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  • Espropri: vincoli e depuratore cambiano il valore dei terreni

    La Corte chiarisce i criteri di valutazione dei suoli destinati a opere pubbliche e impianti industriali in particolare risulta decisivo il vincolo funzionale del piano consortile e la presenza del depuratore nell’area, che incide sulla natura edificatoria dei terreni. La Cassazione è intervenuta in materia di espropriazioni e criteri di determinazione degli indennizzi. con una decisione sulla valutazione dei suoli destinati a opere pubbliche. Con l’ordinanza n. 22642/2026, la Suprema Corte ha cassato…

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  • Espropri: vincoli e depuratore cambiano il valore dei terreni

    La Corte chiarisce i criteri di valutazione dei suoli destinati a opere pubbliche e impianti industriali in particolare risulta decisivo il vincolo funzionale del piano consortile e la presenza del depuratore nell’area, che incide sulla natura edificatoria dei terreni. La Cassazione è intervenuta in materia di espropriazioni e criteri di determinazione degli indennizzi. con una decisione sulla valutazione dei suoli destinati a opere pubbliche. Con l’ordinanza n. 22642/2026, la Suprema Corte ha cassato…

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  • Cresme: le costruzioni tengono (+2%), con il Pnrr boom del genio civile

    Resiliente alle sollecitazioni, mai così di segno ostinato e contrario come in questi ultimi anni. Con i picchi di Superbonus e Pnrr e le discese delle varie crisi internazionali che si sono succedute nel corso degli ultimi anni, il mercato delle costruzioni tiene botta e anzi cresce sebbene di pochi punti: il bilancio alla fine dell’anno porterà a sorpresa il segno positivo con un dignitoso +2% di investimenti rispetto all’anno scorso, mentre il valore della produzione segna un quasi analogo +1,…

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  • Cresme: le costruzioni tengono (+2%), con il Pnrr boom del genio civile

    Resiliente alle sollecitazioni, mai così di segno ostinato e contrario come in questi ultimi anni. Con i picchi di Superbonus e Pnrr e le discese delle varie crisi internazionali che si sono succedute nel corso degli ultimi anni, il mercato delle costruzioni tiene botta e anzi cresce sebbene di pochi punti: il bilancio alla fine dell’anno porterà a sorpresa il segno positivo con un dignitoso +2% di investimenti rispetto all’anno scorso, mentre il valore della produzione segna un quasi analogo +1,…

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  • Puglia, parte il maxi-cantiere per ammodernare la Ss 89 Garganica: lavori al Consorzio Valori

    Puglia, parte il maxi-cantiere per ammodernare la Ss 89 Garganica: lavori al Consorzio Valori

    Ufficialmente al via, con la consegna al Consorzio stabile Valori, i lavori del primo stralcio della nuova viabilità della Ss 89 “Garganica”, nel tratto compreso tra Manfredonia e l’aeroporto militare di Amendola, in territorio foggiano. Inserito tra le opere commissariate nazionali e finanziato con circa 180 milioni di euro a valere sul Fondo Sviluppo e Coesione 2014-2020, l’intervento ammodernerà circa 14 chilometri della Ss 89 e prevede le due direzioni di marcia separate da uno spartitraffico…

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  • Talks 23 giugno 2026 – BIM e acustica edilizia: un flusso di lavoro a partire dal modello IFC

    Talks 23 giugno 2026 – BIM e acustica edilizia: un flusso di lavoro a partire dal modello IFC

    ASSOBIM organizza il Talks “BIM e acustica edilizia: un flusso di lavoro a partire dal modello IFC per il giorno 23 giugno 2026 dalle ore 17.

    Il Building Information Modeling sta modificando i flussi di lavoro della filiera delle costruzioni: il modello digitale non è più solo una rappresentazione geometrica dell’edificio, ma diventa un supporto allo scambio di informazioni tra le diverse discipline.
    Durante l’incontro verrà mostrato un possibile flusso di lavoro per l’acustica edilizia a partire dall’importazione di un file IFC: dalla lettura del modello alla costruzione del modello acustico, fino alla valutazione dei requisiti acustici passivi e, ove richiesto, dei Criteri Ambientali Minimi.
    L’incontro intende evidenziare come il modello IFC possa supportare il lavoro del tecnico acustico, soprattutto negli edifici complessi con più unità immobiliari, dove la disponibilità di un modello già strutturato può ridurre attività ripetitive, facilitare l’impostazione delle verifiche e risultare particolarmente utile quando il calcolo viene sviluppato in frequenza.

