ordine dei terabyte. Anche in questo caso è necessario che tutti i file siano archiviati e che gli utenti siano disconnessi, salvo l’uso del lavoro offline. Si esegue un backup del database e dei file di archivio.

    Il primo passo concreto è arrestare il servizio SOLIDWORKS PDM Archive Server. Lo si può fare dal pannello Services (servizio Windows) oppure dall’icona di arresto nella barra degli strumenti dell’applicazione Archive Server Configuration. Successivamente si individuano i percorsi attuali dell’archivio: attraverso le proprietà del vault nella stessa applicazione o tramite il registro di sistema, alla chiave Computer\HKEY_LOCAL_MACHINE\SOFTWARE\SolidWorks\Applications\PDMWorks Enterprise\ArchiveServer\Vaults\[VAULTNAME]\ArchiveTable.

    A questo punto si copiano le cartelle di archivio nella nuova posizione. Si raccomanda di copiare i file anziché spostarli, per ridurre il rischio di perdita dati. È comune utilizzare Robocopy per eseguire la copia, poiché verifica che tutti i file siano stati trasferiti correttamente. Dopo aver completato la copia, si modificano le voci del registro nella chiave ArchiveTable, aggiornando i percorsi delle cartelle spostate con le nuove destinazioni. Infine si riavvia il servizio Archive Server.

    Il metodo manuale richiede più tempo rispetto a quello integrato e presenta un rischio maggiore di errori dovuti a interventi manuali. Tuttavia, per volumi di dati elevati, resta la scelta più sicura perché permette di controllare ogni fase e di verificare l’integrità della copia.

    Aspetti critici comuni nella gestione della relocation

    Indipendentemente dal metodo scelto, alcune accortezze sono valide per entrambi. Il backup di database e file di archivio è obbligatorio prima di qualsiasi intervento. Il downtime del vault può essere evitato solo se gli utenti lavorano in modalità offline con i dati in cache locale. Durante la relocation il sistema può apparire non reattivo, specialmente per archivi di grandi dimensioni: non bisogna mai interrompere forzatamente il processo, perché ciò provocherebbe la corruzione dei file. Nel caso dello strumento integrato, la percentuale applicata riguarda la struttura dell’archivio, non il volume totale dei dati; ogni incremento sposta un sottoinsieme delle cartelle esadecimali, fino a un massimo di 16 posizioni.

    Per chi utilizza il metodo manuale, Robocopy è uno strumento efficace per garantire la completezza della copia. In entrambi i casi, la pianificazione accurata e la verifica preliminare delle destinazioni sono essenziali per evitare perdite di dati.

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  • Eliminazione di una visualizzazione locale del vault in SOLIDWORKS PDM » CAD3D.it


    Quando la rimozione di una vista vault locale in SOLIDWORKS PDM fallisce con i metodi standard, occorre intervenire manualmente su due fronti: la cartella di Windows e il registro di sistema. Errori come “Attached: Missing Information”, “The view was created by…” o “No database is connected to this view” segnalano che uno o più componenti – desktop.ini, chiavi di registro o l’intera struttura della vista – sono danneggiati o orfani. Senza una pulizia completa, non è possibile creare una nuova vista vault.

    Errori tipici nella rimozione delle viste vault

    Il messaggio “The view was created by ‘[sistema\utente]’. Only ‘[sistema\utente]’ or an administrator can remove it” compare quando l’utente Windows attivo non coincide con chi ha creato la vista e non dispone di privilegi amministrativi. In questo caso si può aggirare l’ostacolo trasformando manualmente la cartella vault in una cartella normale e cancellando le chiavi di registro.

    “Attached: Missing Information” indica una vista orfana: la cartella è presente, ma il file desktop.ini o le chiavi di registro mancano o sono corrotte. Lo stato “Attached” senza ulteriori messaggi significa invece che la vista è integra e funzionante.

    L’errore “No database is connected to this view” è il più insidioso: compare spesso quando su un sistema coesistono viste vault multiple – private e condivise, o più viste private associate a profili Windows diversi. Le chiavi residue in profili di altri utenti generano conflitti che si manifestano anche in applicazioni non correlate, come Outlook o il browser.

    Rimozione manuale: trasformare la cartella vault in una cartella normale

    Se l’icona del vault è ancora presente in Esplora File e non è possibile eliminarla con il clic destro su “Elimina vista vault”, occorre rimuovere il file desktop.ini che la caratterizza come vista PDM.

