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    Professionisti, addio al lavoro in solitaria

  • Al via la decima edizione dei BIM&DIGITAL Awards

    Al via la decima edizione dei BIM&DIGITAL Awards

    Sono ufficialmente aperte le iscrizioni al BIM&DIGITAL Awards 2026, il premio promosso da Clust-ER Build, SAIE e ASSOBIM che quest’anno taglia il traguardo della decima edizione.

    Nato per raccontare e valorizzare la trasformazione digitale del settore delle costruzioni, il contest premia ogni anno progetti, opere, tecnologie e iniziative di ricerca che interpretano al meglio il cambiamento in atto, dal BIM all’intelligenza artificiale, fino alle più recenti tecnologie digitali applicate all’ambiente costruito. Anche per questa edizione, il premio è aperto ad aziende, professionisti, pubbliche amministrazioni, enti di ricerca e start-up, invitati a presentare progetti e iniziative capaci di testimoniare l’innovazione digitale applicata alla progettazione, alla gestione, alla valorizzazione del patrimonio e alla ricerca applicata.

    Le candidature al BIM&DIGITAL Awards 2026 potranno essere presentate in diverse categorie tematiche, pensate per dare spazio ai molteplici ambiti in cui digitalizzazione e innovazione stanno ridisegnando il settore delle costruzioni.

    Per l’ambito della progettazione e delle costruzioni, le categorie comprendono gli edifici – complessi, commerciali o di piccola scala -, le infrastrutture quali ponti, strade, porti e reti tecnologiche, e gli interventi di restauro e valorizzazione del patrimonio storico, artistico e archeologico. Anche quest’anno questa categoria gode di un riconoscimento dedicato, grazie alla menzione speciale che Assorestauro assegnerà al miglior progetto presentato.

    Sul fronte della gestione innovativa di edifici e città, il premio mantiene una categoria dedicata alla gestione operativa degli immobili tramite il BIM e una rivolta ai progetti che hanno sviluppato soluzioni smart per edifici e città, con tecnologie digitali orientate all’automazione, al risparmio energetico e al miglioramento della qualità della vita urbana.

    Confermata anche la categoria riservata alla Pubblica Amministrazione italiana, pensata per valorizzare le iniziative di digitalizzazione e dematerializzazione dei procedimenti tecnico-amministrativi.

    Resta inoltre la sezione dedicata a tecnologie e innovazione digitale, articolata in due filoni: lo sviluppo di soluzioni tecnologiche, riservato ai progetti che hanno potenziato l’efficienza e la funzionalità del BIM attraverso add-on e plug-in, e i “cantieri smart”, dedicati alle iniziative che hanno innovato i processi di cantiere – dalla pianificazione temporale alla gestione delle risorse, dalla logistica alla direzione lavori, fino alla sicurezza in esecuzione.

    Ampio spazio è riservato, come da tradizione, a ricerca e innovazione: la categoria accoglie sia tesi universitarie sul BIM (di laurea magistrale, master o dottorato) dedicate a metodologie e strumenti del Building Information Modeling, sia progetti di ricerca industriale – anche di respiro europeo – che abbiano dato vita a nuove applicazioni sperimentali per il settore.

    Chiude il quadro delle categorie l’“Iniziativa BIM dell’anno”, sezione trasversale che premia nuovi modi di lavorare in ambiente BIM attraverso software, processi collaborativi, strumenti digitali e modelli organizzativi innovativi.

    Le iscrizioni al premio sono aperte: i candidati avranno tempo fino al 30 ottobre 2026, entro le ore 13:00, per inviare i propri elaborati.

    La composizione della giuria sarà resa nota entro il 31 luglio: i giurati individueranno una rosa di progetti finalisti, tra cui sarà scelto un vincitore per ciascuna categoria. La cerimonia di premiazione si terrà nel mese di dicembre 2026, in un’occasione che celebrerà anche i primi dieci anni del premio.

    I progetti vincitori saranno presentati durante la cerimonia di premiazione e, successivamente, in una serie di webinar nel corso del 2027. Tutti i progetti selezionati saranno inoltre oggetto di una pubblicazione dedicata e promossi attraverso i canali degli organizzatori.

    Le iscrizioni e l’invio degli elaborati avvengono esclusivamente online.

    Tutte le informazioni dettagliate, il bando e le modalità di iscrizione sono disponibili a questo link: www.assobim.it/bimdigital-awards-2026

     

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  • Bentley Systems si espande in Lituania: inaugurato il nuovo hub tecnologico a Vilnius » CAD3D.it


    Bentley Systems ha annunciato l’apertura di un nuovo ufficio a Vilnius, in Lituania, e un piano di rafforzamento dell’organico locale. L’azienda prevede di far crescere il team attuale, composto da circa 300 persone, del 30% nei prossimi tre anni, concentrando le nuove assunzioni nei settori UX design, product management e software engineering. La decisione si inserisce in una strategia che punta a fare della capitale lituana un hub centrale per l’innovazione digitale in ambito infrastrutturale europeo.

    I prodotti chiave sviluppati dal team lituano

    La presenza di Bentley Systems in Lituania dura da oltre venti anni. Oggi i team di Vilnius e Kaunas guidano lo sviluppo di tre soluzioni fondamentali: ProjectWise per la gestione dei progetti, SYNCHRO per la modellazione della costruzione e iTwin Platform, la piattaforma che alimenta i gemelli digitali delle infrastrutture. Il software prodotto localmente è impiegato in progetti di rilievo mondiale, dai mega data center basati su intelligenza artificiale alla rete ferroviaria ad alta velocità Rail Baltica, che attraversa l’Europa orientale.