    Relatrice: Marta Michelutti (Edilclima S.r.l.)

    Iscrizioni: https://attendee.gotowebinar.com/register/4597469788529175131?source=Sito

     

     

     

  • SAIE 2026: Consorzio LegnoLegno realizza il Laboratorio Serramento e Posa in Opera

    SAIE – La Fiera delle Costruzioni: progettazione, edilizia, impianti – in programma a BolognaFiere dal 7 al 10 ottobre 2026, annuncia la partecipazione di Consorzio LegnoLegno, che realizzerà all’interno della manifestazione il Laboratorio Serramento e Posa in Opera, nuova iniziativa speciale dedicata ai temi che stanno trasformando il mercato del serramento.

    Il Laboratorio sarà un punto di riferimento per professionisti, imprese e operatori interessati ad approfondire le principali evoluzioni del settore: sostenibilità, qualità della posa, prestazioni dell’involucro edilizio, efficienza energetica e conformità normativa.

    Attraverso sessioni pratiche, analisi tecniche e momenti di confronto diretto, l’area offrirà strumenti concreti per affrontare le nuove richieste del mercato pubblico e privato, con particolare attenzione all’applicazione del Decreto CAM, al Marchio Posa Qualità e alla progettazione del giunto di installazione.

    Il programma si svilupperà durante tutte le quattro giornate di SAIE Bologna 2026.

    Tra i temi al centro degli incontri: la continuità prestazionale del serramento posato, la tenuta all’aria e all’acqua, l’isolamento termo-acustico, la scelta dei materiali di fissaggio e sigillatura, i requisiti ambientali minimi per i serramenti, la qualificazione dei processi di installazione e le opportunità offerte dalle nuove normative per progettisti, serramentisti e posatori.

    Particolare attenzione sarà dedicata al rapporto tra corretta progettazione, qualità della posa ed efficienza energetica dell’edificio, attraverso l’analisi di casi reali, approfondimenti tecnici e attività applicative rivolte a progettisti, tecnici di cantiere, direttori lavori e operatori della filiera.

    La collaborazione con Consorzio LegnoLegno conferma l’impegno di SAIE nel proporre spazi altamente specializzati dedicati all’innovazione, alla qualificazione professionale e alla crescita delle competenze tecniche nel settore delle costruzioni.

    Tutte le informazioni per partecipare con la propria azienda a SAIE 2026 sono disponibili qui, mentre per un preventivo su misura è possibile richiederlo scrivendo a info@saiebologna.it

  • : Depaving: cos’è, esempi, come si progetta per città più fresche

    Il depaving, inteso come depavimentazione o desigillazione dei suoli, è una strategia di intervento sui suoli urbani impermeabilizzati che prevede la rimozione di strati sigillanti come asfalto, calcestruzzo o pavimentazioni continue, il trattamento del terreno sottostante e il successivo ripristino degli strati superficiali del suolo.

    L’obiettivo è riportare le superfici urbane a una condizione più permeabile e funzionale, recuperando almeno in parte le caratteristiche precedenti ai processi di edificazione e urbanizzazione.

    La depavimentazione urbana nasce come risposta concreta ad alcuni fenomeni sempre più critici nelle città contemporanee: aumento delle temperature, isole di calore, ridotta capacità di assorbimento delle acque meteoriche e maggiore frequenza di allagamenti urbani.

    ​Intervenire sulle superfici impermeabili consente infatti di restituire al suolo un ruolo attivo nella regolazione climatica, idraulica ed ecologica dello spazio urbano.

    Operazione di depaving nel Pierce Conservation District - Washington / USA / 2016	| © Photo: STORM Outreach - Wikimedia Commons

    Operazione di depaving nel Pierce Conservation District – Washington / USA / 2016 | © Photo: STORM Outreach – Wikimedia Commons
     

    Cos’è il depaving: significato nella progettazione urbana

    Sebbene il depaving sia una pratica relativamente recente, può essere collegato ad alcune esperienze consolidate di riuso e rinaturalizzazione degli spazi urbani, riconducibili all’urban gardening. Con questa espressione si indicano iniziative, formali e informali, che intervengono soprattutto su aree residuali, vuote o sottoutilizzate della città.