    Aprire il Prompt dei comandi come amministratore (cercare “CMD” nel menu Start, clic destro su “Prompt dei comandi” e selezionare “Esegui come amministratore”). Spostarsi nella directory della vista vault con il comando:

    CD "C:\percorso\della\vista_vault"

    Quindi eseguire nell’ordine:

    attrib -s -h -r desktop.ini
    del desktop.ini

    L’icona del vault dovrebbe sparire, sostituita da quella di una cartella normale. A questo punto chiudere il prompt, riavviare Esplora File se necessario, e rinominare o eliminare la cartella residua per lasciare spazio a una nuova vista.

    Nota: se la cartella non si lascia cancellare nemmeno dopo questi passaggi, riavviare il computer.

    Pulizia del registro di sistema

    Una volta rimossa la cartella, vanno eliminati i riferimenti nel registro di Windows. L’intervento è delicato: un’errata modifica delle chiavi può compromettere il sistema. Si consiglia di esportare ogni chiave prima di cancellarla per poterla ripristinare.

    Aprire l’Editor del Registro di sistema come amministratore (cercare “regedit”, clic destro “Esegui come amministratore”).

    Chiavi condivise (viste vault condivise tra tutti gli utenti)

    • HKEY_LOCAL_MACHINE\SOFTWARE\SolidWorks\Applications\PDMWorks Enterprise\Databases\[NOME_VAULT]
    • HKEY_LOCAL_MACHINE\SOFTWARE\Wow6432Node\SolidWorks\Applications\PDMWorks Enterprise\Databases\[NOME_VAULT]

    Queste chiavi esistono solo per le viste create come “condivise”. Eliminare la sottochiave con il nome del vault.

    Chiavi private (viste vault del profilo Windows corrente)

    • HKEY_CURRENT_USER\Software\SolidWorks\Applications\PDMWorks Enterprise\ConisioAdmin
    • HKEY_CURRENT_USER\Software\SolidWorks\Applications\PDMWorks Enterprise\Vaults\[NOME_VAULT]

    Eliminare la chiave corrispondente al vault.

    Chiavi di altri profili utente (per l’errore “No database connected”)

    L’errore più ostinato deriva spesso da chiavi orfane in HKEY_USERS. Sotto questa hive esistono numerose sottochiavi con SID lunghi (es. S-1-5-...). Ignorare quelle corte o con suffisso _classes. Per ogni SID lungo, navigare in:

    HKEY_USERS\S-1-5-...\Software\SolidWorks\Applications\PDMWorks Enterprise\Vaults\[NOME_VAULT]

    Se la chiave esiste, eliminarla. Passare al SID successivo. Se non presente, proseguire oltre.

    Dopo aver rimosso tutte le chiavi relative al vault, chiudere l’Editor del Registro.

    Ricreazione della vista vault

    A questo punto il sistema è pulito. È possibile creare una nuova vista vault seguendo la procedura standard di SOLIDWORKS PDM, disponibile nella documentazione ufficiale.

     

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  • Professionisti, addio al lavoro in solitaria

    Professionisti, addio al lavoro in solitaria

  • Al via la decima edizione dei BIM&DIGITAL Awards

    Al via la decima edizione dei BIM&DIGITAL Awards

    Sono ufficialmente aperte le iscrizioni al BIM&DIGITAL Awards 2026, il premio promosso da Clust-ER Build, SAIE e ASSOBIM che quest’anno taglia il traguardo della decima edizione.

    Nato per raccontare e valorizzare la trasformazione digitale del settore delle costruzioni, il contest premia ogni anno progetti, opere, tecnologie e iniziative di ricerca che interpretano al meglio il cambiamento in atto, dal BIM all’intelligenza artificiale, fino alle più recenti tecnologie digitali applicate all’ambiente costruito. Anche per questa edizione, il premio è aperto ad aziende, professionisti, pubbliche amministrazioni, enti di ricerca e start-up, invitati a presentare progetti e iniziative capaci di testimoniare l’innovazione digitale applicata alla progettazione, alla gestione, alla valorizzazione del patrimonio e alla ricerca applicata.

    Le candidature al BIM&DIGITAL Awards 2026 potranno essere presentate in diverse categorie tematiche, pensate per dare spazio ai molteplici ambiti in cui digitalizzazione e innovazione stanno ridisegnando il settore delle costruzioni.