    Collaborazione con le università e formazione mirata

    Per alimentare il canale di talenti, Bentley Systems ha rafforzato la collaborazione con le università lituane. In particolare con l’Università di Tecnologia di Kaunas e altri atenei di primo piano. La tecnologia dei gemelli digitali viene integrata nei curricula accademici, permettendo ai neolaureati di entrare nel mercato del lavoro con competenze specifiche su cloud computing e ingegneria basata su intelligenza artificiale. Si tratta di un ponte formativo che, secondo l’azienda, risponde direttamente alla domanda globale di competenze per infrastrutture intelligenti.

    “La nostra espansione in Lituania è la prova del valore straordinario che il team ha portato a Bentley Systems negli ultimi venti anni”, ha dichiarato Julien Moutte, chief technology officer di Bentley Systems. “Abbiamo trovato un ecosistema di innovazione in crescita, un bacino di talenti solido e uno spirito collaborativo che è stato determinante per il nostro successo. Ampliando la presenza a Vilnius, attingiamo a un mercato concentrato di competenze in AI e sviluppo software, necessarie per rispondere alla domanda globale di soluzioni infrastrutturali intelligenti.”

    Il ministro lituano dell’Economia e dell’Innovazione, Edvinas Grikšs, ha commentato: “La decisione di Bentley Systems di espandere le proprie attività in Lituania è un segnale della forza e della maturità del nostro settore tecnologico. Quando un leader globale del software per infrastrutture affida alcune delle sue attività di sviluppo più strategiche agli ingegneri lituani, significa che i nostri talenti stanno plasmando tecnologie alla base delle infrastrutture critiche mondiali”.

    Elijus Čivilis, general manager di Invest Lithuania, ha aggiunto: “Il percorso di Bentley Systems in Lituania è un esempio emblematico di come le aziende tecnologiche internazionali possano radicarsi in profondità nel nostro paese. La decisione di aumentare il team di un terzo e affidare ai colleghi lituani la guida dello sviluppo di prodotti all’avanguardia nel campo dei gemelli digitali e dell’AI in ingegneria dimostra il ruolo strategico che la Lituania gioca nel panorama tecnologico globale”.

    Il contesto strategico

    L’iniziativa sfrutta la rapida maturazione dell’ecosistema tecnologico baltico, che offre una forza lavoro ingegneristica altamente istruita e un contesto normativo favorevole all’innovazione. Bentley Systems, quotata al NASDAQ con il ticker BSY, prosegue così un percorso iniziato nel 1984. Fondata da ingegneri per ingegneri, la società fornisce software per la progettazione, la costruzione e la gestione di infrastrutture resilienti nel settore dei trasporti, dell’acqua, dell’energia e delle città. Le soluzioni di gemello digitale sviluppate a Vilnius e Kaunas sono parte integrante di questo approccio, aiutando i professionisti delle infrastrutture a trasformare i dati in valore per progetti e asset.

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  • Data center e geotermia: così le città recuperano il calore per azzerare le emissioni

    Data center e geotermia: così le città recuperano il calore per azzerare le emissioni

    La decarbonizzazione delle grandi città italiane passa sempre più per l’integrazione di reti intelligenti, infrastrutture digitali e risorse termiche di nuova generazione. Due annunci paralleli, arrivati da Milano e Roma, tracciano la rotta per un nuovo modello di edilizia e gestione del territorio, dove il calore residuo – sia esso generato dai server dei data center o custodito nel sottosuolo a bassa entalpia – diventa la chiave per spegnere le caldaie fossili. La sfida si sposta dunque sulla capacità…

    Riproduzione riservata Ⓒ
  • Nano Dimension e Infinite Epigenetics danno vita a una società quotata in borsa che unisce prevenzione sanitaria e diagnostica basata sull’intelligenza artificiale. » CAD3D.it


    Nano Dimension abbandona la manifattura additiva e punta tutto sull’AI epigenetica. La società quotata al Nasdaq (NNDM), nota per le tecnologie di stampa 3D per elettronica e componentistica avanzata, ha firmato un term sheet non vincolante per una business combination con Infinite Epigenetics, una startup che opera nel campo della diagnostica preventiva basata sull’intelligenza artificiale. L’operazione, se finalizzata, porterebbe alla nascita di una nuova entità quotata con il ticker “IEAI”, focalizzata sulla lettura e interpretazione dei segnali epigenetici su larga scala.

    Il passaggio dall’hardware industriale ai dati biologici

    La decisione arriva al termine della Fase 3 del piano strategico di Nano Dimension, avviato nel 2025 per massimizzare il valore per gli azionisti. La società ha ridotto il cash burn, dismesso linee di prodotto e valutato una ventina di potenziali target in diversi settori, assistita dal consulente finanziario Houlihan Lokey. Infinite Epigenetics è stata selezionata per la combinazione di piattaforma tecnologica già operativa, ricavi in crescita e un mercato indirizzabile ampio. La nuova entità dovrebbe partire con oltre 400 milioni di dollari in cassa, senza necessità di ulteriori aumenti di capitale.

    Gli azionisti di Nano Dimension manterranno una partecipazione di minoranza significativa nella società combinata, con un premio del 20% rispetto al valore netto della cassa stimato alla chiusura. Riceveranno inoltre un contingent value right (CVR) legato ai proventi netti della dismissione degli asset legacy di Nano.

    Epigenetica: il sistema operativo del corpo umano

    Infinite Epigenetics opera su un principio biologico preciso: mentre la genetica determina la sequenza del DNA, l’epigenetica regola l’espressione genica attraverso segnali chimici che attivano o disattivano i geni senza modificare il codice sottostante. Secondo la società, circa l’80% dello stato di salute di un individuo è determinato da questi segnali epigenetici, mentre il DNA rappresenta il restante 20%.

    La piattaforma AI proprietaria di Infinite è addestrata sull’epigenoma e analizza oltre un milione di segnali epigenetici da un singolo test. Ogni analisi produce indicazioni utilizzabili sia per il clinico sia per il paziente, e ogni test processato contribuisce a migliorare il modello predittivo. Il dataset proprietario conta oltre 120.000 campioni raccolti dal 2020, con una crescita costante dei ricavi commerciali.