    Rientrano in questo ambito, ad esempio, i community gardens, giardini condivisi realizzati su spazi pubblici o privati inutilizzati attraverso processi collettivi di rinaturalizzazione, e il guerrilla gardening, termine che identifica pratiche informali di coltivazione e cura del verde, spesso promosse spontaneamente dai cittadini.

    Rispetto a queste esperienze, il depaving propone però una concezione diversa di “spazio verde”. Non punta soltanto ad ampliare l’accesso alla natura o a migliorare la qualità estetica del paesaggio urbano, ma agisce direttamente sulla struttura fisica del suolo, attraverso la rimozione delle zone impermeabili e il recupero, almeno parziale, delle sue funzioni ecologiche, idrauliche e climatiche.

    In questa prospettiva, anche se si tratta di un intervento circoscritto, il depaving rientra tra le strategie di adattamento al clima negli ecosistemi urbani e si collega agli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, in particolare all’obiettivo 11 dedicato a città e comunità sostenibili.

    Agricoltura urbana e comunità si integrano in Value Farm di Thomas Chung - Hong Kong / 2013 | © Foto: Thomas Chung + Value Farm

    Agricoltura urbana e comunità si integrano in Value Farm di Thomas Chung – Hong Kong / 2013 | © Foto: Thomas Chung + Value Farm
     

    La depavimentazione urbana tra le strategie contro il caldo

    Gli effetti del cambiamento climatico sulle aree costruite sono strettamente legati alla qualità dell’ambiente urbano. Temperature superiori ai 40 °C e notti tropicali sempre più frequenti dimostrano che la protezione dal calore è diventata una delle sfide più urgenti dello sviluppo urbano.

    Il tema riguarda ormai anche la salute pubblica. La pubblicazione How are hot temperatures impacting health outcomes, health systems and health systems costs?, contenuta negli OECD Health Working Papers No. 189, analizza il rapporto tra alte temperature, accessi ai pronto soccorso, ricoveri e costi per i sistemi sanitari in 16 Paesi OCSE, confermando come il caldo estremo produca effetti misurabili sulla domanda di assistenza sanitaria.

    In questo contesto si inserisce anche la recente riflessione del professor Stefano Mancuso, botanico e docente all’Università di Firenze, che ha rilanciato la necessità di ripensare la città a partire dalla depavimentazione stradale e dalla presenza vegetale:

    “Troppi morti per il caldo, con quei numeri per il Covid abbiamo chiuso. In sei mesi si può togliere il 20% delle strade in città, al loro posto alberi per raffreddarle”.

    Una posizione che richiama l’urgenza di considerare alberi, suoli permeabili e natura urbana come infrastrutture di adattamento climatico.

    La de-impermeabilizzazione dei suoli rientra a pieno titolo tra le strategie per ridurre l’isola di calore urbana: intervenire su asfalto, calcestruzzo e strati sigillati significa restituire al suolo un ruolo ecologico, rendendolo nuovamente capace di assorbire acqua, favorire l’evaporazione e contribuire al raffrescamento dello spazio pubblico.

    Pavimentazione permeabile e verbena per impollinatori in The Brick Garden di a25architetti - Crocefieschi / Italia / 2025 | © Foto: Marcello Mariana

    Pavimentazione permeabile e verbena per impollinatori in The Brick Garden di a25architetti – Crocefieschi / Italia / 2025 | © Foto: Marcello Mariana
     

    Depaving: vantaggi ambientali e sociali

    La rimozione di asfalto e calcestruzzo a favore di spazi verdi, suoli permeabili e superfici drenanti produce benefici tra loro collegati, percepibili sia alla scala del singolo lotto sia a quella del quartiere.

    Dal punto di vista idraulico, il depaving contribuisce a ridurre il rischio di allagamenti urbani. Il ripristino della capacità del suolo di assorbire l’acqua piovana consente di limitare il deflusso superficiale verso la rete fognaria, abbassare i picchi di portata durante gli eventi meteorici intensi e ridurre il sovraccarico dei sistemi di drenaggio. In questo senso, la depavimentazione rafforza l’effetto “spugna” dello spazio urbano, migliorando la sicurezza idraulica e contribuendo, nel tempo, a una gestione più efficiente delle acque meteoriche.

