: Invimit, fondo per l’housing sociale entro luglio

09/07/2026 – Entro fine luglio partirà il Fondo Housing Coesione, lo strumento del Piano Casa pensato per aumentare l’offerta di abitazioni accessibili recuperando il patrimonio immobiliare pubblico rimasto inutilizzato.

Ad annunciarlo è stato Mario Valducci, Presidente di Invimit SGR, intervenendo ieri a Roma al convegno promosso da Remind sul tema dell’abitare.

Invimit, società del Ministero dell’Economia e delle Finanze, è il soggetto attuatore del secondo pilastro del Piano Casa, quello rivolto all’housing sociale. 

Il Fondo Housing Coesione sarà costituito come fondo dei fondi e sarà partecipato dal Dipartimento per le politiche di coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri con una prima dotazione di 100 milioni di euro.
 

Fondo Housing Coesione, cosa partirà da settembre

Una volta istituito il fondo entro luglio, a settembre partiranno due attività parallele.

La prima è la richiesta alle Amministrazioni pubbliche di mettere a disposizione immobili da destinare alle finalità del Piano Casa. Potranno essere candidati sia singoli alloggi sia interi compendi immobiliari.

La seconda riguarda l’individuazione delle SGR terze che gestiranno i fondi territoriali, attivati con risorse per l’housing di derivazione nazionale ed europea che le Regioni potranno decidere di conferire nel Fondo Housing Coesione.

Il modello punta così a far confluire immobili pubblici, risorse della politica di coesione, fondi nazionali ed europei e capitali privati in operazioni territoriali di recupero e gestione dell’housing sociale.
 

Recupero di immobili pubblici per nuove case accessibili

Previsto dall’articolo 7 del DL 66/2026, il Fondo Housing Coesione è uno degli strumenti del Piano Casa per sostenere interventi di edilizia residenziale pubblica e sociale attraverso la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico inutilizzato o sottoutilizzato.

Il modello consente agli Enti Territoriali di conferire edifici e compendi da riqualificare, attivando risorse e competenze attraverso fondi immobiliari territoriali. L’obiettivo è ampliare l’offerta di abitazioni in affitto a canoni sostenibili e, allo stesso tempo, contrastare il degrado edilizio, ambientale e sociale.

“Tutti gli immobili pubblici abbandonati nelle nostre città, i cosiddetti ‘buchi neri’ che oggi rappresentano un costo economico e sociale per la comunità in quanto luoghi di degrado e di insicurezza, potranno, al contrario, diventare un’opportunità di sviluppo”

ha detto Valducci.

Gli asset candidati potranno quindi essere recuperati e destinati a funzioni abitative e sociali, con canoni inferiori ai valori di mercato per intercettare la domanda di chi non accede all’edilizia popolare, ma allo stesso tempo non riesce a sostenere i prezzi del libero mercato.

Il Piano Casa prevede per il Fondo una dotazione di 970 milioni di euro per il periodo 2026-2030, cui potranno aggiungersi ulteriori risorse pubbliche e private, con una gestione programmata su un orizzonte di medio-lungo periodo
 

 

I costi del recupero edilizio e il nodo delle bonifiche

Il recupero del patrimonio esistente, ha sottolineato Valducci, comporta costi rilevanti. Gli immobili pubblici inutilizzati da anni possono richiedere interventi complessi di riqualificazione, adeguamento funzionale, bonifica, messa in sicurezza, efficientamento energetico e riconversione a uso residenziale.

In molti casi, ha osservato il Presidente di Invimit, sarebbe meno oneroso costruire ex novo su aree libere, ma la disponibilità di aree green è limitata e il Piano Casa punta anche al contenimento del consumo di suolo.

Per questo, la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico richiede un coordinamento tra più livelli istituzionali e la disponibilità di immobili, risorse e competenze tecniche.
 

Il ruolo di Regioni, Enti territoriali e SGR

Il Fondo Housing Coesione coinvolgerà Enti territoriali, Regioni e SGR terze.

Le Amministrazioni saranno chiamate a individuare gli immobili da candidare, fornendo le informazioni necessarie per valutarne la trasformabilità: stato di conservazione, dati catastali e urbanistici, destinazione d’uso, eventuali vincoli, fabbisogni di riqualificazione e potenziale abitativo.

Le SGR terze avranno invece il compito di gestire i fondi territoriali, strutturando operazioni di investimento e recupero su portafogli immobiliari coerenti con la domanda abitativa locale.
 

Non più emergenza ma crisi

Il tema dell’abitare, secondo Valduci, si configura più come una crisi strutturale che una semplice emergenza, e la pressione sulla casa deriva principalmente da tre fattori: turismo, università e mobilità lavorativa. 

Ai primi due che, seppur positivi per la crescita del Paese, producono una forte domanda abitativa concentrata in alcuni territori, si aggiunge la crescente distanza tra i luoghi di residenza e quelli di lavoro, che spinge molti lavoratori a trasferirsi o a cercare alloggi temporanei vicino alla sede lavorativa. 

In questo contesto si inserisce la missione REgenera, con cui sono stati riqualificati con funzione sociale 26 immobili di proprietà dei fondi gestiti da Invimit.

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