    Quattro patologie croniche come primo banco di prova

    L’applicazione iniziale della piattaforma si concentra su quattro malattie croniche: malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e steatosi epatica metabolica (MASLD). Queste patologie colpiscono complessivamente oltre 4 miliardi di persone nel mondo e generano costi sanitari annuali superiori a 4 trilioni di dollari. L’ipotesi di lavoro è che una diagnosi più precoce e accurata possa ridurre significativamente questi costi.

    Infinite Epigenetics opera attraverso due società controllate: TruDiagnostic, laboratorio certificato CLIA fondato nel 2019, e Tally Health, azienda di longevità e prevenzione fondata nel 2021. Il portafoglio IP include brevetti biologici e tecnici, oltre a collaborazioni di ricerca con Harvard, Yale, Duke, Stanford e altri istituti.

    Il management e il board della nuova entità

    Alla guida della società combinata è previsto Matthew Dawson, co-fondatore e CEO di Infinite Epigenetics. Il board includerà rappresentanti designati da Nano e figure chiave di Infinite, tra cui Brad Keywell, imprenditore e investitore originario di Tempus AI, e Raquel C. Bono, viceammiraglio della Marina USA in pensione, già membro del board di Humana e CEO della Defense Health Agency.

    Il team fondatore e dirigenziale di Infinite ha collettivamente fondato oltre 10 società, partecipato a operazioni con un valore complessivo di exit superiore a 20 miliardi di dollari e contribuito a più di 50 studi peer-reviewed.

    Tempistiche e condizioni

    Il term sheet prevede un periodo di esclusiva di 30 giorni, durante il quale Nano Dimension condurrà la due diligence confermativa su Infinite Epigenetics. Le parti dovranno negoziare un accordo definitivo, soggetto all’approvazione del consiglio di amministrazione e degli azionisti di Nano, oltre ai nulla osta regolamentari. Non esiste alcuna garanzia che l’operazione venga completata nei termini previsti o che venga completata del tutto.

    L’investor presentation relativa alla transazione è disponibile in formato PDF sul sito di Nano Dimension.

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  • Heavy Lifting Meets Urban Rail Renewal at Amsterdam Centraal

    Heavy Lifting Meets Urban Rail Renewal at Amsterdam Centraal

    Replacing critical railway infrastructure inside one of Europe’s busiest stations without bringing services to a halt has become one of the defining engineering challenges facing mature rail networks. Across Europe, ageing bridges, tunnels and stations require extensive renewal at the same time that governments expect operators to increase capacity, improve reliability and reduce disruption for passengers.

    The latest bridge replacement at Amsterdam Centraal Station illustrates how those competing demands can be balanced through careful logistics, modular construction and specialist heavy lifting. With the second of five bridge replacements now complete, the project offers valuable lessons for infrastructure owners seeking to modernise century-old assets while maintaining daily operations. Rather than focusing solely on structural engineering, it demonstrates how transport planning, marine logistics and precision lifting have become equally important components of major rail renewal programmes.

    Heavy Lifting Meets Urban Rail Renewal at Amsterdam Centraal

    Briefing

    • Second of five bridge replacements completed at Amsterdam Centraal Station.
    • Works form part of ProRail’s High-Frequency Rail Transport (PHS) Programme to increase future rail capacity.
    • Three steel bridge sections, weighing up to 275 tonnes each, were transported and installed using waterways to minimise disruption.
    • A revised lifting methodology was developed to overcome increasingly restricted working space between existing and newly installed bridges.
    • The multi-year programme is enabling infrastructure renewal while keeping one of Europe’s busiest stations operational.

    Heavy Lifting Meets Urban Rail Renewal at Amsterdam Centraal

    Building Capacity Before Demand Outpaces Infrastructure

    Amsterdam Centraal handles around 200,000 passengers each day, with passenger numbers expected to rise significantly during the coming decade. Meeting that growth requires far more than timetable adjustments. Much of the station’s supporting infrastructure dates back more than a century, making bridge replacement a prerequisite for expanding train services and improving operational resilience.

    The bridge works form part of ProRail’s wider High-Frequency Rail Transport (PHS) Programme, a long-term national investment aimed at allowing more trains to operate across the Dutch network. Alongside replacing bridges, the programme includes track optimisation, station improvements, platform modifications and associated civil engineering works that collectively increase network capacity without constructing an entirely new terminal.

    For infrastructure investors and policymakers, the project reflects a wider European trend. Many rail operators now face the simultaneous challenges of ageing assets, rising passenger demand and increasingly limited opportunities to close busy transport corridors for extended construction periods. Projects therefore succeed not only through engineering excellence but through minimising operational disruption.

    Heavy Lifting Meets Urban Rail Renewal at Amsterdam Centraal

    Waterborne Logistics Replace Traditional Heavy Transport

    Transporting steel bridge sections weighing between 175 and 275 tonnes through the centre of Amsterdam presented a logistical challenge almost as significant as the installation itself.

    Rather than relying on conventional road transport, the project team elected to move each bridge section by water. Fabricated by Hollandia Infra, the components travelled on flat-top barges before arriving at the eastern side of Amsterdam Centraal. This approach avoided major highway closures, reduced the movement of exceptionally heavy vehicles through the city and allowed work to proceed while the station remained open.

    The operation nevertheless demanded considerable precision. Before reaching the installation area, the transport barge had to pass beneath a low pedestrian bridge. Engineers temporarily submerged the vessel by ballasting it with water, reducing its air draft sufficiently to navigate beneath the obstruction before pumping the water back out and continuing towards the worksite.

    For cities increasingly seeking to reduce disruption from major infrastructure projects, exploiting existing waterways offers a practical alternative where geography permits. Amsterdam’s extensive canal system provided an obvious advantage, but the principle is applicable wherever navigable rivers or ports connect fabrication facilities with urban construction sites.