    Sul piano microclimatico, la depavimentazione è una delle strategie utili a contrastare l’isola di calore urbana. Le aree asfaltate e sigillate assorbono e rilasciano calore, aumentando le temperature sia diurne sia notturne. La loro sostituzione con vegetazione, alberature e suoli permeabili favorisce ombreggiamento, evaporazione ed evapotraspirazione, migliorando il comfort termoigrometrico degli spazi aperti e contribuendo anche alla riduzione della domanda energetica per il raffrescamento degli edifici.

    A questi effetti si aggiunge il contributo alla biodiversità urbana. L’inserimento di specie vegetali, preferibilmente autoctone o comunque adatte al contesto climatico locale, e la creazione di habitat diversificati possono favorire la presenza di insetti impollinatori, uccelli e piccola fauna, rendendo l’ecosistema urbano più articolato e resiliente.

    Il depaving ha infine una ricaduta sociale. La trasformazione di superfici impermeabili e sottoutilizzate in aree verdi accessibili migliora la qualità dei luoghi pubblici, favorisce la permanenza e l’incontro, può incidere positivamente sul benessere psicofisico delle persone e contribuire alla valorizzazione delle aree riqualificate.

    Natura pianificata contro gli effetti climatici nel Grande Ospedale della Malpensa | ZHA - Milano / Italia / 2025 | © Zaha Hadid Architects

    Natura pianificata contro gli effetti climatici nel Grande Ospedale della Malpensa | ZHA – Milano / Italia / 2025 | © Zaha Hadid Architects
     

    Come si progetta un intervento di depaving

    Un intervento di depavimentazione efficace parte sempre da una lettura integrata del contesto urbano. Non si tratta di rimuovere pavimentazioni in modo indiscriminato, ma di individuare le superfici che possono essere trasformate senza compromettere la funzionalità degli spazi e, allo stesso tempo, migliorando la permeabilità del suolo, la gestione delle acque meteoriche e il comfort climatico locale.

    In genere, le aree più adatte per interventi di depaving sono le superfici impermeabili sovradimensionate, sottoutilizzate o prive di specifico valore storico e funzionale. Tra queste rientrano cortili scolastici e spazi esterni di edifici pubblici, parcheggi asfaltati non pienamente utilizzati, aree di risulta lungo la viabilità, piazzali interni di complessi residenziali, produttivi o terziari.

    Tra le principali azioni successive alla depavimentazione rientrano la vegetalizzazione e la piantumazione, con l’inserimento di alberature, arbusti o superfici erbacee; l’innesto di pavimentazioni permeabili o drenanti, utili quando lo spazio deve mantenere una funzione di attraversamento o sosta; e gli interventi di restoring o regreening, finalizzati a restituire al suolo una maggiore continuità ecologica.

    Un aspetto progettuale rilevante riguarda poi la gestione dei materiali rimossi. In un’ottica di economia circolare, la depavimentazione non dovrebbe limitarsi a produrre rifiuti da conferire a smaltimento, ma generare flussi di materiali recuperabili e reimpiegabili in altri interventi. Alcune esperienze, come quelle realizzate a Lovanio, in Belgio, nell’ambito del progetto Life PACT, mostrano come i materiali derivanti dalla rimozione delle pavimentazioni possano essere selezionati, trattati e riutilizzati in altri cantieri o negli strati di fondazione, contribuendo a ridurre l’impatto ambientale complessivo dell’intervento.

    Dal de-paving al verde urbano: strategie e possibilità di intervento | Immagine generata con il supporto dell?AI

    Dal de-paving al verde urbano: strategie e possibilità di intervento | Immagine generata con il supporto dell’AI
     

    Depaving in Italia: dalle esperienze pilota alle politiche urbane

    Nel nostro Paese il depaving si è affermato inizialmente come pratica circoscritta, spesso legata a esperienze sperimentali, laboratori partecipativi e interventi promossi dal basso.

    Tra i casi più significativi di depavimentazione in Italia rientra Asfalto mon amour, progetto sviluppato da Coloco alla Manifattura Knos di Lecce, dove tra il 2013 e il 2014 un’area asfaltata è stata progressivamente trasformata in giardino attraverso workshop, pratiche collettive e azioni di cura dello spazio.

    Per anni la depavimentazione è stata raccontata soprattutto come una pratica virtuosa ma di nicchia: volontari con picconi e attrezzi manuali, cortili scolastici riconvertiti a giardino, piccoli esperimenti nelle periferie o in spazi pubblici sottoutilizzati.