    Per l’ambito della progettazione e delle costruzioni, le categorie comprendono gli edifici – complessi, commerciali o di piccola scala -, le infrastrutture quali ponti, strade, porti e reti tecnologiche, e gli interventi di restauro e valorizzazione del patrimonio storico, artistico e archeologico. Anche quest’anno questa categoria gode di un riconoscimento dedicato, grazie alla menzione speciale che Assorestauro assegnerà al miglior progetto presentato.

    Sul fronte della gestione innovativa di edifici e città, il premio mantiene una categoria dedicata alla gestione operativa degli immobili tramite il BIM e una rivolta ai progetti che hanno sviluppato soluzioni smart per edifici e città, con tecnologie digitali orientate all’automazione, al risparmio energetico e al miglioramento della qualità della vita urbana.

    Confermata anche la categoria riservata alla Pubblica Amministrazione italiana, pensata per valorizzare le iniziative di digitalizzazione e dematerializzazione dei procedimenti tecnico-amministrativi.

    Resta inoltre la sezione dedicata a tecnologie e innovazione digitale, articolata in due filoni: lo sviluppo di soluzioni tecnologiche, riservato ai progetti che hanno potenziato l’efficienza e la funzionalità del BIM attraverso add-on e plug-in, e i “cantieri smart”, dedicati alle iniziative che hanno innovato i processi di cantiere – dalla pianificazione temporale alla gestione delle risorse, dalla logistica alla direzione lavori, fino alla sicurezza in esecuzione.

    Ampio spazio è riservato, come da tradizione, a ricerca e innovazione: la categoria accoglie sia tesi universitarie sul BIM (di laurea magistrale, master o dottorato) dedicate a metodologie e strumenti del Building Information Modeling, sia progetti di ricerca industriale – anche di respiro europeo – che abbiano dato vita a nuove applicazioni sperimentali per il settore.

    Chiude il quadro delle categorie l’“Iniziativa BIM dell’anno”, sezione trasversale che premia nuovi modi di lavorare in ambiente BIM attraverso software, processi collaborativi, strumenti digitali e modelli organizzativi innovativi.

    Le iscrizioni al premio sono aperte: i candidati avranno tempo fino al 30 ottobre 2026, entro le ore 13:00, per inviare i propri elaborati.

    La composizione della giuria sarà resa nota entro il 31 luglio: i giurati individueranno una rosa di progetti finalisti, tra cui sarà scelto un vincitore per ciascuna categoria. La cerimonia di premiazione si terrà nel mese di dicembre 2026, in un’occasione che celebrerà anche i primi dieci anni del premio.

    I progetti vincitori saranno presentati durante la cerimonia di premiazione e, successivamente, in una serie di webinar nel corso del 2027. Tutti i progetti selezionati saranno inoltre oggetto di una pubblicazione dedicata e promossi attraverso i canali degli organizzatori.

    Le iscrizioni e l’invio degli elaborati avvengono esclusivamente online.

    Tutte le informazioni dettagliate, il bando e le modalità di iscrizione sono disponibili a questo link: www.assobim.it/bimdigital-awards-2026

     

    (function(d, s, id) {
    var js, fjs = d.getElementsByTagName(s)[0];
    if (d.getElementById(id)) return;
    js = d.createElement(s);
    js.id = id;
    js.src = “//connect.facebook.net/en_US/sdk.js#xfbml=1&version=v2.5”;
    fjs.parentNode.insertBefore(js, fjs);
    }(document, ‘script’, ‘facebook-jssdk’));

  • Bentley Systems si espande in Lituania: inaugurato il nuovo hub tecnologico a Vilnius » CAD3D.it


    Bentley Systems ha annunciato l’apertura di un nuovo ufficio a Vilnius, in Lituania, e un piano di rafforzamento dell’organico locale. L’azienda prevede di far crescere il team attuale, composto da circa 300 persone, del 30% nei prossimi tre anni, concentrando le nuove assunzioni nei settori UX design, product management e software engineering. La decisione si inserisce in una strategia che punta a fare della capitale lituana un hub centrale per l’innovazione digitale in ambito infrastrutturale europeo.