    Heavy Lifting Meets Urban Rail Renewal at Amsterdam Centraal

    Engineering Evolves as the Project Progresses

    Completing multiple bridge replacements within the same constrained location means construction methods cannot remain static throughout the programme.

    During the first bridge installation, Mammoet employed its Mega Jack 300 system alongside Self-Propelled Modular Transporters (SPMTs) to rotate and position the bridge sections directly from the transport barge. The second bridge, however, introduced new constraints because the available working space had been reduced by both the existing bridges and the newly installed structure from the previous phase.

    Instead, engineers developed an alternative lifting sequence. Bridge sections were manoeuvred beneath adjacent structures before being elevated using a purpose-built four-point hydraulic lifting system assembled on the quayside. The arrangement allowed four synchronised hydraulic cylinders to raise each section simultaneously while maintaining precise control throughout the operation.

    As Mammoet Project Manager Leo de Vette explained: “Previously, we used our Mega Jack 300 system and SPMTs to lift and rotate all deck sections on the deck of the barge and then drive them off and into position.

    This time, however, we are working between two bridges, so we had to consider the decks and columns of the old bridges, as well as those of the new bridge we installed last year.

    For this reason, we had to first manoeuvre and rotate the new sections underneath these bridges and then jack them up using a four-point lifting system, which was assembled on the quayside”.

    The changing methodology underlines an important aspect of long-duration infrastructure programmes. As construction advances, each successive phase often becomes more complex rather than less, requiring engineers to continually refine lifting strategies instead of repeating proven procedures.

    Heavy Lifting Meets Urban Rail Renewal at Amsterdam Centraal

    Precision Installation Within Tight Tolerances

    Perhaps the most technically demanding element involved installing the bridge’s central section.

    Unlike the outer spans, the centre element could not immediately rest on its permanent support because the bridge pier had yet to be constructed. Engineers therefore floated the section into position, rotated it through 90 degrees, lifted it into place and temporarily supported it on specially designed steel consoles connected to the adjacent bridge sections.

    Only after the permanent central column had been completed did the installation team return to lower the bridge onto its final bearing.

    According to ProRail, clearances during some stages measured only around 12 centimetres as bridge sections passed beneath existing structures before being rotated into position. Such restricted tolerances illustrate why detailed engineering simulations and carefully sequenced operations have become essential for bridge renewal projects within operational rail environments.

    Each bridge section required approximately one week to install, demonstrating that even highly constrained heavy-lift operations can be delivered within predictable construction windows when logistics and engineering are carefully integrated.

    Heavy Lifting Meets Urban Rail Renewal at Amsterdam Centraal

    Lessons for Urban Infrastructure Renewal

    The significance of Amsterdam Centraal extends well beyond the Netherlands.

    Many European transport hubs built during the late nineteenth and early twentieth centuries now require substantial structural renewal while continuing to support record passenger numbers. Closing stations for months is rarely politically or economically acceptable, forcing asset owners to pursue phased replacement strategies that maintain operational continuity.

    This increasingly favours modular fabrication, off-site manufacturing, heavy transport specialists and temporary support systems capable of reducing on-site construction activity. The bridge replacement programme demonstrates how these disciplines are converging into an integrated delivery model rather than operating as separate engineering activities.

    For contractors, the project also highlights the growing commercial value of logistics expertise. Winning major infrastructure contracts increasingly depends not simply on designing replacement structures but on demonstrating how those structures can be installed with the least possible impact on transport networks and surrounding communities.

    Heavy Lifting Meets Urban Rail Renewal at Amsterdam Centraal

    Delivering Tomorrow’s Railway While Today’s Continues to Operate

    With two bridge replacements now complete and three still to come, Amsterdam Centraal continues to serve as a live demonstration of how complex railway renewal can proceed alongside uninterrupted passenger operations.

    The wider programme represents far more than replacing ageing bridges. It forms part of a broader strategy to create additional capacity, improve operational flexibility and prepare one of Europe’s busiest rail gateways for future demand. As rail investment accelerates across Europe, projects such as this are likely to become increasingly common.

    For the construction sector, the message is equally clear. Heavy lifting, marine logistics, modular construction and precision engineering are no longer specialist support activities sitting alongside civil engineering. They have become central disciplines in delivering infrastructure renewal where shutting down transport systems is simply no longer an option.

    Heavy Lifting Meets Urban Rail Renewal at Amsterdam Centraal

  • Progettazione turbina eolica

    le turbine sono elementi geometrici che devono assorbire il vento

  • Progettazione illuminazione per esterni – INFOBUILD

    Progettazione illuminazione per esterni – INFOBUILD

    Come progettare l'illuminazione per esterniCome progettare l'illuminazione per esterni

    Illuminazione outdoor: perché serve un progetto

    L’illuminazione per esterni non serve soltanto a “fare luce”. In un giardino, in un terrazzo o in un percorso di accesso, la luce permette di vivere meglio gli spazi nelle ore serali, migliora la sicurezza, valorizza l’architettura e costruisce atmosfera. Per questo oggi il progetto illuminotecnico outdoor, è sempre più integrato con il disegno del paesaggio, con i materiali e con le abitudini d’uso di chi abita la casa.

    Un buon progetto di illuminazione per esterni parte sempre da una lettura attenta dello spazio. Occorre capire dove si cammina, dove si sosta, quali zone devono essere protette, quali elementi vegetali o architettonici meritano di essere valorizzati e quali punti, invece, devono rimanere più discreti. Solo dopo questa analisi si scelgono intensità, temperatura colore, ottiche e corpi illuminanti.

    La varietà di soluzioni disponibili è ampia e va dai faretti da incasso ai segnapasso ai lampioni ai bollard, dalle applique fino alle lampade decorative da tavolo o a sospensione per l’outdoor. La competenza di un progettista o di un tecnico qualificato resta decisiva, perché la luce esterna richiede attenzione estetica ma anche sicurezza elettrica, corretto grado di protezione e rispetto delle norme.