    Oggi, però, il quadro sta cambiando. La rimozione delle superfici impermeabili non è più soltanto un’azione comunitaria o dimostrativa, ma inizia a entrare negli strumenti di pianificazione urbana e nelle strategie di adattamento climatico.

    Un caso rilevante è Genova, dove una modifica al Piano Urbanistico Comunale ha inserito la depavimentazione, la tutela del suolo e il verde tra gli elementi strutturali della pianificazione urbana, prevedendo anche meccanismi legati a incentivi, perequazioni e oneri urbanistici.

    A Milano, invece, il depaving si inserisce nella strategia della “città-spugna” e nelle politiche del Piano Aria e Clima. Il Comune ha individuato 27 nuove aree per futuri interventi di depavimentazione, con l’obiettivo di contrastare isole di calore e rischio idraulico attraverso la sostituzione di superfici impermeabili con verde e soluzioni drenanti.

    Anche Torino offre un riferimento utile sul piano metodologico. La pubblicazione “Strategie ambientali, spazio costruito e strumenti regolativi. Esempi di applicazione a Torino” propone di rendere operative e aggiornare le linee guida già presenti nel Piano Strategico dell’Infrastruttura Verde e nel Piano di Resilienza Climatica, incorporandole negli strumenti regolativi. La proposta prevede una strategia incrementale, basata sulla mappatura delle aree urbane potenzialmente depavimentabili: piazze asfaltate, aree mercatali, spazi residuali o interstiziali, spazi pubblici abbandonati o irrisolti.

    Questi esempi mostrano come il depaving stia passando da pratica puntuale a criterio progettuale e urbanistico. La desigillazione dei suoli non riguarda più solo la trasformazione di piccole superfici impermeabili, ma può diventare una leva per ripensare il rapporto tra spazio costruito, infrastruttura verde, gestione delle acque meteoriche e adattamento delle città al cambiamento climatico.

    Crediti di produzione

    • Selezione prodotti e immagini: Rossella Giannella
    • Coordinamento SEO: Antonio Simone

    Bibliografia:

    • Barioglio C., Bompard E., Bonino M., Campobenedetto D., Carrozzo I., Naso M., Strategie ambientali, spazio costruito e strumenti regolativi. Esempi di applicazione a Torino, Politecnico di Torino, Repository istituzionale, 2025, pubblicazione a stampa, pp. 1-47.
    • Calatroni S., Trivelli A. (a cura di), Make your city greener. Azioni per rendere lo spazio urbano più resiliente e sostenibile con la vegetazione, SDARCH Trivelli&Associati e SUN Sustainable Urban Network.

    Fonti:

  • : I bonus casa costano 2 miliardi di euro allo Stato

    : I bonus casa costano 2 miliardi di euro allo Stato

    16/10/2025 – I bonus edilizi generano una spesa pubblica media di 14 miliardi di euro annui ma, grazie agli effetti su valore aggiunto, imposte e contributi, il costo netto scende a meno di 2 miliardi di euro.
     
    È il dato che emerge da una analisi del Centro Studi della Fondazione Geometri Italiani, presentata nei giorni scorsi durante il convegno “Sviluppo economico e sostenibilità ambientale: tra cambio di rotta e strategie in evoluzione”, organizzato in collaborazione con il Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati e Cassa Geometri.
     
    Il punto chiave è il moltiplicatore 3,3: ogni euro investito genera ricadute dirette, indirette e indotte sull’economia nazionale. Dentro questo quadro, la proposta di confermare nel 2026 il Bonus Casa al 50% sulla prima casa e al 36% sulle altre si colloca come scelta di policy orientata alla stabilità, con misure mirate per la povertà energetica e un sistema di monitoraggio e semplificazione per evitare nuove distorsioni.
     

    I bonus edilizi costano solo 2 miliardi di euro allo Stato

    L’analisi, basata su due metodologie rigorose e complementari, evidenzia come lo Stato possa continuare a sostenere questi processi con un costo relativamente contenuto e che produce effetti moltiplicatori significativi sull’economia nazionale.
     
    Lo studio ha adottato la metodologia della Fondazione Nazionale dei Commercialisti, che analizza l’impatto completo dell’investimento, e il modello analitico ANCE, basato su un’analisi dettagliata dei costi e dei ricavi fiscali e contributivi.
     