    I prodotti chiave sviluppati dal team lituano

    La presenza di Bentley Systems in Lituania dura da oltre venti anni. Oggi i team di Vilnius e Kaunas guidano lo sviluppo di tre soluzioni fondamentali: ProjectWise per la gestione dei progetti, SYNCHRO per la modellazione della costruzione e iTwin Platform, la piattaforma che alimenta i gemelli digitali delle infrastrutture. Il software prodotto localmente è impiegato in progetti di rilievo mondiale, dai mega data center basati su intelligenza artificiale alla rete ferroviaria ad alta velocità Rail Baltica, che attraversa l’Europa orientale.

    Collaborazione con le università e formazione mirata

    Per alimentare il canale di talenti, Bentley Systems ha rafforzato la collaborazione con le università lituane. In particolare con l’Università di Tecnologia di Kaunas e altri atenei di primo piano. La tecnologia dei gemelli digitali viene integrata nei curricula accademici, permettendo ai neolaureati di entrare nel mercato del lavoro con competenze specifiche su cloud computing e ingegneria basata su intelligenza artificiale. Si tratta di un ponte formativo che, secondo l’azienda, risponde direttamente alla domanda globale di competenze per infrastrutture intelligenti.

    “La nostra espansione in Lituania è la prova del valore straordinario che il team ha portato a Bentley Systems negli ultimi venti anni”, ha dichiarato Julien Moutte, chief technology officer di Bentley Systems. “Abbiamo trovato un ecosistema di innovazione in crescita, un bacino di talenti solido e uno spirito collaborativo che è stato determinante per il nostro successo. Ampliando la presenza a Vilnius, attingiamo a un mercato concentrato di competenze in AI e sviluppo software, necessarie per rispondere alla domanda globale di soluzioni infrastrutturali intelligenti.”

    Il ministro lituano dell’Economia e dell’Innovazione, Edvinas Grikšs, ha commentato: “La decisione di Bentley Systems di espandere le proprie attività in Lituania è un segnale della forza e della maturità del nostro settore tecnologico. Quando un leader globale del software per infrastrutture affida alcune delle sue attività di sviluppo più strategiche agli ingegneri lituani, significa che i nostri talenti stanno plasmando tecnologie alla base delle infrastrutture critiche mondiali”.

    Elijus Čivilis, general manager di Invest Lithuania, ha aggiunto: “Il percorso di Bentley Systems in Lituania è un esempio emblematico di come le aziende tecnologiche internazionali possano radicarsi in profondità nel nostro paese. La decisione di aumentare il team di un terzo e affidare ai colleghi lituani la guida dello sviluppo di prodotti all’avanguardia nel campo dei gemelli digitali e dell’AI in ingegneria dimostra il ruolo strategico che la Lituania gioca nel panorama tecnologico globale”.

    Il contesto strategico

    L’iniziativa sfrutta la rapida maturazione dell’ecosistema tecnologico baltico, che offre una forza lavoro ingegneristica altamente istruita e un contesto normativo favorevole all’innovazione. Bentley Systems, quotata al NASDAQ con il ticker BSY, prosegue così un percorso iniziato nel 1984. Fondata da ingegneri per ingegneri, la società fornisce software per la progettazione, la costruzione e la gestione di infrastrutture resilienti nel settore dei trasporti, dell’acqua, dell’energia e delle città. Le soluzioni di gemello digitale sviluppate a Vilnius e Kaunas sono parte integrante di questo approccio, aiutando i professionisti delle infrastrutture a trasformare i dati in valore per progetti e asset.

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  • Data center e geotermia: così le città recuperano il calore per azzerare le emissioni

    Data center e geotermia: così le città recuperano il calore per azzerare le emissioni

    La decarbonizzazione delle grandi città italiane passa sempre più per l’integrazione di reti intelligenti, infrastrutture digitali e risorse termiche di nuova generazione. Due annunci paralleli, arrivati da Milano e Roma, tracciano la rotta per un nuovo modello di edilizia e gestione del territorio, dove il calore residuo – sia esso generato dai server dei data center o custodito nel sottosuolo a bassa entalpia – diventa la chiave per spegnere le caldaie fossili. La sfida si sposta dunque sulla capacità…

    Riproduzione riservata Ⓒ
  • Nano Dimension e Infinite Epigenetics danno vita a una società quotata in borsa che unisce prevenzione sanitaria e diagnostica basata sull’intelligenza artificiale. » CAD3D.it


    Nano Dimension abbandona la manifattura additiva e punta tutto sull’AI epigenetica. La società quotata al Nasdaq (NNDM), nota per le tecnologie di stampa 3D per elettronica e componentistica avanzata, ha firmato un term sheet non vincolante per una business combination con Infinite Epigenetics, una startup che opera nel campo della diagnostica preventiva basata sull’intelligenza artificiale. L’operazione, se finalizzata, porterebbe alla nascita di una nuova entità quotata con il ticker “IEAI”, focalizzata sulla lettura e interpretazione dei segnali epigenetici su larga scala.