    Impianto elettrico esterno: sicurezza, grado IP e norme

    Il primo passaggio per progettare l’illuminazione outdoor è predisporre un impianto elettrico adatto all’esterno. In molti casi si realizza una linea interrata che distribuisce l’alimentazione nei diversi punti del giardino. Se l’intervento avviene dopo la costruzione dell’edificio o dopo la posa di altri impianti, come quello di irrigazione, servono scavi dedicati e una verifica accurata delle interferenze esistenti.

    Come progettare l'illuminazione per esternoCome progettare l'illuminazione per esterno

    La logica di base è simile a quella di un impianto interno: contatore, quadro elettrico, interruttore differenziale, messa a terra, linee elettriche, cassette di derivazione, interruttori e punti luce. La differenza è che ogni componente deve essere scelto per resistere a umidità, acqua, polvere, sbalzi termici e agenti atmosferici.

    Il grado IP, definito dalla norma CEI 70-1, indica il livello di protezione degli involucri elettrici contro la penetrazione di corpi solidi e liquidi. In un’area esterna riparata può essere sufficiente un apparecchio IP44, mentre faretti, lampioni e paletti luminosi esposti alla pioggia richiedono in genere protezioni più elevate, come IP65. In prossimità di piscine, fontane o punti soggetti a immersione, la scelta si orienta verso IP67 o IP68.

    Per la protezione delle persone, sulle linee esterne è normalmente previsto un interruttore differenziale ad alta sensibilità da 30 mA. In presenza di acqua, come piscine e fontane, il riferimento è la norma CEI 64-8, che definisce zone, distanze, gradi di protezione e tensioni ammesse. In questi casi non basta acquistare un prodotto “da esterno”: conta il punto esatto in cui viene installato.

    Negli apparecchi più esposti all’umidità o installati vicino all’acqua, si utilizza spesso la bassa tensione di sicurezza, detta SELV, tipicamente a 12 V o 24 V. Questa soluzione riduce il rischio elettrico, ma richiede il corretto dimensionamento dei cavi, degli alimentatori e delle cadute di tensione lungo la linea.

    Il progetto e la realizzazione dell’impianto devono essere affidati a professionisti abilitati o a imprese specializzate. A fine lavori è necessaria la Dichiarazione di conformità alla regola dell’arte prevista dal DM 37/08.

    Luce funzionale e luce scenografica: come trovare l’equilibrio

    In uno spazio esterno convivono sempre due esigenze: vedere bene e creare atmosfera. La luce funzionale serve a rendere sicuri camminamenti, scale, ingressi, zone di servizio e aree di passaggio. La luce scenografica, invece, valorizza alberi, cespugli, aiuole, facciate, muri in pietra, pergole e dettagli architettonici.

    Luce da esterno funzionale e luce scenografica: come trovare l’equilibrioLuce da esterno funzionale e luce scenografica: come trovare l’equilibrio

    La qualità di un progetto nasce dall’equilibrio tra queste due dimensioni. Un tavolo da pranzo all’aperto richiede una luce confortevole e non abbagliante; un vialetto ha bisogno di una guida visiva continua, un albero può essere trasformato in un elemento di forte impatto con un faretto orientato dal basso o con una luce morbida dall’alto. Ogni scelta deve rispondere a un uso preciso.

    È importante evitare l’eccesso di punti luce. Un giardino troppo illuminato perde profondità, consuma di più e può generare abbagliamento o dispersione verso il cielo. Meglio lavorare per livelli, alternando zone più illuminate e aree lasciate volutamente in penombra.

    Tendenze 2026: luce discreta, materiali materici e sostenibilità

    L’illuminazione outdoor sta cambiando linguaggio. Non è più soltanto una dotazione tecnica, ma un elemento progettuale, capace di dialogare con architettura, natura e paesaggio. Le tendenze 2026 confermano tre direzioni molto chiare: apparecchi più discreti, materiali più espressivi e una crescente attenzione alla sostenibilità.

    Trend illuminazione da esterno 2026Trend illuminazione da esterno 2026

    La prima tendenza è quella della luce invisibile. Molti apparecchi sono progettati per integrarsi nel verde o nelle superfici, scomparendo quasi completamente durante il giorno e rivelandosi solo di sera. È una scelta di discrezione per rendere giardini e terrazzi, dove la luce valorizzare lo spazio, senza imporsi come oggetto estraneo.

    La seconda direzione riguarda la materia. Quando il corpo illuminante diventa più essenziale, superfici, finiture e texture assumono un ruolo centrale. Alluminio, acciaio, ottone e trattamenti ispirati al mondo nautico, permettono di ottenere apparecchi resistenti a umidità, raggi UV e salsedine, ma anche più raffinati dal punto di vista estetico.

    La terza tendenza è la sostenibilità. Sorgenti LED efficienti, sistemi modulari, componenti sostituibili e materiali riciclati o a basso impatto aiutano a ridurre consumi e sprechi. La luce outdoor, se ben progettata, può migliorare la qualità dello spazio senza compromettere l’ambiente notturno.

    Giardino in numeri: LED, durata e temperatura colore

    La tecnologia LED ha trasformato il modo di progettare la luce per esterni. Rispetto alle sorgenti tradizionali, i LED permettono un risparmio energetico significativo, che può arrivare fino all’80% nei casi di sostituzione di vecchi impianti poco efficienti. Anche la manutenzione si riduce, perché molte sorgenti hanno una durata media che supera le à. 30.000 ore.

    Un impianto efficiente non si valuta però solo in termini di consumo. Conta anche la qualità della luce, la precisione delle ottiche, la durata reale dei componenti e la possibilità di orientare il fascio luminoso dove serve. Indicatori come L70/B50, garanzie estese (2-5 anni) e qualità dei driver aiutano a scegliere prodotti più affidabili nel tempo.