    Ricordiamo che la Fondazione Nazionale Commercialisti nel 2023 ha condotto uno studio di questo tipo sul Superbonus 110% calcolando un impatto positivo sulle finanze pubbliche. Ancora prima, nel 2022, l’ANCE affermava che il saldo del superbonus era nettamente positivo perché il 47% della spesa tornava come maggiori entrate.
     
    Entrambe le metodologie – spiegano oggi i Geometri – concordano su un quadro positivo: con una spesa media annua di circa 14 miliardi di euro per bonus fiscali, lo Stato ottiene ritorni significativi che riducono il costo netto dell’intervento a meno di 2 miliardi annui.
     
    La simulazione stima:
    – un valore aggiunto economico che supera i 16 miliardi di euro (metodologia Fondazione Commercialisti);
    – un saldo fiscale netto positivo per lo Stato compreso tra 320 milioni e 1,2 miliardi di euro (modello analitico ANCE), a seconda che si considerino solo gli effetti diretti o si includano anche gli effetti indotti;
    – il gettito fiscale e contributivo complessivo deriva da imposte dirette, IVA, contributi previdenziali, e si accompagna a una forte attivazione di salari e consumi interni.
     

    Bonus edilizi e moltiplicatori economici

    Un aspetto fondamentale evidenziato nello studio riguarda l’importanza dei moltiplicatori economici, che misurano l’effetto moltiplicativo degli investimenti in edilizia sull’intera economia nazionale.
     
    Nel caso specifico dei bonus edilizi, ogni euro investito nella riqualificazione edilizia e nella rigenerazione energetica degli edifici genera una ricaduta di circa 3,3 euro complessivi. Questo effetto deriva dalla somma di impatti diretti sui cantieri, indiretti sulle imprese fornitrici e indotti dai consumi delle famiglie e dei lavoratori coinvolti.
     
    L’adozione di questi incentivi non si limita quindi a sostenere il settore edilizio, ma si traduce in un importante stimolo per l’economia italiana, con conseguenti aumenti di valore aggiunto, occupazione e gettito fiscale che superano in molti casi il costo diretto per lo Stato.
     

    Riflessi fiscali dei bonus edilizi

    Il modello analitico ANCE dettaglia la composizione dei costi degli interventi, che include materiali, manodopera, progettazione e oneri di sicurezza. Circa il 34% dei costi è destinato a salari e stipendi netti, che generano un consistente gettito fiscale e contributivo (INPS, INAIL, IRPEF) stimato oltre i 3,3 miliardi di euro.
     
    Il gettito IVA, oltre a essere generato direttamente sulle spese per i lavori, si estende indirettamente ai consumi indotti dai redditi, con un’incidenza stimata del 15,2%, arrivando a produrre ulteriori centinaia di milioni in entrate per lo Stato.
     
    Gli interventi con aliquote più elevate, ipotizzate al 55% e 65% per le famiglie in povertà energetica, comportano un costo fiscale aggiuntivo per lo Stato inferiore ai 2 miliardi di euro annui complessivi e significativamente inferiore rispetto ai 13 miliardi spesi all’avvio del Superbonus 110%.
     
    Inoltre, il gettito derivante dagli interventi al 36% potrebbe parzialmente compensare le minori entrate dagli interventi maggiormente agevolati destinati alle famiglie vulnerabili, contribuendo a un bilanciamento sostenibile nel bilancio pubblico.
     
    Infine, le risorse eventualmente necessarie per sostenere in modo dedicato le famiglie in povertà energetica potrebbero essere integrate con strumenti complementari, come il sostegno alle comunità energetiche, per migliorare ulteriormente l’efficacia complessiva delle politiche di sostenibilità.
     

    Strategie operative per le famiglie in povertà energetica

    Nel quadro di un orizzonte di policy stabile, lo studio della Categoria delinea un insieme di strategie operative che potrebbero essere attuate dal 2025 al 2030 e oltre:
     
    – Programmazione stabile e pluriennale: garantire una coerenza temporale e normativa, evitando instabilità che possono generare bolle speculative come quelle del Superbonus.
     
    – Sistema di monitoraggio e verifiche: attuare controlli trasparenti e periodici sui costi, i risultati energetici e gli effetti sociali, per ridurre rischi di abusi.
     
    – Semplificazione normativa e amministrativa: semplificare i processi di accesso agli incentivi, specialmente nei condomini, e rendere più accessibili le procedure di cessione del credito.
     