    Il passaggio dall’hardware industriale ai dati biologici

    La decisione arriva al termine della Fase 3 del piano strategico di Nano Dimension, avviato nel 2025 per massimizzare il valore per gli azionisti. La società ha ridotto il cash burn, dismesso linee di prodotto e valutato una ventina di potenziali target in diversi settori, assistita dal consulente finanziario Houlihan Lokey. Infinite Epigenetics è stata selezionata per la combinazione di piattaforma tecnologica già operativa, ricavi in crescita e un mercato indirizzabile ampio. La nuova entità dovrebbe partire con oltre 400 milioni di dollari in cassa, senza necessità di ulteriori aumenti di capitale.

    Gli azionisti di Nano Dimension manterranno una partecipazione di minoranza significativa nella società combinata, con un premio del 20% rispetto al valore netto della cassa stimato alla chiusura. Riceveranno inoltre un contingent value right (CVR) legato ai proventi netti della dismissione degli asset legacy di Nano.

    Epigenetica: il sistema operativo del corpo umano

    Infinite Epigenetics opera su un principio biologico preciso: mentre la genetica determina la sequenza del DNA, l’epigenetica regola l’espressione genica attraverso segnali chimici che attivano o disattivano i geni senza modificare il codice sottostante. Secondo la società, circa l’80% dello stato di salute di un individuo è determinato da questi segnali epigenetici, mentre il DNA rappresenta il restante 20%.

    La piattaforma AI proprietaria di Infinite è addestrata sull’epigenoma e analizza oltre un milione di segnali epigenetici da un singolo test. Ogni analisi produce indicazioni utilizzabili sia per il clinico sia per il paziente, e ogni test processato contribuisce a migliorare il modello predittivo. Il dataset proprietario conta oltre 120.000 campioni raccolti dal 2020, con una crescita costante dei ricavi commerciali.

    Quattro patologie croniche come primo banco di prova

    L’applicazione iniziale della piattaforma si concentra su quattro malattie croniche: malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e steatosi epatica metabolica (MASLD). Queste patologie colpiscono complessivamente oltre 4 miliardi di persone nel mondo e generano costi sanitari annuali superiori a 4 trilioni di dollari. L’ipotesi di lavoro è che una diagnosi più precoce e accurata possa ridurre significativamente questi costi.

    Infinite Epigenetics opera attraverso due società controllate: TruDiagnostic, laboratorio certificato CLIA fondato nel 2019, e Tally Health, azienda di longevità e prevenzione fondata nel 2021. Il portafoglio IP include brevetti biologici e tecnici, oltre a collaborazioni di ricerca con Harvard, Yale, Duke, Stanford e altri istituti.

    Il management e il board della nuova entità

    Alla guida della società combinata è previsto Matthew Dawson, co-fondatore e CEO di Infinite Epigenetics. Il board includerà rappresentanti designati da Nano e figure chiave di Infinite, tra cui Brad Keywell, imprenditore e investitore originario di Tempus AI, e Raquel C. Bono, viceammiraglio della Marina USA in pensione, già membro del board di Humana e CEO della Defense Health Agency.

    Il team fondatore e dirigenziale di Infinite ha collettivamente fondato oltre 10 società, partecipato a operazioni con un valore complessivo di exit superiore a 20 miliardi di dollari e contribuito a più di 50 studi peer-reviewed.

    Tempistiche e condizioni

    Il term sheet prevede un periodo di esclusiva di 30 giorni, durante il quale Nano Dimension condurrà la due diligence confermativa su Infinite Epigenetics. Le parti dovranno negoziare un accordo definitivo, soggetto all’approvazione del consiglio di amministrazione e degli azionisti di Nano, oltre ai nulla osta regolamentari. Non esiste alcuna garanzia che l’operazione venga completata nei termini previsti o che venga completata del tutto.

    L’investor presentation relativa alla transazione è disponibile in formato PDF sul sito di Nano Dimension.

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