    Accanto alla quantità conta la temperatura di colore (CCT), espressa in Kelvin (K), che definisce l’atmosfera:

    • Luce calda (2700–3000 K) — accogliente e rilassante, ideale per terrazze e zone relax;
    • Luce neutra (3500–4500 K) — equilibrio tra calore e visibilità, perfetta per camminamenti e ingressi;
    • Luce fredda (oltre 5000 K) — massima visibilità e sicurezza, per accessi e aree di servizio.

    Un riferimento prezioso è la soglia dei 4000 K, che imita il chiaro di luna ed è particolarmente efficace quando si illuminano alberi dall’alto. Comunque non esiste una sola risposta giusta alla domanda “quanti lumen servono”: sarà il progettista a calcolare ogni valore in base alle funzioni delle diverse aree.

    Il valore corretto dipende però dalla funzione: un segna passo richiede poca luce, un ingresso ha bisogno di maggiore visibilità, una zona pranzo necessita di comfort e uniformità, mentre un albero può essere valorizzato con un fascio più preciso. Nei progetti professionali si lavora anche in lumen al metro quadro, considerando superficie, altezza, ottica e riflettanza dei materiali.

    Quanta luce serve in giardino? Si parla di lumen

    Con le sorgenti LED non si ragiona più soltanto in watt, ma soprattutto in lumen, cioè nella quantità di flusso luminoso emesso. Per un’illuminazione esterna gradevole e non invasiva possono bastare circa 400-600 lumen per punto luce. Faretti e proiettori destinati ad aree più ampie possono superare i 1.000 lumen. 

    Generalmente, nei progetti di illuminazione per esterni si parla di lumen al metro quadro, suddividendo il flusso luminoso per la superficie servita. Dopo di che, non esiste una sola risposta giusta alla domanda quanti lumen servono per illuminare il giardino, in quanto sarà il progettista a calcolare ogni valore in base al progetto redatto e alle funzioni svolte.

    Anche in questo caso, inoltre, a seconda della funzione di un punto luce sarà possibile definire quanti lumen sono necessari per avere sempre la giusta luce. Proprio come si fa in casa, dove per una zona di lavoro in cucina si scelgono lampade con più lumen rispetto a quanto si fa per una zona relax in soggiorno, si farà anche in giardino.

    Quali apparecchi scegliere per illuminare il giardino

    La scelta dei corpi illuminanti dipende dalla funzione delle diverse aree. I faretti da esterno sono indicati per creare accenti su alberi, pareti, cespugli e dettagli architettonici.

    Optare sempre per lampade a risparmio energetico, generalmente a LED, riducendo sprechi e impatto ambientale.

    I segnapasso accompagnano percorsi e gradini con una luce bassa e discreta. I lampioni e i pali sono adatti a vialetti, accessi e aree più ampie. I bollard, o paletti luminosi, guidano la percorrenza e definiscono i perimetri con una presenza visiva ordinata.

    Applique, plafoniere e sospensioni da esterno, sono soluzioni efficaci per portici, terrazzi, pergole e zone pranzo. Accanto agli apparecchi tecnici cresce anche l’offerta di lampade decorative outdoor, spesso portatili o ricaricabili, pensate per rendere più flessibile l’uso dello spazio.

    Qualunque sia la tipologia scelta, è fondamentale orientare correttamente il fascio luminoso. Gli apparecchi più intensi non dovrebbero essere diretti verso il cielo, per limitare l’inquinamento luminoso e la dispersione del flusso verso l’alto. La norma UNI 10819 offre un riferimento tecnico per valutare e contenere questo fenomeno negli impianti di illuminazione esterna.

    INDEX+ di Performance in Lighting: il bollard premiato

    Tra le soluzioni più interessanti per percorsi, ingressi e perimetri esterni c’è INDEX+ di PERFORMANCE iN LIGHTING, un bollard premiato con l’iF Design Award 2025 nella categoria Lighting, che dimostra come un elemento funzionale possa diventare anche oggetto di design. Il riconoscimento valorizza la capacità del prodotto di unire funzione tecnica e qualità formale, trasformando un paletto luminoso in un elemento coerente con il progetto outdoor.

    INDEX+ di Performance in Lighting: il bollard premiatoINDEX+ di Performance in Lighting: il bollard premiato

    Sul piano tecnico INDEX+ si distingue per il gruppo ottico brevettato, pensato per migliorare l’efficienza, ridurre i consumi e ottimizzare il costo complessivo dell’investimento. La gestione termica a raffreddamento passivo e la durata dei componenti elettronici, lo rendono adatto a percorsi esterni dove servono continuità luminosa, sicurezza e controllo dell’abbagliamento.

    INDEX+ di Performance in Lighting: il bollard per illuminazione outdoorINDEX+ di Performance in Lighting: il bollard per illuminazione outdoor

    Performance iN Lighting si rappresenta una realtà italiana di riferimento nel settore dell’illuminazione professionale, con una forte specializzazione nelle soluzioni outdoor, architettoniche e urbane. L’azienda lavora su apparecchi ad alta efficienza, progettati per offrire controllo della luce, affidabilità nel tempo e integrazione con il contesto. In un progetto di illuminazione per giardino, un bollard come INDEX+ può essere utilizzato per accompagnare il movimento senza invadere lo spazio. La luce resta controllata e orientata, contribuendo a una fruizione più sicura e a una migliore lettura del paesaggio notturno, coniugando performance tecnica e cura estetica.

    Thaïs di Platek: luce materica per l’outdoor

    Accanto alla ricerca tecnica cresce l’attenzione verso apparecchi che siano belli anche di giorno, quando la luce è spenta. Si tende verso l’integrazione tra luce, architettura e paesaggio, il percorso di Platek, azienda italiana specializzata nell’illuminazione outdoor architetturale e decorativa, lavora proprio in tal senso, l’obiettivo, è realizzare apparecchi capaci di “dialogare con l’ambiente, l’architettura e la natura anche durante il giorno”.