    – Focus sulle fasce vulnerabili: adottare misure di sostegno che prevedano incentivi fiscali mirati, sconti in fattura, accesso facilitato al credito e politiche di accompagnamento.
     
    – Gestione trasparente e condivisa: coinvolgere professionisti qualificati e istituzioni con modelli di controllo condiviso, per evitare abusi e uso distorto delle risorse.
     
    Questi approcci, condivisi e adottati in modo coordinato, consentirebbero di realizzare un rinnovamento edilizio, sostenibile e socialmente equo, riducendo i rischi di bolle speculative.
     

    Novità sul Bonus Casa al 50% per il 2026

    Il Governo sta lavorando per mantenere la detrazione al 50% per le ristrutturazioni della prima casa anche per l’intero 2026, superando l’ipotesi di riduzione al 36% prevista nella Legge di Bilancio 2025. Questa scelta è volta a favorire investimenti sostenibili per famiglie e imprese e sostegno alle situazioni di povertà energetica.
     
    Si sta inoltre valutando la possibilità di ridurre il periodo di recupero della detrazione fiscale da 10 a 5 anni, per rendere il beneficio più immediato e accessibile ai contribuenti. Per le seconde case, invece, è in discussione una riduzione della detrazione all’intervallo tra 30% e 36%.
     
    Questa proroga confermerebbe la rilevanza del Bonus Casa al 50% come leva fondamentale per la transizione energetica e la riqualificazione edilizia delle nostre città, in linea con le analisi di impatto economico e fiscale presentate dalla Fondazione Geometri Italiani.
     
    Diego Buono, presidente Fondazione Geometri Italiani e Cassa Geometri, e Paolo Biscaro, vice-presidente Fondazione Geometri Italiani e presidente Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati, dichiarano:

    “Il percorso di efficientamento energetico e di rigenerazione edilizia rappresenta una sfida centrale per il futuro del nostro Paese, non solo per il ruolo che il settore ha nell’economia, ma anche per l’impatto sociale e ambientale determinante come categoria siamo pronti a mettere a disposizione competenze, professionalità e rigore metodologico per attuare politiche sostenibili e concrete, evitando fenomeni speculativi e garantendo risultati duraturi. Solo con un approccio programmato, trasparente e integrato, che tenga conto delle diverse esigenze territoriali e sociali, potremo davvero contribuire a un futuro più equo e resiliente”.

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  • : Posto auto, quando spetta la detrazione fiscale

    : Posto auto, quando spetta la detrazione fiscale

    11/06/2026 – Le detrazioni fiscali per la costruzione di autorimesse e posti auto pertinenziali spettano solo quando il manufatto è correttamente qualificato nei documenti edilizi e catastali. Il vincolo con l’abitazione deve risultare dal titolo edilizio e il bene deve essere accatastato nella categoria C/6, propria di rimesse e autorimesse.

    Con la risposta a interpello n. 118/2026, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito quali verifiche devono essere svolte prima di considerare detraibili le spese.

    L’uso effettivo del manufatto come parcheggio non basta a dimostrare il diritto al bonus.
     

    Il caso: capanna in legno su cortile comune

    Il caso riguarda la realizzazione nel 2025 di una capanna in legno su un cortile comune, utilizzata, secondo quanto specificato nell’istanza, come posto auto a servizio dell’abitazione principale.

    Il contribuente ha sostenuto i costi dell’intervento, comprese progettazione, IVA, spese amministrative e altri oneri connessi, e ha chiesto la detrazione prevista dall’articolo 16-bis del TUIR per i posti auto pertinenziali.

    La documentazione presenta però due criticità:
     

    • la licenza edilizia non indica la destinazione a posto auto né il vincolo di pertinenzialità con l’abitazione;
    • il manufatto risulta accatastato in categoria C/2, relativa a magazzini e locali di deposito, con autonoma rendita catastale.

    A sostegno della richiesta, il contribuente ha prodotto una dichiarazione tecnica sull’utilizzabilità della capanna come parcheggio e sul collegamento funzionale con l’abitazione, richiamando anche la rilevanza del bene come pertinenza ai fini dell’imposta municipale.

    Secondo la sua tesi, questi elementi avrebbero consentito l’accesso alla detrazione del 50% anche senza un riferimento espresso nel titolo edilizio.
     