    Thaïs di Platek: luce materica per l’outdoorThaïs di Platek: luce materica per l’outdoor
    Thaïs – img by Ottavio Tomasini

    Thaïs, disegnata da Marcello Ziliani – architetto e designer, laureatosi con Achille Castiglioni, che mette in tutti i suoi progetti un approccio attento alla leggerezza formale, alla sostenibilità e alla producibilità intelligente degli oggetti – interpreta una forma verticale che permette diverse configurazioni: può essere regolata in altezza, sospesa a un cavo oppure appoggiata al tavolo nella versione portatile. Il circuito a LED è progettato internamente da Platek e conferma l’attenzione alla qualità della luce. Accanto alla ricerca sui materiali cresce l’attenzione verso finiture e trattamenti capaci di esaltare la natura più autentica della materia, rivelandone texture, profondità e qualità intrinseche, insieme a ottiche sempre più precise e soluzioni ad alta efficienza energetica.

    Thaïs di Platek: luce materica per l’outdoorThaïs di Platek: luce materica per l’outdoor
    Thaïs in finitura SurfShield – img by Matteo Girola

    SurfShield SilverMoon porta Thaïs verso una nuova espressione materica. L’ottone mantiene la lavorazione stone-washed, che ne valorizza texture e profondità, mentre la colorazione SilverMoon introduce riflessi freddi e lunari, trasformando la percezione della superficie in chiave più contemporanea. Il grado di protezione IP65 e i dettagli ispirati al mondo nautico la rendono adatta all’uso outdoor senza rinunciare alla raffinatezza formale.
    Una forma essenziale che unisce precisione geometrica e leggerezza, con un circuito a LED progettato internamente da Platek. Thaïs è un complemento decorativo, non un semplice corpo illuminante.

    Airliner di Platek: luce grafica e resistente per gli spazi esterni

    Airliner di Platek, disegnato da Jan Van Lierde, porta negli esterni una luce grafica e dinamica, fatta di segmenti e proiezioni che disegnano il paesaggio come se fossero delle pennellate luminose. E’ stato pensato per vari usi come paletto, applique e sospensione, per valorizzare percorsi, facciate e spazi verdi, con un segno discreto ma riconoscibile.

    Airliner di Platek: luce grafica e resistente per gli spazi esterniAirliner di Platek: luce grafica e resistente per gli spazi esterni
    Airliner – img by Ottavio Tomasini

    La qualità outdoor emerge anche nei dettagli costruttivi: alluminio a bassissimo contenuto di rame, diffusore in acciaio inox AISI 304, trattamento di anodizzazione e verniciatura protettiva contro agenti atmosferici, raggi UV e corrosione, oltre a un sistema COB LED ad alta intensità, che affina la resa cromatica superiore.
    Tutte queste caratteristiche gli assegnano alti standard di mercato.

    Airliner di Platek: luce grafica e resistente per gli spazi esterniAirliner di Platek: luce grafica e resistente per gli spazi esterni
     Img by Ottavio Tomasini

    Quanto costa un progetto illuminotecnico per esterni

    I costi di un progetto illuminotecnico per giardino o terrazzo variano in base alle dimensioni dello spazio, alla complessità dell’impianto, al numero di punti luce, alla qualità degli apparecchi scelti e alla presenza di scavi, trasformatori, sistemi di controllo o gestione smart. In linea generale, rivolgendosi a tecnici e progettisti qualificati, si può partire da circa 1.000 euro, con importi più elevati per interventi articolati.

    È sempre consigliabile richiedere più preventivi e valutare non solo il costo iniziale, ma anche consumi, manutenzione, durata dei prodotti e qualità dell’installazione. Un impianto ben progettato può migliorare l’uso dello spazio, aumentare il comfort serale e valorizzare l’immobile.
    Per il 2026 il Bonus Verde non risulta più attivo per nuove spese. L’illuminazione da giardino, inoltre, non è normalmente considerata tra gli interventi agevolabili in modo autonomo. Prima di avviare lavori importanti è comunque opportuno verificare con un tecnico o con il proprio consulente fiscale, se l’intervento rientra in opere più ampie di manutenzione o riqualificazione.

    FAQ illuminazione per esterni

    Come progettare l’illuminazione per esterni?

    Si parte dall’analisi dell’uso dello spazio e dalla realizzazione di un impianto elettrico a norma; si scelgono poi i corpi illuminanti combinando luce funzionale e scenografica. Per i migliori risultati è consigliabile affidarsi a un progettista qualificato.

    Quali luci scegliere per il giardino?

    Dipende dalle funzioni. I faretti valorizzano alberi e dettagli, i segnapasso guidano i percorsi, i bollard definiscono vialetti e perimetri, mentre applique, plafoniere e sospensioni sono utili per portici, terrazzi e zone pranzo. Spesso la soluzione migliore combina più tipologie.

    Quanti lumen servono per illuminare un giardino?

    Per un’illuminazione gradevole bastano in genere 400–600 lumen per punto luce, mentre faretti e proiettori potenti superano i 1.000 lumen. Si ragiona in lumen al metro quadro e il valore esatto va calcolato in base alle funzioni di ogni area, all’altezza d’ìnstallazione e all’effetto desiderato.

    Quale grado IP serve per le luci da esterno?

    Per apparecchi riparati può essere sufficiente IP44. Per faretti, lampioni e luci esposte alla pioggia è preferibile IP65. In prossimità di piscine, fontane o punti soggetti a immersione servono gradi IP più elevati, come IP67 o IP68, in base alla zona di installazione.

    Che temperatura colore scegliere per il giardino?

    Per terrazzi, giardini e aree relax sono consigliate luci calde tra 2700 K e 3000 K, più accoglienti e meno impattanti sull’ambiente notturno. Valori più neutri possono essere utili per ingressi e camminamenti. Le luci fredde vanno usate con cautela e solo dove serve massima visibilità.

    Come evitare l’inquinamento luminoso in giardino?

    È importante orientare i fasci verso il basso, schermare le sorgenti, evitare apparecchi troppo potenti e scegliere ottiche controllate. Anche l’uso di temperature colore calde e di sistemi dimmerabili aiuta a ridurre dispersione, abbagliamento e skyglow.

    Quanto costa un progetto illuminotecnico per esterni?

    Il costo dipende da dimensioni, complessità dell’impianto, numero di punti luce e qualità degli apparecchi. Con professionisti qualificati si può partire indicativamente da circa 1.000 euro, ma il budget cresce per giardini ampi o impianti complessi.

    Serve un tecnico abilitato per l’impianto elettrico esterno?

    Sì. L’impianto elettrico esterno deve essere progettato e realizzato da professionisti abilitati o imprese specializzate, con materiali idonei all’outdoor e Dichiarazione di conformità secondo il DM 37/08.

    Le luci da giardino rientrano nel Bonus Verde?

    Per il 2026 il Bonus Verde non risulta attivo per nuove spese. L’illuminazione da giardino non è generalmente un intervento agevolabile in modo autonomo, salvo eventuale inserimento in lavori più ampi da verificare con tecnico o consulente fiscale.

    Meglio faretti, lampioni o segnapasso?

    Non esiste una scelta unica. I faretti creano accenti luminosi, i lampioni illuminano aree più ampie e i segnapasso accompagnano percorsi e gradini. Un buon progetto combina gli apparecchi in base all’uso delle diverse zone esterne.


    Articolo aggiornato – Prima pubblicazione 01/06/2023

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  • Assegnati i Premi OICE 2026 dell’ingegneria e dell’architettura

    Assegnati i Premi OICE 2026 dell’ingegneria e dell’architettura

    Mercoledì 17 giugno 2026, nella cornice di Palazzo Brancaccio a Roma, con una partecipazione record di oltre 500 ospiti, si è tenuta la proclamazione dei vincitori della quarta edizione dei Premi OICE dell’ingegneria e dell’architettura.

    Sono state circa 200 le candidature pervenute, 17 le società premiate che hanno ricevuto l’iconico mattoncino Lego in segno di premio alle società e ai progetti. Il riconoscimento di CEO dell’anno è andato a Marco Lombardi, Amministratore delegato di Proger e il premio come Migliore Progetto dell’anno è andato a PierCurrà per il progetto di Ark. È stato anche assegnato il premio alla carriera al Prof. Francesco Karrer,  “insigne accademico e urbanista che, in veste di legislatore, attuando la Legge Merloni, ha saputo valorizzare la qualità e il merito tecnico dell’ingegneria e dell’architettura organizzate, in linea con le istanze OICE e a favore del mercato e della concorrenza” e all’ing. Massimo Sessa è stato conferito il premio Oice/Ingenio per la promozione della digitalizzazione nel settore delle costruzioni.

    Molto soddisfatto il Presidente dell’OICE, Giorgio Lupoi, che così ha commentato la serata: “è ormai tradizione, ogni anno, chiamare associati e non associati a presentare il meglio di quanto svolto negli ultimi tre anni in un contest che ha l’ambizione di valorizzare le eccellenze dell’ingegneria e dell’architettura organizzate. L’esito del lavoro dei giurati, che ringrazio vivamente per il tempo dedicato e l’impegno profuso, ha dato lustro ad una offerta di servizi di ingegneria e architettura che cresce e si qualifica sempre più sotto il profilo qualitativo, tecnico e professionale, in funzione anche delle richieste della committenza.

    Di seguito la lista dei premiati:

    Categoria A – Premi alle Organizzazioni di ingegneria e architettura:
    1. Innovazione nell’ingegneria e nell’architettura: GAe Engineering
    2. ESG/Sostenibilità: 3TI Progetti
    3. Parità di genere: Studio Martini
    4. Best place to work: EXUP
    5. Crescita in Italia e/o Estero: Artelia Italia
    6. Direzione Lavori e Sicurezza nei cantieri: FS Engineering
    7. Future Leader: 3TI Progetti
    8. CEO dell’anno: Proger
    Categoria B – Premi ai Progetti:
    1. Progetti di Pianificazione territoriale e Rigenerazione Urbana: Eutecne
    2. Progetto di impatto/valenza sociale e culturale: Studio Schiattarella e Associati
    3. Progetti di edilizia e infrastrutture sostenibili: A.R.S Progetti
    4. Progetti di infrastrutture di trasporto: FS Engineering
    5. Progetti per logistica, l’industria e data center: EOS
    6. Progetti per la mitigazione del rischio idrogeologico e per la tutela del territorio: Technital
    7. Progetti per l’energia: Seingim
    8. Progetti di opere in legno: Piercurrà
    9. Progetti di opere in calcestruzzo: IRD Engineering
    10. Progetti di opere in acciaio:Technital
    11. Progetti di Restauro: FIMA Engineering
    12. Progetti in BIM: Politecnica

     

     

    (function(d, s, id) {
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    }(document, ‘script’, ‘facebook-jssdk’));

  • Architettura, lo studio Parisotto+Formenton & Partners prende la forma di Stp

    In un mercato sempre più orientato alla multidisciplinarità e che richiede modelli organizzativi sempre più efficienti diventa quasi inevitabile per studi associati di architettura (ma anche di ingegneria) che hanno raggiunto determinate dimensioni e sono impegnati in progetti di crescente importanza optare per la trasformazione in società di capitali.

    Questo è il caso, nell’architettura, del padovano (ma con ufficio anche a Milano) Parisotto + Formenton & Partners (P+F) che, attivo dal 1990 come …

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