    Detrazioni fiscali per posti auto, cosa prevede la norma

    L’articolo 16-bis del TUIR riconosce una detrazione IRPEF per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio realizzati su parti comuni di edifici residenziali e su singole unità immobiliari abitative, comprese le pertinenze. La detrazione è ripartita in 10 quote annuali di pari importo.

    Per le spese sostenute nel 2025 e nel 2026, la detrazione ordinaria è pari al 36%, entro il limite massimo di 96.000 euro per unità immobiliare. L’aliquota sale al 50% quando le spese riguardano l’abitazione principale e sono sostenute dal proprietario o dal titolare di un diritto reale di godimento. Nel 2027, la detrazione ordinaria scende al 30%; per gli interventi sull’abitazione principale è pari al 36%.

    In linea generale, gli interventi agevolabili devono riguardare edifici esistenti, ma la realizzazione di autorimesse o posti auto pertinenziali costituisce una eccezione, in quanto il beneficio può riguardare anche un nuovo manufatto, purché destinato a parcheggio pertinenziale di un’unità abitativa.

    Proprio questa eccezione richiede però una verifica puntuale. Il posto auto deve essere giuridicamente e catastalmente riconoscibile come tale. La destinazione d’uso dichiarata dal proprietario, da sola, non è sufficiente per l’ottenimento del bonus fiscale.
     

     

    Vincolo pertinenziale e categoria C/6: i due requisiti decisivi

    L’Agenzia richiama la circolare n. 17/E del 26 giugno 2023, secondo cui la detrazione per la realizzazione di parcheggi pertinenziali è ammessa quando esiste o viene creato un vincolo di pertinenzialità con un’unità immobiliare abitativa.

    Questo vincolo deve risultare dalla concessione edilizia, che autorizza l’intervento. Nel caso esaminato, la licenza edilizia non specificava che il parcheggio era a servizio dell’abitazione e non qualificava la capanna come posto auto.

    L’altro requisito riguarda il Catasto. Le autorimesse rientrano nella categoria C/6, attribuibile a stalle, scuderie, rimesse e autorimesse, mentre la categoria C/2 riguarda magazzini e locali di deposito. Un manufatto censito come C/2, pertanto, non può essere considerato autorimessa o posto auto ai fini della detrazione per parcheggi pertinenziali.

    La rendita catastale autonoma della capanna non cambia l’esito, perché il problema non riguarda l’esistenza di un’unità catastale autonoma, ma la sua classificazione. Per l’Agenzia, la categoria C/2 colloca il bene tra i depositi e impedisce di trattarlo come autorimessa ai fini dell’articolo 16-bis, comma 1, lettera d), del TUIR.
     

    Perché la detrazione è stata esclusa

    L’Agenzia delle Entrate ha così negato la detrazione in virtù della mancanza di entrambi i presupposti richiesti per i posti auto pertinenziali.

    Sul piano edilizio, la licenza non indicava la destinazione della capanna a posto auto e non riportava il vincolo con l’abitazione principale. La dichiarazione tecnica prodotta dal contribuente, infatti, attestava l’uso e il collegamento funzionale, ma non integrava il contenuto del titolo edilizio richiesto dalla disciplina fiscale.

    Sul piano catastale, la struttura risulta censita in categoria C/2, rendendola incompatibile con la qualificazione come autorimessa, categoria C/6. Anche se la pertinenzialità è riconosciuta ai fini dell’imposta municipale, resta distinta dai requisiti previsti per la detrazione IRPEF.
     

    Titolo edilizio, Catasto e pagamenti: cosa controllare

    La risposta n. 118/2026 ribadisce che la detrazione per autorimesse e posti auto richiede coerenza tra pratica edilizia, Catasto e documentazione fiscale.

    Prima di considerare agevolabile l’intervento, occorre verificare che:
     

    • il titolo edilizio descriva l’opera come posto auto o autorimessa indicando il rapporto pertinenziale con l’abitazione;
    • l’accatastamento sia coerente con la destinazione dell’opera, con categoria C/6 per posti auto e autorimesse, evitando classificazioni incompatibili come la C/2, riferita a magazzini e locali di deposito;
    • siano conservati i documenti relativi alle spese sostenute e ai pagamenti effettuati secondo le modalità previste dalla normativa fiscale.

    L’uso del manufatto come parcheggio assume rilievo fiscale solo se trova riscontro nei documenti che qualificano il bene come posto auto pertinenziale.

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